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Saverio Masi, maresciallo dei carabinieri: 'Bloccate le indagini su Provenzano e Messina Denaro'

Tra trasferimenti, ferie obbligate e ricatti, ecco tutte le sue indagini cadute nel vuoto

di Natalia Librizzi
cronaca | Il maresciallo capo dei carabinieri e oggi capo scorta del pm Nino Di Matteo che indaga sulla trattativa Stato-mafia, Saverio Masi ha presentato una denuncia con la quale espone in modo circostanziato la sua storia della mancata cattura di Bernardo Provenzano e di Matteo Messina Denaro. È il racconto, inquietante e sconcertante, di una serie di ostacoli che sarebbero stati interposti dai suoi superiori alla cattura dei due boss di Cosa Nostra

L'ostruzionismo per la cattura di Provenzano e il ricatto - Nel 2001, racconta al Corriere della Sera, Masi chiede di occuparsi della cattura di Bernardo Provenzano all'interno del Nucleo Provinciale di Palermo; viene invece spedito a Caltavuturo, sulle Madonie. Ma "la caccia ai latitanti è una missione che Masi sente cucita sulla pelle. Non si rassegna e, di propria iniziativa, si mette sulle tracce di Provenzano. Si sorprende quando intuisce che con pochi mezzi e consultando vecchi verbali, all'indomani dell'arresto del boss Benedetto Spera, riesce a individuare un contatore Enel riferibile a chi gestiva la latitanza di Provenzano ben cinque anni prima della sua cattura. Difficile immaginare la sua reazione quando i superiori gli ordinano di sospendere le indagini. Gli appare chiaro che non c'è tanta voglia di catturare il boss di Corleone". Bloccato nelle indagini, sarebbe stato dunque obbligato a coordinarsi con uomini del ROS che, con vari stratagemmi, gli avrebbero impedito ogni tipo di investigazione e di pedinamento. Il maresciallo riporta la frase con cui i suoi superiori avrebbero stroncato le sue attività: "Noi non abbiamo nessuna intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Lo vuoi capire o no che ti devi fermare? Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella? Te lo diamo in tempi rapidi!". E qui lo stupore di Masi: nessuno nell'Arma – dice – sapeva che la sorella fosse disoccupata. 

L'incontro a Bagheria con Matteo Messina Denaro e il boicottaggio anche di queste indagini - Ma le rivelazioni di Masi non si fermano solo al boss corleonese arrestato nel 2006. L'ostilità dei superiori è la stessa anche per le indagini di Matteo Messina Denaro, ritenuto l'attuale numero uno di Cosa nostra. In particolare, Masi – seguendo il caso delle "talpe" alla Procura di Palermo – pedina Francesco Mesi, sospettato di essere uno dei favoreggiatori del capomafia, e scopre un casolare nella campagna tra Bagheria e Misilmeri. Il maresciallo vorrebbe continuare le indagini con telecamere e microspie, ma viene costretto a prendere le ferie e passare le indagini al superiore, che, al ritorno, gli dice di non aver trovato nulla. Ma un'altra occasione si presenta al maresciallo: nel 2004 Masi evita lo scontro con un'utilitaria che gli taglia la strada a Bagheria. Alla guida dell'auto riconosce Matteo Messina Denaro e lo segue fino all'ingresso di una villa. Il maresciallo, si legge nel Corriere, "annota tutto e chiede l'autorizzazione a proseguire le indagini. La reazione dei suoi superiori non è quella che si aspetta: gli chiedono di cancellare dalla relazione l’identità del proprietario della villa e quella della donna che aspettava il boss. Messina Denaro poteva continuare a essere tranquillamente un fantasma". 

Le dichiarazioni dei legali di Masi - Gli avvocati del maresciallo, Giorgio Carta e Francesco Desideri, sottolineano che la denuncia di Masi "descrive una pagina buia della storia d’Italia e dell’Arma dei Carabinieri", istituzione in cui "avrebbe dovuto trovare appoggio, sostegno e credito". Il resoconto del maresciallo Saverio Masi ricorda quello del colonnello Michele Riccio che denunciò di essere stato pure lui ostruito dai superiori nella cattura di Provenzano.
 
Commenti (1)
scritto da Bario il 03-05-2013 12:10:29
 
E certo, d'altra parte mica può venire fuori che i vertici estremi del governo americano, il gruppo Bilderberg e la CIA hanno finanziato per anni l'apparato militare Gladio e il Centro Dello Scorpione, per favorire la strategia della tensione in Europa e supportare in Italia la buona riuscita del programma loggia massonica P2, massimo esponente delle connivenze tra membri della finanza, politici, mafia e forze dell'ordine. Certo, mica può venire fuori, che figura ci faremmo?
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