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Sigilli al patrimonio dei fratelli Lo Cicero: beni per 27 milioni di euro

Il sequestro colpisce due dei nomi più influenti di Cosa nostra

di Natalia Librizzi
cronaca | La Direzione Investigativa Antimafia ha messo i sigilli a un impero da 27 milioni di euro di proprietà dei fratelli Giovanni e Salvatore Lo Cicero, i boss imprenditori dell'Arenella e con la passione per il volo, tant'è che tra i beni sequestrati – oltre a terreni, ville, appartamenti, automobili, conti correnti e società – spicca proprio un aeroplano da turismo, precisamente un "Sai Ambrosini", veicolo molto ricercato da appassionati e collezionisti, acquistato da Salvatore nel 1981 dopo aver preso il brevetto per pilotare il mezzo a quattro posti. 

Una scalata imprenditoriale iniziata con la riscossione del pizzo fra l'Arenella e l'Acquasanta grazie alla protezione del clan Madonia del mandamento di Resuttana. Il tiro si perfeziona col riciclaggio del denaro sporco attraverso le loro imprese di costruzioni. Ma il successo arriva con il racket della costruzione delle tombe all'interno del cimitero palermitano dei Rotoli (sono arrivati a costruire 3500 loculi grazie a una concessione comunale) sotto la guida dello stesso Salvatore Lo Cicero, il quale nel frattempo decise di mettersi in proprio col fratello, prendendo così le redini del potere nelle sue mani. 

Un nome altisonante quello dei Lo Cicero, che sono sempre rimasti nel quartiere, e che continua a fare paura. "Tre anni fa, una donna ha speso il cognome dei Lo Cicero: la figlia di Giovanni, la nipote di Salvatore". Il colonnello Giuseppe D'Agata che ha gestito l’operazione spiega che la donna voleva aprire un centro di analisi cliniche, "per questa ragione si rivolse a uno dei politici più influenti della zona, Franco Mineo. Non sospettava di essere intercettata dalla DIA, che in quei mesi indagava sull'esponente del PDL. Santina Lo Cicero chiedeva a Mineo di fare da intermediario per un incontro con il deputato regionale Antonello Antinoro, in pole position per diventare assessore alla Sanità. Mineo, oggi sotto processo per intestazione fittizia dei beni di uno dei componenti della famiglia Galatolo, si è difeso: ‘Intrattenevo certi rapporti magari per ipocrisia’. Evidentemente, il cognome dei Lo Cicero non ha mai smesso di pesare fra l'Acquasanta e l'Arenella". 

Il provvedimento di confisca di oggi colpisce due dei personaggi più influenti di Cosa nostra e riguarda un patrimonio del valore di 27 milioni di euro: 34 appartamenti, tra Vergine Maria, Acquasanta e Arenella; 5 grandi immobili per 1000 metri quadrati complessivi in un complesso edilizio di viale Regione Siciliana; 5 ville in via Vergine Maria; una ventina tra garage, uffici, magazzini, e scantinati; una imbarcazione da diporto fuoribordo; un aeroplano; 3 autocarri per trasporto merci; 3 autovetture, tra cui una Jaguar; quote di partecipazioni azionarie e polizze vita; 6 conti correnti bancari e postali; una società per azioni; 3 società a responsabilità limitata; 2 società in accomandita semplice; 4 imprese individuali, intestati ai Lo Cicero e ai loro familiari, che hanno per oggetto le costruzioni edili, anche nel settore cimiteriale, e la gestione immobiliare.
 
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