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Un sequestro di 30 milioni a Cosa nostra: ancora una volta è l'invisibile Matteo Messina Denaro a gestire gli affari

Società in tutta Italia e un maxi appalto al Porto di Trapani sotto sequestro. Alcuni politici coinvolti

di Natalia Librizzi
cronaca | Si è conclusa all’alba di oggi l’operazione “Corrupti mores”, che ha scardinato il controllo mafioso di numerosi appalti pubblici nella città di Trapani. 

L'operazione e l'invisibile Matteo Messina Denaro - Le indagini, che hanno visto la collaborazione non solo di agenti della Divisione Anticrimine della Questura di Trapani e di finanzieri del nucleo di Polizia Tributaria della stessa città siciliana, ma anche delle fiamme gialle di Roma, Milano, Gorizia e Pordenone, hanno portato al sequestro di beni per un valore complessivo di 30 milioni di euro di proprietà di due imprenditori trapanesi, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, rispettivamente di 79 e 50 anni, ritenuti assai vicini a Matteo Messina Denaro. Sarebbe stato il super latitante a gestire le azioni dei due imprenditori, che avrebbero non solo costituito un cartello di società in tutta Italia ma anche comprato il silenzio e la compiacenza di alcuni funzionari pubblici e politici, tra i quali sono saltati fuori i nomi del senatore PDL Antonino D’Alì (già imputato per concorso esterno in associazione mafiosa) e dell’ex assessore al Territorio e vicepresidente della Regione Sicilia, Bartolo Pellegrino (anche lui fu imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma assolto lo scorso anno). 

Anche il maxi appalto al porto di Trapani era di Cosa nostra - Cosa nostra gestiva diverse società, dalle romane “Coling spa” ed “Eumede consulenze ed ingegneria s.r.l.” alla siciliana “Trapani Infrastrutture Portuali Soc. Consortile s.r.l.”, che insieme avrebbero fatto parte del sistema che grarantiva il controllo degli appalti pubblici agli uomini della criminalità organizzata. Anche i lavori di ristrutturazione del porto di Trapani per ospitare la Louis Vuitton Cup sono stati gestiti da Cosa Nostra, quando nel 2004 i Morici – grazie all'accordo stipulato dal boss Francesco Pace con politici e funzionari – si sarebbero aggiudicati un maxi appalto di 41 milioni di euro e per cui sono stati utilizzati materiali non conformi da alterare la stabilità dell’opera nel tempo. 

L’operazione si conclude con il sequestro di 142 beni immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari, 9 partecipazioni societarie e 6 società (tra cui il cantiere sull'area portuale di Trapani), per un totale di 30 milioni di euro.
 
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