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SGOMINATO CLAN MAFIOSO ALLO ZEN, PIZZO E RACKET SULLE CASE POPOLARI: 13 I FERMI

Cambiano i nomi, ma non la realtà del degradato quartiere palermitano

di Natalia Librizzi
cronaca | Alle prime ore di oggi, 14 febbraio 2013, la Squadra Mobile di Palermo – insieme alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) – ha eseguito un blitz che ha portato allo smantellamento di un’associazione per delinquere di evidente stampo mafioso, che gestiva le assegnazioni abusive delle case popolari del quartiere Zen. 

Oltre a quest’attività i 14 criminali, per i quali sono scattati immediatamente i provvedimenti di fermo da parte della Direzione Distrettuale Antimafia ( DDA), amministravano il controllo del territorio attraverso due meccanismi tipici del "modus operandi" di Cosa Nostra: estorsione e violenza privata aggravata. 
Dopo aver fatto presidiare gli alloggi popolari dalla “banda delle mazze” costituita da picchiatori professionisti, infatti, imponevano agli abitanti e ai gestori delle attività commerciali della zona il pagamento di una somma di denaro (dai 15 mila euro in su) in cambio della restituzione dei locali ai legittimi proprietari che, stanchi di dover pagare anche solo per ricevere luce e acqua, hanno sporto denuncia. 

L’organizzazione criminale gestiva anche la compra-vendita, totalmente illegale e sottobanco e attraverso la figura del “sensale”, di quegli alloggi di proprietà dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), che avrebbe dovuto programmarne l’assegnazione. L’indagine è stata coordinata dal Procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, e dai PM Lia Sava, Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi, Francesco Grassi e Alessandro Picchi. Ad aiutare gli inquirenti sia alcune dichiarazioni di Salvatore Giordano, ex pescivendolo del quartiere Zen, uomo d’onore e oggi collaboratore di giustizia, sia i “pizzini” sequestrati a Salvatore Lo Piccolo in cui si parla di vendite di appartamenti e le intercettazioni telefoniche nell’ambito dell’operazione “San Lorenzo 5”. Cambiano i nomi dei criminali, ma sfortunatamente non cambia la realtà del quartiere palermitano. 

Lunga la lista degli indagati, ben 13, tra loro spiccano Antonino Pirrotta, detto Tony e stipendiato dall’organizzazione in quanto “sensale” e Salvatore Vitale, stipendiato giacché si occupava degli allacci abusivi di acqua ed elettricità.
 
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