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Mafia: confiscati beni per 25 mln di euro ad un imprenditore trapanese

Vito Tarantolo sarebbe uno dei tanti prestanome del super latitante Matteo Messina Denaro

di Claudia Guarino
cronaca |
Nonostante i dissidi sorti di recente tra il pull d’indagine guidato dai procuratori Maria Teresa Principato e Roberto Piscitello, e il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo nelle indagini che mirano alla cattura della primula rossa di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro (nella foto), continua imperterrita l’attività della Polizia giudiziaria volta al sequestro delle attività patrimoniali riconducibili al boss belicino. 
 Beni per 25 milioni di euro sono stati, infatti, sequestrati dal tribunale di Trapani a Vito Tarantolo, un imprenditore che sembra avere a che fare con il giro illecito degli esercizi commerciali riconducibili al super latitante del trapanese. L'imprenditore e' accusato di aver svolto ''un ruolo di occulta interposizione fittizia in diverse iniziative imprenditoriali”. Un nome, quello di Tarantolo, riconducibile a diverse vicende vicine ed intrinseche al giro imprenditoriale di Cosa nostra. Il nome dell’imprenditore, infatti, compare per la prima volta nell’ambito delle indagini che hanno portato alla cattura, nel 2001, del capo mandamento trapanese Vincenzo Virga; ma ritorna anche in alcuni pizzini scritti da Messina Denaro ai boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo, riguardo agli appalti per la costruzione della rete di recinzione dell'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, che si sarebbe aggiudicata proprio la Cogeta, l'impresa di Tarantolo.

 La nuova mafia “imprenditoriale” – Matteo Messina Denaro, nonché il quarto latitante più ricercato al mondo, che si pone come l' anello di congiunzione tra la vecchia e la nuova mafia, facendosi allo stesso tempo portatore del bagaglio cultural-mafioso ereditato dal padre, può essere indicato anche come fautore del nuovo modo di fare business della Mafia: non più e non solo grazie al traffico di droga (di cui egli stesso costituisce uno dei più importanti referenti grazie a suoi contatti con i cartelli colombiani e venezualani della droga), ma anche rispetto al nuovo affare della grande distribuzione, e cioè quello dei supermercati. Nel novembre del 2008, infatti, la Dia ha sequestrato, al re dei supermercati Despar, Giuseppe Grigoli, di Castelvetrano, beni per un valore pari a 700 milioni di euro, che secondo le indagini sarebbero tutti riconducibili al Boss latitante. Ma anche il "classico" mondo della costruzione costituisce uno dei proventi più importante del boss: sempre la Dia nel 2010 ha eseguito un sequestro di beni, al già noto alle cronache "sariddu" Cascio, per un valore complessivo di 550 milioni di euro, anche in questo caso ritenuti di provenienza del boss. Sono infine stati sequestrati beni per 5 miliardi di euro al Castelvetranese Carmelo Patti patron della Valtur ,che secondo l'accusa sarebbe prestanome e referente del Boss compaesano. 

E' questa, dunque, la nuova pista da seguire, per combattere la "nuova mafia", quella delle attività imprenditoriali dell’immenso patrimonio del super latitante, tutte celate sotto altre identità, quelle degli impresari prestanome che svolgono gli interessi del boss alimentando il giro di denaro illecito.
 
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