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'I pupi siciliani? Marionette inanimate, ma Crocetta può ancora salvarli'

Appello di Elisabetta Puleo Cuticchio: 'Un grande patrimonio immateriale dell'umanità è a rischio'

di Elisabetta Puleo Cuticchio
cronaca | Leggo sull’ultimo “Venerdì” di “Repubblica” l’ennesimo appello a favore del Museo delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo. 

Il medesimo appello si presenta ciclicamente, accompagnato sempre da nomi roboanti di intellettuali che senza esitazione alzano la loro voce in favore del Museo delle Marionette.

Dopo l’appello, di solito, “mamma Regione”, sensibile agli amici, ripiana il deficit e il direttore artistico di turno può mettere in cantiere rassegne e festival con compagnie e artisti di livello internazionale mescolati a qualche compagnia di pupari locali. Non ricordo mai una volta che il Museo delle Marionette abbia levato la sua voce in favore dei tanti pupari che, isolati e senza amicizie importanti, sono stati costretti a chiudere la propria attività. 
Dal 1975 ad oggi non sono state poche le compagnie di pupari siciliani che hanno dovuto rinunciare al loro “mestiere” (per mestiere si intende tutto il patrimonio di pupi, fondali, macchine sceniche, piani a cilindro), venduto anche allo stesso Museo delle Marionette, nato per tutelare la grande tradizione dell’Opera dei Pupi. Ma si sa: il puparo, nell’immaginario collettivo, è una figura che non può competere con codesti luminari. Pertanto, nella sua dignità di artista, altro non gli resta da fare che chiudere “baracca e burattini” e morire in solitudine, senza che nessuno ne denunci la scomparsa. È successo a tanti: Giuseppe Argento, Nino Canino, Nino Cacioppo, Paolo Galluzzo, Rocco Lo Bianco... Succede oggi anche a Nino Cuticchio, costretto a chiudere il Teatro Ippogrifo fondato dal padre nel 1969 e chiuso qualche settimana fa per mancanza di qualsiasi forma di sostegno economico, se non quello degli spettatori. 

Apprendo che nel 1995 una legge regionale ha riconosciuto il Museo Pasqualino come spazio culturale di interesse pubblico e che la legge non è stata bene applicata negli anni. Dispiace leggere che questa è l’ultima crociata del Museo, ma molti non sanno che i pupari vivono da molti anni una Roncisvalle. L’UNESCO ha dichiarato l’Opera dei Pupi “Patrimonio immateriale dell’umanità”. Ad essere considerato patrimonio non sono i pupi, pur pregiati e straordinari che siano, ma la parte immateriale dell’Opera, ossia quel patrimonio di tecniche e di mestiere che possiede l’operante puparo, l’esperienza artistica che si trasmette da padre in figlio e da maestro ad allievo. 

Da semplice operatrice culturale, senza l’aiuto di affermati intellettuali, sono io che faccio un appello alla Regione: chiedo al Presidente Crocetta di tutelare gli ultimi operanti rimasti e di destinare le esigue risorse che la Regione dispone per l’Opera dei Pupi a chi opera nel Teatro dei pupi, a chi porta avanti la tradizione, la ricerca, la sperimentazione a chi infonde vita ai pupi attraverso gli spettacoli
Diversamente avremo marionette inanimate appese alle pareti di un museo, simulacro di qualcosa che fu, ciò che resta di una tradizione della quale qualcuno vuole decretare frettolosamente la fine. 

[Elisa Puleo Cuticchio Organizzatrice dell’Associazione Figli d’Arte Cuticchio]
 
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