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"Basta femminicidi", in cinquecento in piazza a Palermo contro la violenza sulle donne

78 donne uccise in Italia nel 2012, "Serve subito un percorso di rieducazione collettiva"

di Claudia Guarino
cronaca | Circa cinquecento persone hanno partecipato ieri a Palermo alla manifestazione, promossa dal 'Coordinamento antiviolenza 21 luglio', per dire ''basta ai femminicidi'. Unite in questa battaglia, diverse associazioni che si occupano di donne, ma anche sindacati, partiti e movimenti, per un totale di circa cinquanta organizzazioni, insieme alle quali è intervenuto anche il Consiglio comunale della città che ha aderito all'iniziativa. Uno striscione con scritto ''78 donne uccise in Italia nel 2012. Basta femminicidi'', ha percorso le vie del centro città, fino ad arrivare a piazza Verdi dove si è svolto un momento di riflessione collettivo, che ha visto l’intervento diretto degli organizzatori della manifestazione, che hanno distribuito del materiale e hanno raccontato i casi più tragici di questo trsite fenomeno, che in Italia sta registrando numeri allarmanti. “Si vuole attivare un percorso di "rieducazione collettiva" nei confronti delle relazioni tra uomo e donna, attraverso la sensibilizzazione a più livelli, proponendo alcuni provvedimenti concreti”, dichiarano le organizzatrici del corteo. "L'intento dell'iniziativa - aggiunge il 'Coordinamento Antiviolenza 21 luglio' - e' anche quello di sottoporre alle amministrazioni comunali e regionali la necessità di alcune misure in merito a prevenzione, educazione e tutela, certezza della pena, sostegno degli operatori e delle operatrici che si occupano di violenza sulle donne". 

 Sono drammatici i dati riscontrati: 78 donne uccise dall'inizio del 2012 - Migliaia sono le donne vittime di violenza sia tra le mura domestiche sia fuori. Il dipartimento delle Pari opportunità ha, infatti, proposto di istituire la figura di un avvocato specializzato nella difesa della donna, il cui omicidio, in Italia, è la prima causa di morte che riguarda, soprattutto, la fascia di età compresa tra i 16 e i 44 anni. Il nostro Governo è stato, infatti, richiamato anche dall’Onu, direttamente da Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per la lotta alla violenza sulle donne, perché indicato come uno dei paesi con altissimo tasso di violenza sul sesso femminile. Secondo l’Onu, infatti, l’Italia non farebbe abbastanza per combattere questo drammatico fenomeno, che ogni anno causa la morte di donne innocenti e indifese. 


Le morti “rosa” sporcate dalla nera vendetta – Tanti i casi di cronaca nera che si sono letti dall’inizio dell’anno ad oggi. Tanti i volti e i nomi di donne che hanno riempito le testate di quotidiani e telegiornali, che insieme a trasmissioni televisive, hanno dedicato spazi interi a queste vicende. Tristemente famosi gli omicidi di ragazzine come Sarah Scazzi e Yara Gambirasio, o di donne adulte come Melania Rea, che fanno parte di quei 137 omicidi avvenuti in Italia lo scorso anno. Il 2012, però, si è già macchiato di crimini altrettanto sanguinosi sulle donne. Resta impresso, ad esempio, nella memoria dei siciliani, e non solo, l’omicidio efferato della giovane Vanessa Scialfa. La ragazza 21enne di Enna, uccisa lo scorso aprile dal convivente Francesco Mario Lo Presti, di 15 anni più grande di lei, è stata ritrovata deceduta, avvolta in un lenzuolo, nei pressi della statale Enna-Caltanissetta, dopo essere stata gettata da un cavalcavia. Come spesso accade in questi casi, il movente dell’omicidio è di natura passionale. La tragedia, infatti, si sarebbe consumata al termine di una lite focosa fra i due amanti, che ha fatto perdere le staffe all’uomo 36enne, che strangolando con un cavo elettrico la povera Vanessa, ne ha poi causato il decesso soffocandola con un fazzoletto imbevuto di candeggina. Un racconto che fa venire i brividi, una morte inaccettabile, brutale e spietata, come spietato è stato, anche, nel suo gesto, Antonio Giannandrea, il 18enne di Putignano, paese in provincia di Bari, accusato dell'omicidio di Antonella Riotino, la studentessa di 21 anni trovata morta tra i fossi, nella periferia del suo paese, il 4 gennaio scorso. Picchiata, soffocata e sgozzata, questa la sorte di Antonella, una vita spezzata, la sua, anche in questo caso, in seguito a un delitto passionale. Vittima di simili orrori, non sono soltanto le giovani ragazze, ma anche donne adulte, madri e mogli, come Gabriella Falzoni, 51enne di Verona, uccisa dal marito 56enne, che accecato dalla gelosia, dopo aver letto alcuni sms sul cellulare della donna, che lo avrebbero indotto a pensare ad un tradimento, ha posto fine alla vita della sua compagna strangolandola con un foulard. 

Ieri, a Palermo, tante voci hanno urlato per fare giustizia su queste terribili morti, per dare sostegno alle donne che subiscono, o hanno subito, atti di violenza e richiedere una maggiore attenzione da parte delle istituzioni su queste vicende preoccupantii che mettono a rischio la sicurezza del sesso femminile nel nostro paese. 

“Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Gandhi
 
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