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Una cooperativa per Grande Migliore

Gli ex dipendenti si salvano il posto di lavoro da soli

di Natalia Librizzi
cronaca | Si è svolto ieri, 19 febbraio, a villa Niscemi il vertice per discutere di “Grande Migliore”, megastore palermitano (con una sede anche a Trapani) che – dopo 84 anni di attività, partita da un piccolo negozietto di ferramenta – ha dichiarato fallimento (era il 28 febbraio 2012) e portato alla cassa integrazione 269 dipendenti. 

Le parti in causa - Al tavolo hanno partecipato, dimostrandosi coesi e compatti al fine di garantire un futuro a decine di lavoratori, l’Assessore alle Attività Produttive Di Marco, il Presidente di Legacoop Filippo Parrino, il Vice-presidente di Confcooperative Cesare Arangio, oltre ai rappresentanti sindacali di categoria e agli ex dipendenti Migliore. 

Il progetto e la formula cooperativa - L’obiettivo del progetto è di dar vita a una cooperativa tra ex dipendenti, che subentri all’azienda oggi in liquidazione e ammessa alla procedura concorsuale della “Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi”. La formula cooperativa parte dal concetto di autoimprenditorialità condivisa fra tutti i soci e sancisce due principi, come si legge in una nota del Comune: «ogni testa un voto», ogni socio ha diritto ad un voto a prescindere dalla sua quota di capitale versato; «della porta aperta», chi vuol entrare come socio della cooperativa deve presentare domanda all’organo amministrativo e possedere i requisiti richiesti. Altresì con una semplice domanda da indirizzare all’organo amministrativo si può chiedere il recesso da socio della cooperativa. I dipendenti garantiranno una cifra che oscilla tra i 20 e i 25 mila euro, a cui si aggiungerà un finanziamento della CFI (Compagnia Finanziaria Industriale), così da raggiungere un capitale di quasi 5 milioni, che potrebbe crescere grazie ai privati. L’Assessore Di Marco, infatti, non preclude alcuna via e afferma che “questo è solo un punto di partenza di un percorso che va condiviso non solo con i diretti interessati, cioè gli ex dipendenti Migliore, ma con i sindacati di categoria e con tutte le risorse imprenditoriali presenti sul territorio cittadino, ciascuna con la propria parte di competenza”. 

Ci saranno dei tagli - Come spiega il coordinatore del progetto Alessandro Sciortino, non tutti i negozi e non tutti i settori, un tempo presenti, faranno parte del nuovo Migliore, giacché si ipotizzano incassi inferiori del 35% rispetto a quelli della vecchia gestione. Si punterà, allora, sui settori più sicuri, “in questo modo – dice Sciortino – verranno reimpiegati almeno 56 dipendenti full-time equivalenti. Il che significa o 56 dipendenti a tempo pieno o un numero maggiore ma con contratto part-time”. 

I sindacati sono perplessi - Il piano, che adesso dovrà passare al vaglio del consiglio comunale e del commissario straordinario liquidatore del gruppo Migliore (con cui il dialogo non è dei migliori, dice Di Marco), non è del tutto esaustivo, anzi è ancora futuribile e migliorabile. Mimma Calabrò della Fisascat Cisl vorrebbe per esempio “lasciare aperta la possibilità di altri progetti o di altri finanziamenti privati che rilevino del tutto o in parte l’azienda”, giacché non tutti gli ex dipendenti del gruppo – che, tuttavia, si dichiarano entusiasti e desiderosi di ricominciare a lavorare – hanno avuto la possibilità di risparmiare la cifra richiesta.
 
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