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Sgominata la 'banda del porto' di Palermo

Il sodalizio criminale sequestrava merce di vario tipo destinata al mercato siciliano ed internazionale

di Redazione di BuonGiornoSicilia
cronaca | Dopo quasi due anni d’indagine, la Guardia di Finanza, ha messo fine alle attività di un’agguerrita organizzazione criminale che per diversi mesi ha fatto razzìa della merce transitante dal porto di Palermo e destinata al mercato siciliano ed internazionale. Furti, rapine, ricettazione: queste le principali attività dell'organizzazione criminale. 

Questa mattina le fiamme gialle hanno fatto scattare un blitz nel quale sono state arrestate 21 persone: Giuseppe La Torre, Girolamo Ingrassia, Danilo Gravagna, Natale e Giovanni Abbate, Domenico Amari, Massimiliano Gravagna, Patrizio Dalfone, Giovanni Buscemi, Maurizio Conigliaro, Cesare Galluzzo, Giuseppe Licata, Paolo Lo Cascio, Andrea Lo Iacono, Emanuele Lucchese, Carmelo Maniscalco, Vincenzo Polizzi,  Raffaele Russo, Francesco Paolo Zucchetto, Vito Zambito, Gravagna Vittorio.


Gravissimi i capi d'imputazione: associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione di numerosi reati quali, sequestro di persona a scopo di rapina, rapina aggravata, furto aggravato, ricettazione e traffico di prodotti contraffatti. 

La pianificazione dei colpi avveniva in gran parte all’interno del porto di Palermo, dove uno dei vertici del sodalizio - peraltro fratello del boss mafioso della cosca di “Borgo Vecchio”, detenuto ed egli stesso gravato da precedenti per associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina e contrabbando, nonché colpito da misura di prevenzione antimafia in quanto ritenuto inserito stabilmente nel mandamento mafioso di “Porta Nuova” - gestiva, quale socio di fatto, una s.r.l. con sede presso la “banchina puntone” - poi sequestrata dal Tribunale di Palermo ai sensi della normativa antimafia - operante nel settore “trasporti” della logistica portuale che, oltre ad esercitare un diffuso controllo sui prezzi del comparto e sulle assegnazioni dei diversi trasporti ai singoli vettori, monitorava per conto della “banda” arrivi e partenze dei carichi più interessanti da depredare, organizzando, in accordo con gli altri sodali, tutte le fasi dei furti e delle rapine.

I furti erano perpetrati a tavolino con vari metodi: in alcuni casi l'autista era d'accordo con l'organizzazione e partecipava come complice presentando false denunce alla polizia dopo aver simulato il furto, mentre in altri casi i mezzi pesanti venivano rubati e portati all'esterno dell'area portuale, grazie all'ausilio di targhe false o patenti di guida contraffatte consegnate ad autisti con l'organizzazione.

Il sodalizio però, non disdegnava l'uso della forza in alcuni casi con violente rapine a mano armata, nei confronti degli ignari autisti di furgoni.

Con intercettazioni telefoniche ed ambientali, video riprese con telecamere nascoste e numerosi servizi di osservazione e pedinamento, il Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata – GICO – del Nucleo di polizia tributaria di Palermo, con il supporto del locale Gruppo territoriale della Corpo, ha potuto monitorare e ricostruire tutte le fasi di pianificazione, preparazione ed esecuzione, oltre che della successiva ricettazione della merce trafugata.
 
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