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Monreale: Scattano le manette per 11 pusher

Un mercato assai fruttuoso dai meccanismi mafiosi

di Natalia Librizzi
cronaca | Sono 11 gli arresti effettuati ieri mattina in un’operazione contro lo spaccio di droga a Monreale, in provincia di Palermo. L’operazione chiamata “Urban Justice”, coordinata dalla Procura del capoluogo siciliano, ha visto il dispiego di 70 uomini carabinieri, un elicottero e 2 unità cinofile. Secondo gli accertamenti dei militari, avviati tre anni fa, due distinti gruppi di pusher avevano organizzato il loro giro di spaccio in prossimità del duomo di Santa Maria la Nuova

Il primo, il gruppo “Alongi-Cassarà”, portava avanti una vera e propria vendita al dettaglio, per la quale vi erano figure ben “formate” e disponibili, come i due cugini Adimino, il padre Carlo Cassarà, e Maria Leto che era in grado di organizzare lo spaccio ininterrotto presso la sua abitazione. Questo gruppo, capace di soddisfare immediatamente le esigenze dell’acquirente, on call, a qualsiasi ora diurna o notturna, se era il caso pretendeva, con l’intimidazione, il saldo degli acquisti effettuati ma in certi altri era anche disposto a risarcire il prodotto se non ritenuto all'altezza delle aspettative dei clienti fidelizzati. 

L’altro gruppo, invece, si organizzava attorno a una delle figure preminenti della giovane criminalità monrealese: il sorvegliato speciale Giovanni Pupella. Il giovane classe 1990 era in grado di trascinare e coordinare un’ampia schiera di collaboratori e fiancheggiatori, spesso anche più anziani di lui, di condizionare i più renitenti e di intimidire chiunque opponesse resistenza alle sue ambizioni egemoniche sul centro di Monreale, ma era anche dotato dall'acume necessario per intravedere che la convivenza con l’altro gruppo era possibile se non addirittura fruttuosa, condividendo spacciatori e controllo del territorio. Pupella si presenta come il boss, non potendosi occupare direttamente dello spaccio essendo sottoposto a sorveglianza speciale. I suoi pusher sono: il cugino omonimo Giovanni Pupella classe 1992, incaricato di ricevere e controllare la merce dal fornitore palermitano Mauro Picarella e dal monrealese Cristian Madonia (pregiudicato e arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso e figlio di Vincenzo, individuato quale capofamiglia di Monreale), Giuseppe La Corte, incaricato del taglio e del confezionamento e poi Daniele Massaro che, insieme ai primi due, interveniva solo per la cessione definitiva agli acquirenti. 

Una presenza costante sul territorio che ha visto spesso i pusher passare fino a 18 ore “lavorative” nelle piazze di Monreale, consumando pasti frugali sul posto ed alternandosi nel ruolo di sentinelle per monitorare l’eventuale passaggio delle pattuglie dei carabinieri che, proprio per questo motivo, dovevano ricorrere ad appostamenti in punti d’osservazione particolari confondendosi, per quanto possibile, tra i turisti in visita al Duomo. Difficoltà peraltro rese più profonde dall'impossibilità di penetrare il tessuto sociale, poco incline a collaborare. 

Degli 11 arrestati 6 sono finiti in carcere e 5 ai domiciliari.

 
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