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Femminicidio a Palermo: Rosy aveva più volte denunciato le violenze

Ma per paura le ritrattò e le minimizzò tutte

di Natalia Librizzi
cronaca | Rosy Bonanno è spirata ieri mattina di fronte agli occhi inermi del suo bambino che proprio oggi compie due anni, brutalmente uccisa da più di dieci coltellate dall'ex compagno, Benedetto Conti. 

L’uomo (in foto) 35enne non riusciva ad accettare la separazione dalla donna che da gennaio si era trasferita insieme col piccolo a casa dei suoi genitori. E proprio dal mese di gennaio si era scatenato l’inferno: Conti cominciò a perseguitare l’ex compagna, ogni giorno si recava in via Occhiuta, luogo dell'efferato delitto, per cercare quella che secondo lui era una riconciliazione. In realtà si trattava di violenza. Cercava ogni giorno di sfondare la porta di casa degli ex suoceri, le gridava contro, si dimenava e la minacciava di morte, racconta la madre di Rosy, Teresa Matassa. 

Un giorno, confessa Teresa tra le lacrime, Conti avrebbe addirittura lasciato una bottiglia di benzina davanti alla porta, chiaro segnale questo che prima o poi la fine sarebbe arrivata. 

Nonostante la paura, Rosy aveva inizialmente avuto il coraggio di denunciare. Coraggio poi sparito forse proprio a causa delle percosse, delle violenze psicologiche e non a cui Conti la sottoponeva.

"Da controlli nel registro generale delle notizie di reato abbiamo accertato che la signora Rosy Bonanno aveva denunciato due volte, una nel 2010, l'altra nel 2011", hanno affermato ieri sera il procuratore di Palermo Francesco Messineo e l'aggiunto Maurizio Scalia, che coordinano l'inchiesta sull'omicidio. "Ma entrambe le denunce furono archiviate dal Gip su richiesta della Procura perché la signora, risentita dagli inquirenti, minimizzò i fatti e in un caso ritirò addirittura la querela sostenendo che i dissidi erano cessati e che si era riconciliata con Conti". 

Anche il Comune voleva aiutarla, ma Rosy - che si era recata presso i Servizi sociali comunali della terza circoscrizione lo scorso 4 marzo in compagnia proprio del suo ex compagno qualificandosi come domiciliata a Villabate -, poi non volle più essere aiutata. Da una nota del Comune spiegano che la 26enne "è stata accolta dagli assistenti sociali e ha spiegato di essere in cerca di una casa insieme all'uomo perché erano stati sfrattati dalla casa di Villabate. Entrambi hanno rifiutato la proposta che prevedeva il ricovero protetto per la madre e il figlio e, in una struttura separata, per il compagno. Dopo due giorni, la ragazza stessa comunicò che non c'era più emergenza perché sarebbe andata dalla madre. I servizi sociali comunicarono tutto alla Procura dei Minori, a cui è stata riferita la soluzione che avevamo proposto per tutelare madre e figlio dal padre violento". 

"Questa ulteriore violenza ai danni di una giovane donna ci interroga in modo angosciante su quanto lungo sia ancora il percorso da fare per porre fine a questa strage". Lo afferma, a nome di tutta la Giunta comunale, il Sindaco Leoluca Orlando, che aggiunge che "allo stesso tempo, come rappresentanti delle Istituzioni, fatti come questo sono un ulteriore sprone affinché le procedure da adottare in situazioni di violenza, anche potenziale, siano il meno burocratiche possibile ed abbiano sempre come obiettivo primario la tutela delle vittime e la prevenzione di atti di violenza." 

In questa direzione si sta muovendo l'Amministrazione comunale che, insieme a tutte le Istituzioni e gli enti privati della Rete antiviolenza, sta lavorando per rafforzare gli interventi di prevenzione e quelli legati all'assistenza e la protezione delle vittime. Il 30 giugno scorso la Giunta Comunale aveva approvato, su proposta dell'Assessore Agnese Ciulla, l'adesione alla Convenzione "No more". 

I dettagli della convenzione e le azioni previste sono dispinibili all'indirizzo http://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=2195
 
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