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CALTAGIRONE: UN TEATRO DA AFFITTARE O DA ADOTTARE?

La notizia relativa al bando pubblico con cui il Comune di Caltagirone intende dare in affitto il Teatro Semini è stata accolta senza particolare clamore

di Redazione di BuonGiornoSicilia
cultura&eventi | Come ormai succede per tante cose siciliane, piccole o grandi, la notizia relativa al bando pubblico con cui il Comune di Caltagirone intende dare in affitto il Teatro Semini è stata accolta senza particolare clamore:qualche commento distrattamente indignato sui social network, alcune dichiarazioni politiche di circostanza e altre completamente fuori strada (ma dove se ne stavano rintanati, in questi anni?), nessun approfondimento sugli organi di informazione locali. 

Su questa vicenda altri spunti di riflessione invece vogliamo continuare a proporli noi, insistendo sulla sua emblematicità relativamente a quello che parrebbe un preciso intento delle Amministrazioni Pubbliche in questa fase storica: lo smantellamento di tutto ciò che attiene alla promozione di Cultura e Socialità a partire proprio dalla negazione dei luoghi in cui esse si praticano, mascherando il tutto dietro la necessità di "far quadrare i conti" dell'Ente. 

1. Il Teatro Semini assieme a tre edifici posti ai suoi lati e alle spalle, sorge sulle ceneri di un vecchio mattatoio comunale del quale solo i suddetti tre immobili sono stati ristrutturati (lo ribadiamo ancora una volta, anche con fondi europei specificamente destinati a progetti di recupero sociale destinati ad aree urbane a rischio) mentre la sala teatrale è stata costruita completamente ex novo. Come suggerimmo nel 2004 all'Amministrazione dell'epoca prima dell'inizio dei lavori di costruzione del teatro, l'idea di "Casa del Teatro" aveva un suo senso compiuto se si fossero utilizzati tutti gli spazi a disposizione: quindi non solo la sala per gli spettacoli di teatro, danza, musica ma anche le sale prove, il laboratorio scenografico e di sartoria, la biblioteca, la caffetteria, il magazzino, gli uffici. L'intento manifesto dell'Amministrazione Comunale parrebbe invece - corroborato dall'infelice ed approssimativo progetto di recupero dell'area - quello di fare tabula rasa di questa idea mettendo a bando separatamente il teatro dagli altri locali che hanno una chiara destinazione d'uso commerciale. Un teatro senza tutti gli altri spazi complementari è un luogo dimezzato nella sua funzionalità: come un'abitazione senza il bagno o la cucina. E non osiamo immaginare la gioia dell'eventuale affittuario del teatro quando scoprirà che l'affittuario degli altri locali vorrà ipoteticamente aprirvi un ristorante/discopub, magari con tanto di tavoli all'esterno nel grande piazzale antistante. Il teatro a quel punto sarà un inutile ingombro... 

2. La funzione principale di una Pubblica Amministrazione è quella di erogare servizi ai cittadini e creare le condizioni affinché questi ultimi, soprattutto bambini, giovani e anziani, possano non solo soddisfare i propri bisogni primari ma anche avere la possibilità di cogliere opportunità di miglioramento della qualità della propria vita all'interno una Comunità. Ma se togliamo ai cittadini i luoghi in cui incontrarsi e sperimentarsi, che opportunità e servizi vengono a loro offerti? Chiedere un affitto per uno spazio teatrale potrebbe avere senso in una condizione normale in cui poi è la stessa Amministrazione Pubblica a "restituire" ai cittadini questo introito in termini di servizi (specialmente laboratori, incontri, progetti formativi rivolti all'infanzia e alla gioventù) erogati in quello stesso luogo da chi ne è gestore anche in partenariato con altre associazioni locali. Per far funzionare questo meccanismo è però necessaria la condivisione di un assioma di base: che la Cultura è necessaria ad una Comunità e che chi lavora professionalmente in questo settore offre un servizio che serve a migliorare il vivere civile. Se non si riconosce tutto ciò e si continua a dire che "non ci sono soldi" senza voler fare il minimo sforzo di confrontarsi con la città allora si parla solo di aria fritta. 

3. Il bando comunale in questione sembra proprio voler ignorare tutto ciò. Se, come detto, l'intento fosse stato quello di far funzionare il teatro e gli spazi annessi con l'erogazione di servizi culturali e sociali al quartiere e a tutta la città lo stesso bando sarebbe stato predisposto in maniera diversa. Per esempio prevedendo, in fase di apertura delle buste con le proposte di affitto, un sistema di valutazione con punteggi e premialità diverse e crescenti per: A. tipologia del soggetto che si propone per la gestione (consorzio di associazioni no profit locali, associazione singola, impresa, persona fisica); B. qualità del progetto artistico e culturale e sua sostenibilità; C. offerta economica. Alla luce di ciò ci chiediamo: è ancora possibile confrontarsi pubblicamente tra cittadini, Amministrazione Comunale, associazioni culturali e sociali per capire in quale direzione vogliamo portare questa città? O vogliamo continuare a mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi? Crediamo che un teatro (ma anche una biblioteca, un museo, una scuola, un parco) sia un luogo da adottare piuttosto che da affittare, da accudire e curare come chiunque di noi farebbe con la propria casa. Un teatro pubblico.

(Ass.Culturale Nave Argo)
 
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