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Cosa nostra tentava di ricostruirsi un impero. Scattano le manette per 37 uomini di mafia e politica

Si è conclusa all'alba di oggi l'operazione 'Nuovo Mandamento' che scardina i nuovi assetti di Cosa nostra nell'aria occidentale palermitana

di Natalia Librizzi
cronaca | Dall’alba di oggi i Carabinieri del gruppo di Monreale stanno portando a termine una vasta operazione antimafia nell’area occidentale della provincia di Palermo: più di 300 i militari impiegati e 37 gli uomini tratti in arresto

L'operazione 'Nuovo Mandamento' - Le indagini, avviate nel 2010 e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) del capoluogo siciliano, ha detto il colonnello Pierangelo Iannotti, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, "dimostrano come la mafia palermitana, anche se indebolita da una continua azione di contrasto, sia ancora molto dinamica ma soprattutto molto pericolosa". L’operazione testimonia, infatti, come Cosa nostra sia capace di rigenerare le proprie fila e darsi nuovi assetti territoriali, documenta cioè la costituzione del nuovo mandamento di Camporeale, nato dall'unione dei due storici San Giuseppe Jato e Partinico e capace di imporsi con forza sulle altre articolazioni palermitane. L’artefice del nuovo mandamento è il 51 enne Antonio Sciortino, tornato da un paio di anni in libertà, dopo 12 anni di tombale omertà trascorsi al carcere duro.



 

Un uomo scomparso nel nulla: si scopre così l'omicidio - Tuttavia, oltre ai numerosissimi episodi di estorsione, l’indagine – attraverso un’intercettazione ambientale – ha documentato anche la preparazione di un omicidio per far tacere Giuseppe Billitteri (scomparso nel nulla – si era detto qualche mese fa), che si era ribellato al piano di risanamento criminale del nuovo Gotha. Le microspie avrebbero, infatti, registrato le parole di uno dei presunti assassini: "Pigliami due, tre lacci... Due, tre lacci puliti prendimi" necessari per strangolare Billitteri. 


Connivenza politica-mafia - Ma questa indagine è anche l’amara testimonianza della collusione tra politica e mafia, della perdurante presa di Cosa nostra sulle strutture politiche locali e "conferma – come dice il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo – lo spiccatissimo interesse per le strutture comunali da cui può controllare gli appalti". Tra gli arrestati non solo il sindaco di Montelepre, Giacomo Tinervia, accusato di estorsione e concussione giacché si sarebbe rivolto a Giuseppe Lombardo, capomafia del paese, per vincere le elezioni; ma a Giardinello ben due candidati su tre avrebbero chiesto aiuto al boss Giuseppe Abbate. L’intento era ovviamente quello di rafforzare le periferie rispetto al centro.

Il ponte tra la Sicilia e gli USA - L’operazione ha avuto anche dei risvolti internazionali, dal momento che uno degli arrestati, Salvatore Lombardo, dopo un ventennio trascorso in America, è rientrato in Italia con una lettera dei Gambino che chiedevano per iscritto ai "colleghi" palermitani garanzie sulla qualità di uomo d’onore di Lombardo e la conferma che questi fosse stato messo fuori dalla "famiglia" di Montelepre per potere essere regolarmente affiliato a New York.
 
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