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C'è chi il voto l'ha disertato e chi invece ha dovuto combattere per esprimerlo...

Una madre denuncia l'inaccettabile esperienza del figlio affetto da distrofia muscolare

di Claudia Guarino
cronaca | Quella che vi stiamo raccontando è la desolante, ma soprattutto ingiusta vicenda accaduta ad un giovane ventenne di Salemi (TP), affetto dalla distrofia muscolare di Duchenne, un diffuso tipo di forma distrofica che colpisce prevalentemente il sesso maschile durante i primi anni di vita e che, con il passare del tempo, crea diversi disagi fra cui una sostenuta difficoltà nella deambulazione. 

 Robino Moreno, da bravo cittadino, domenica scorsa, intorno alle 20:00, si è recato insieme alla mamma Paola Esposito e al fratello, al seggio della sua circoscrizione per esprimere il suo voto per l’elezione del nuovo presidente della Regione siciliana. Qualcosa però non è andata come ci si aspetterebbe che andasse in una società civile. Si, perché Robino, giunto al Liceo classico di Salemi Francesco D’Aguirre, scuola che ha frequentato per cinque anni, ha dovuto combattere una vera e propria battaglia per esercitare il suo diritto al voto. 
 Come ci ha raccontato la mamma Paola, appena entrati all’interno della scuola, si sono subito rivolti ai due finanziari che presidiavano l’ingresso, per avere la chiave dell’ascensore che avrebbe permesso al ragazzo, impossibilitato a salire le scale, di accedere al piano superiore in cui era allestita l’area per la votazione. 
 Lo stupore della madre, nonché l’esigenza di raccontare e render nota questa vicenda, nascono dall’assoluta indifferenza che gli addetti ai lavori hanno dimostrato in quest’occasione nei confronti del figlio, che nonostante le sue difficoltà motorie non si è arreso dinnanzi a un suo diritto, prima che un dovere. 
 “L’ascensore è guasto - ha risposto uno dei due finanzieri alla signora Esposito – e anche quando io non saprei dove trovare la chiave perché non è di mia competenza sapere dove si trovi”.  
Il fratello del ragazzo, di fronte a questa risposta ripetuta più di una volta "come fosse un disco incantato" - ci dice la mamma Paola - , non si è perso d'animo e avendo capito che l’ascensore non era affatto guasto ma che si trattava semplicemente di una cattiva organizzazione del personale, dopo ulteriori tentati di ottenere la chiave andati a vuoto, ha richiesto di poter parlare direttamente con il presidente del seggio, il quale però, impegnato in altre faccende, non gli ha dato retta. Le lamentele del ragazzo, della mamma sgomenta e del fratello visivamente irritato, sono passate inosservate per un’ora circa anche dinnanzi agli occhi di alcuni vigili che hanno assistito e ascoltato senza far nulla. 
 Una situazione imbarazzante e purtroppo umiliante ai danni del ragazzo, che è andata avanti finché la mamma Paola non ha minacciato di chiamare la polizia e denunciare quanto stava accadendo. Un campanello d’allarme che improvvisamente ha attirato l’attenzione delle persone fino a quel momento impassibili, mettendo in moto una serie di iniziative d’aiuto inaspettate; fra queste quella di un signore che ha deciso di forzare una porta nel tentativo di trovare la misteriosa chiave dell’ascensore che avrebbe risolto il problema. Sorpresa! La chiave si trovava al suo posto, chi invece non si trovava al posto giusto era il responsabile della scuola che, tra i vari compiti, si occupa solitamente anche della manutenzione dell’ascensore. 
 Dopo altre ridicole "peripezie" Robino è riuscito a votare, non come tutti al piano superiore dove erano predisposti i seggi, ma da solo in una stanza al piano terra dopo i numerosi richiami da parte della famiglia al presidente del seggio che ha offerto in extremis questa possibilità. 
 Morale della (non) favola? Robino ha deciso che non andrà più a votare; troppo umiliante, troppo pesante e troppo difficile in un sistema organizzativo mal gestito, che non assiste chi ha bisogno e che, al contrario, concorre ad aumentare il senso di disagio vissuto dalle persone in difficoltà che cercano di combattere e superare i propri limiti.  

Non sempre, tuttavia e per fortuna, le cose vanno in questo modo: Moreno, allo stesso tempo, oggi è testimone di una buona organizzazione che però si trova fuori dalla nostra Sicilia; da due anni, infatti, si è iscritto all’Accademia delle Belle Arti di Brera, dove gli è stata fornita, sin dai primi giorni, una copia della chiave dell’ascensore che senza alcuna difficoltà gli consente di frequentare le lezioni ma soprattutto di esercitare un altro diritto importante, quello allo studio.  
Ci auguriamo che presto anche la nostra Regione possa servire da esempio positivo in tal senso, in modo che nessuno venga discriminato riguardo alla volontà di far valere i propri diritti.
 
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