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Scempi di Sicilia, dalla riserva di Cava Grande a Pantelleria

Da Cavagrande all’isola delle correnti, passando per l’impianto eolico off-shore di Licata e le trivellazioni a largo di Sciacca e Pantelleria. Tutte le minacce alle bellezze di Sicilia

di L.C.
cronaca | Arrivano notizie non buone per le bellezze naturali siciliane; ma oltre ai paesaggi è la salute dei cittadini che in alcuni casi continua ad essere messa a rischio. 
Partiamo da Cava Grande, dove in seconda istanza, il tribunale d’Appello ha accolto la richiesta della società SOAmbiente per la realizzazione di una discarica in uno dei luoghi più incontaminati della Sicilia. 
La discarica dovrebbe nascere a 350 metri dalla “riserva dei laghetti di Cavagrande del Cassibile” e a circa 80 metri da un fiume; al suo interno dovrebbero confluire rifiuti come amianto, rifiuti solidi prodotti da operazioni di bonifica dei terreni, metalli non ferrosi e non meglio identificati, rifiuti non biodegradabili. Il Tar aveva revocato inizialmente, per motivi di legalità, tutte le autorizzazioni fino a quel momento concesse. 
La denuncia arriva da varie associazioni ambientaliste siracusane. Sempre a Siracusa è ancora vivo il ricordo per le concessioni rilasciate per la costruzione di stabilimenti presso l’Isola delle Correnti, anch’essa riserva naturale e una delle aree a maggiore grado di protezione della Sicilia
Spostandoci verso ovest , il viaggio nella costa meridionale siciliana continua tra scempi antichi e recenti; il petrolchimico di Gela, responsabile secondo diversi studi di malformazioni ed inquinamento (risale a pochi mesi fa svezzamento in un torrente di non precisato liquido nero), è a pochi chilometri dalla famigerata riserva di Sugherata, territorio di Niscemi dove sono ancora vive le lotte contro la costruzione del Muos. Proseguendo verso Licata c’è il progetto di un grosso parco eolico off-shore che dovrebbe sorgere a pochi chilometri dalla costa, distruggendo le attività commerciali e turistiche di recente installatesi nella zona, oltre che un danno alla pesca di cui la comunità vive. Sempre nella zona tra Gela e Licata si è chiesta l’autorizzazione per nuove trivellazione, una piattaforma petrolifera è già esistente. 

Il viaggio continua con il poligono di tiro di Punta Bianca, pochi passi da uno dei principali siti turistici siciliani: La valle dei Templi di Agrigento. Risalgono a pochi mesi i cori di associazioni che denunciano frane e materiale militare abbandonato, forti boati che fanno tremare i millenari monumenti ubicati a poca distanza. Passando per Scala dei Turchi c’è l’unica buona notizia, ovvero l’abbattimento dello scheletro di cemento che per decenni ha deturpato l’incantevole spiaggia. Continuando verso la zona di Sciacca si riparla di trivellazioni; oltre a mettere a rischio le “bandiere blu” delle spiagge di Menfi, potrebbe rivelarsi scellerata la concessione di perforazione in questo tratto di mare. E’ infatti risaputa l’instabilità della zona, l’isola Ferdinandea, lo scoglio che ogni tanto affiora ne è la prova. 
Sempre le grosse multinazionali petrolifere minacciano un altro paradiso siciliano, l’isola di Pantelleria. Richieste per sondare i fondali alla ricerca di greggio sono pervenute sul tavolo della Regione. 

A queste condizioni sembra risibile la parola turismo, tanto abusata dalle istituzioni a tutti i livelli. La Sicilia ha un patrimonio culturale, storico e naturalistico decisamente invidiabile, scelte scellerate come quelle dei decenni passati hanno già dato risultati angoscianti, la nuova classe politica, commettendo gli stessi errori, rischia però di comprometterlo seriamente questo nostro patrimonio. 
Se come da più fronti si sente dire che la Sicilia deve rinascere con il turismo, beh, permettetemi di dire che allora stiamo sbagliando tutto.
 
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