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Scatta un sequestro di quasi 3 milioni e mezzo di euro

GDF colpisce così le famiglie mafiose di Borgo Vecchio e Carini

di N.L.
cronaca | Stamattina la Guardia di Finanza di Palermo ha effettuato un maxi sequestro di quasi 3 milioni e mezzo di euro tra società, attività commerciali, appartamenti e terreni su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. Sono 3 i soggetti interessati dai provvedimenti di sequestro, e tutti e 3 sono stati già sottoposti a misure di prevenzione di carattere personale. 

I tre indagati: il primo, organico ai boss di Borgo Vecchio - Francesco Russo, palermitano di 52 anni, già nel 2000 e nel 2012 aveva avuto problemi con la giustizia: in quegli anni, infatti, era stato condannato per i reati di associazione mafiosa, rapina ed estorsione aggravati dal favoreggiamento mafioso. È tutt'oggi ritenuto organico alla famiglia mafiosa palermitana di Borgo Vecchio ed elementi investigativi a sostegno della sua contiguità a Cosa Nostra sono stati forniti anche da alcuni collaboratori di giustizia. A fronte di esigue capacità reddituali dichiarate, le investigazioni economico-patrimoniali delle Fiamme Gialle hanno permesso di rilevare nella disponibilità sua e dei suoi familiari un cospicuo patrimonio, nutrito da attività ovviamente illecite. Tra i beni sequestrati, un’attività di commercio all’ingrosso di carta e diversi appartamenti nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo, autovetture di grossa cilindrata, conti correnti e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di oltre 1,3 milioni di euro

Interessato dal sequestro dei beni anche un esponente di spicco della famiglia mafiosa di Carini - Il boss, Vincenzo Pipitone, di 57 anni e originario di Torretta in provincia di Palermo, già nel 1985 per tre anni era stato sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Tuttavia, la sua appartenenza alla cosca mafiosa di Carini emerse chiaramente tra l'estate del 2006 e il 2007, quando fu tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa, dal momento che aveva costituito per Cosa Nostra un preciso punto di riferimento per il controllo dei lavori pubblici e l’imposizione del pizzo e quando fu nuovamente arrestato non soltanto per estorsione ai danni di imprenditori carinesi ma anche per riciclaggio aggravato. A conclusione delle indagini economico-patrimoniali, i finanzieri hanno sequestrato all’ex reggente della cosca di Carini una lussuosa villa del valore di circa 1 milione di euro, fittiziamente intestata ai suoi familiari. 

Il terzo, un imprenditore indiziato di contiguità con la cosca di Carini - Nella lista degli indagati anche Lorenzo Altadonna, un imprenditore carinese di 51 anni, che già nel 2007 fu sospettato per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco e attualmente sottoposto alla misura personale di prevenzione della sorveglianza speciale. Nei suoi confronti sono stati ora sequestrati a Carini un’attività di commercio al dettaglio di abbigliamento, una villa e diversi terreni, del valore complesso di oltre 1 milione di euro.
 
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