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Sicilia: economia ferma agli anni '90

Unica nota positiva la crescita del turismo

di Maurizio Bucchieri
cronaca | In Sicilia si parla di tutto, tranne che di crescita. Eppure la regione è nei guai. Il manifatturiero è disastroso, e così il tasso di emigrazione e di disoccupazione (il più alto del mezzogiorno)  

L’istruzione non va, solo il turismo tiene la regione a galla, mentre sono crollati i consumi degli abitanti. Eppure nessuno fa nulla, e a popolare i dibattiti dei politici sono le situazioni dei forestali. Un’amministrazione disinteressata, la cui responsabilità aumenta ogni giorno che passa.

La Sicilia non cresce da anni, oggi il livello del nostro Pil è tornato indietro e si attesta sulla linea di quello degli anni ’90, siamo fermi a 15 anni fa, abbiamo bruciato 15 anni senza creare ricchezza sosteneva 
Ivan Lo Belloneo vice Presidente nazionale di Confindustria all’Education parlando di economia siciliana. 
Qualche settimana dopo il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni dichiarava: «L'economia siciliana è a terra, anzi è stramazzata da diverso tempo. O interessiamo investitori italiani ed esteri altrimenti non ci saranno prospettive». 

Bankitalia nel suo bollettino nazionale ha specificato «La Sicilia ha risentito del deterioramento del quadro macroeconomico nazionale, con ricadute negative nei principali settori». Dal manifatturiero al settore delle costruzioni, passando per i livelli occupazionali e per il sistema dell’istruzione, il quadro offerto da Bankitalia descrive una regione in uno stato drammatico. 

Analizziamo settore per settore cosa sta succedendo nell’isola “più sprecona d’Italia”. 

Partiamo dal settore manifatturiero.Mentre sarebbe già saltato l’accordo sul sito industriale di Termini Imerese fra il Ministero dello Sviluppo economico, la Regione e l’imprenditore molisano Di Risio, gli investimenti nel settore manifatturiero «sono diminuiti in misura significativa ed è scesa la percentuale di aziende che hanno chiuso l’esercizio in utile».
I principali indicatori dell’Istat segnalano «una diminuzione degli ordinativi e della produzione nell’ultimo semestre del 2011; il peggioramento è proseguito nei primi mesi di quest’anno». Gli investimenti sono calati dell‘8.4%, e «la percentuale di imprese che hanno chiuso l’esercizio in utile si è ridotta rispetto al 2010 di circa 9 punti percentuali, arrivando al 52 per cento del totale. 
A ciò si lega «una sensibile contrazione» dei consumi energetici del settore industriale. Che, stando ai dati di Terna, ha sperimento un calo del 4.9% tra il 2005 e il 2010.  

Passiamo all’edilizia.Anche qui non va di certo meglio. Nel 2011 l’attività nel settore delle costruzioni e opere pubbliche si è contratta, con una diminuzione del valore aggiunto in termini reali del 4,5 per cento, secondo le stime di Prometeia. 
Il numero di occupati, in base all’indagine Istat sulle forze lavoro, è calato in solo anno del 7.1%. 
E il numero di ore lavoro è sceso del 12%. «In media le imprese siciliane con almeno 20 addetti che hanno partecipato all’indagine della Banca d’Italia hanno registrato una riduzione dell’occupazione e del valore della produzione».

Una nota sul credito alle imprese.Strettamente legato al manifatturiero e al settore edile è l’accesso al credito per le imprese. «Nel 2011 l’andamento del credito bancario ha risentito sia della contrazione della domanda di finanziamenti dovuta alla debolezza della congiuntura economica sia dell’irrigidimento dei criteri di erogazioni da parte di intermediari». Sono schizzati i tassi di interesse sui prestiti a breve termini: nel corso dell’anno sono aumentati dell‘1,4%, attestandosi al 7,4%. Anche i tassi a medio e lungo termine sono cresciuti, fermandosi al 4,9%. 
La debolezza della dinamica del credito ha riguardato tutti i settori produttivi, ma è stata particolarmente accentuata nel comparto delle costruzioni. A dicembre i finanziamenti alle imprese edili si sono ridotti del 3,5 % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il mercato del lavoro. In base ai dati forniti dall’Istat il tasso di occupazione per la popolazione tra 15 e 64 anni è sceso per il quinto anno consecutivo, al 42.3% (in Italia e nel Mezzogiorno è pari rispettivamente al 56.9% e al 44% per cento).
Tuttavia, spiega a Linkiesta Giuseppe Provenzano, ricercatore dello Svimez, un dato che, secondo Provenzano, andrebbe legato ad un fenomeno migratorio sempre più crescente verso le regioni del Centro-Nord: «In Sicilia ci sono 20mila trasferimenti di residenza ogni anno, e 30mila che fanno il pendolarismo di lungo raggio, ovvero ragazzi che risiedono ancora in Sicilia ma studiano e lavorano altrove. Questa è una forma di emigrazione che sfugge alle statistiche».

Dati sull' occupazione. Nel complesso, il tasso di disoccupazione in Sicilia è il più elevato fra le regioni italiane, dopo la Campania, e si confronta con un dato per il Mezzogiorno pari al 13.6% e un tasso nazionale dell’8.4%. 
Nel 2011 sono diminuiti sopratutto gli occupati con bassi livelli di istruzione (-2.5 per cento per chi è in possesso al massimo della licenza media inferiore); per quelli in possesso di una laurea o di un dottorato la riduzione è stata dello 0.3 per cento, mentre i lavoratori con diploma superiore sono aumentati dell‘1.5%. 

I consumi delle famiglie. Correlato a quanto detto sopra vi è stata anche la contrazione dei consumi delle famiglie siciliane. Secondo i dati dell’indagine Istat, la spesa media in Sicilia nel 2010 era di 1.668 euro, inferiore del 32 per cento alla media nazionale e dell’11 per cento rispetto a quella del Mezzogiorno. Si è determinata una ricomposizione della spesa verso i beni di prima necessità. Infatti a partire dal 2008 tutte le principali voci di spesa hanno registrato una contrazione; il calo è stato particolarmente intenso per i trasporti, l’abbigliamento, le calzature e i ristoranti. 

La crescita del turismo. L’unico settore in leggera crescita è quello del turismo. In base ai dati dell’osservatorio turistico della regione siciliana, «gli arrivi di turisti in Sicilia sono aumentati del 5,1 per cento». Ma «la moderata ripresa è da ascrivere esclusivamente ai flussi provenienti dall’estero, che incidono per circa il 40 per cento sul totale, le cui presenze sono aumentate del 14,0 per cento, a fronte di un calo dell‘1,9% per gli italiani».
 
Commenti (1)
scritto da sdegnato il 02-07-2012 09:21:16
 
......mi viene il magone a vedere tutti quei negozi chiusi in via Roma.... quando si fermerà tutto questo ?
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