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'Mi scuso con Palermo, un giorno vorrei essere un testimonial Antimafia'

Fabrizio Miccoli in lacrime: "Spero un giorno di lasciare la mia maglia all'albero Falcone"

di Francesco Fanuele
cronaca |
E' un Miccoli in lacrime, commosso e sensibilmente provato quello che si presenta all'Hotel Excelsior di Palermo per la tanto attesa conferenza stampa rimandata già ieri a causa del lungo interrogatorio avuto in Procura dall'ex capitano rosanero.

"Sono qui per prendermi le mie responsabilità - esordisce Miccoli - per chiedere scusa a Palermo e a tutti i palermitani. Ho sempre fatto il calciatore da quando avevo 12 anni e la mia famiglia mi ha cresciuto con valori come l'onestà e l'amicizia. Sono un padre di famiglia e cercherò di far crescere e di inculcare nei miei figli la legalità. Sono un calciatore, non un mafioso".

Nonostante le domande dei cronisti, Miccoli non entra mai nel merito e nel contesto in cui ha pronunciato l'ormai tristemente celebre frase su Falcone, anche perchè consigliato così dai suoi avvocati, che per tutta la conferenza, sono stati al suo fianco.
Il calciatore parla di "errori" dovuti alla propria ingenuità: "Ho cercato sempre, in questi sei anni, di essere amico di tutti, di sentirmi come voi, un palermitano, senza sapere a cosa potessi andare incontro. Spero in futuro di poter dimostrare il mio attaccamento alle vittime di mafia e per questo ho chiesto a Maria Falcone, di diventare un testimonial per le tante associazioni seguite dalla sorella del giudice, che per me ha avuto al telefono parole di grande conforto".

Il calciatore leccese con la voce strozzata dal pianto si pente di non essere stato un po' più egoista: "Devo mettere da parte la mia ingenuità da bambino e le sciocchezze che a volte ho commesso per cercare di essere un po più egoista e pensare alla vita vera: mia moglie e i miei figli. Tante cose non si sanno di me: per tutti volevo essere semplicemente Fabrizio, tante volte al citofono di casa ha suonato gente che mi chiedeva aiuto per pagare la luce o per comprare qualcosa da mangiare, ed io sempre cercato di aiutare tutti, ma a volte ho valutato alcune situazioni nella maniera più sbagliata".

Poi sul futuro suo e del Palermo conclude: "Con Zamparini un epilogo amaro, abbiamo fatto un po' come marito e moglie, se avessimo parlato di più, forse, avremmo scritto un finale diverso. Il presidente lo rispetterò sempre. Gattuso? E' un mio amico, lo conosco da tanto, mi auguro che riporti subito il Palermo in serie A. Questa città merita la massima serie".

 
Commenti (1)
scritto da Airone il 27-06-2013 11:11:39
 
Sono convinto che abbia detto quella frase più che altro per sbruffonaggine verso gli interlocutori piuttosto che pensarlo veramente, ciò non toglie che ha sbagliato...la lezione avuta gli servirà per tutta la vita.
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