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Lettera aperta alle donne

Perché la mimosa non è solo oggi

di Natalia Librizzi
cultura&eventi | Partiamo dal nome perché la dicitura “festa delle donne” è sbagliata. Oggi, infatti, si festeggia la “giornata internazionale della donna”, giornata che nasce nel 1909 negli Stati Uniti (in Italia arriverà solo tredici anni dopo, nel 1922) per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche del gentil sesso. Abbiamo un posto e un peso in Parlamento, quasi un neo eletto su tre è donna: l’aumento delle ‘quote rosa’, ha dichiarato la Coldiretti, rappresenta “un profondo cambiamento che avvicina l’Italia ai migliori standard europei e mondiali”. Abbiamo la possibilità di diventare dirigenti di un grande gruppo e contemporaneamente anche mamme perché il decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, cosiddetto Testo Unico maternità/paternità, ce lo permette. Abbiamo la facoltà di abortire entro la dodicesima settimana di gestazione perché la legge n. 194 del 22 maggio 1978 e lo Stato ce lo permettono. Abbiamo la possibilità di essere militari in guerra e non semplici crocerossine in cerca di marito perché l’ingresso delle donne nelle forze armate è stato sancito con la legge n. 380 del 20 ottobre 1999, che ha affermato che “il riconoscimento della diversità uomo-donna non deve tradursi né in un vantaggio né in una penalizzazione per le donne” e preferiamo, dopo tutto, ricordare altro. 

Lo scorso anno è stata uccisa una donna ogni due giorni, per un totale che miete oltre le 120 vittime, la cui metà ha creduto in un amore omicida. Mi chiedo, allora, quali siano le conquiste, quelle tutte ‘sociali’, raggiunte che debbano essere festeggiate. Mi chiedo perché la donna si lasci appassire così, perché la donna debba ancora dipendere dall'uomo, se siamo noi a stirargli le camicie. Mi chiedo perché si senta ancora in obbligo di stirargli quelle camicie: sei convinta che l’uomo non sappia farlo? È bene che tu, donna, cambi idea. 
L’uomo è come noi, ha due occhi, una bocca, un naso e pure un paio di braccia e di gambe. Dio, o chi per lui, gli ha creato pure le manine, con le quali può cucire, fare i piatti e stendere il bucato – oltre che tirarti un destro lì, sull'occhio (entrambe sappiamo che non è stato il tappo dello champagne per il vostro anniversario). 
L’uomo si stanca, esattamente come noi. Mangia esattamente come noi. Fa l’amore esattamente come noi. L’uomo non è un tuo superiore e tu, tu non sei una super eroina o un dio greco che sorregge il peso della volta celeste sulle sue spalle. L'uomo è un tuo simile e solamente nella giungla un animale uccide il suo simile. Tu, donna, non vivi nella giungla. Puoi guidare la macchina e magari pure una Ducati. Puoi decidere di denunciare e di riprenderti i tuoi figli. Tu sei padrona di te stessa e sei libera come un uomo, anzi più di uomo perché tu che porti la vita in seno, solo tu puoi portare il dilemma se dare la vita o negarla.

[…] Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d'accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: “Ah, se fossi nata uomo!”. Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è cosa antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l'assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un'incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. 
È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che urla d'essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi. Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l'ho mai detto. Ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. 

Lettera a un bambino mai nato – Oriana Fallaci, Milano, 1997.
 
Commenti (5)
scritto da roberta il 08-03-2013 13:52:28
 
Complimenti Natalia.
scritto da Natalia il 08-03-2013 17:06:16
 
Grazie, Roberta. Sei molto gentile. Natalia
scritto da Alfredo il 09-03-2013 12:37:23
 
Buono tutto tranne la citazione di una reazionaria andata fuori di cervello per un amore negatogli e che ha cavalcato il femminismo come una crociata personale e non come un reale bisogno di rivendicare i diritti delle donne.
scritto da Natalia il 10-03-2013 01:45:44
 
Ciao Alfredo. Credo che Oriana, al di là della sua vita privata che può o meno aver inficiato la sua evoluzione (com'è naturale per alcuni caratteri), sia stata una grande reporter di guerra e che abbia scritto con 'Lettera a un bambino mai nato' una pagina di gran letteratura non femminista ma tutta femminile, che ancora oggi commuove e dice il vero. Il resto, la follia, il trasporto, la lotta, la rivoluzione, a me nel contesto proprio dell'articolo non interessavano. In ogni caso, grazie per il commento, è sempre positivo uno scambio di idee!
scritto da Alfredo il 12-03-2013 08:39:40
 
Anche Pol Pot avrá detto qualcosa di condivisibile nel marasma di tragedie che ha perpetrato... Quindi? La Fallaci era una reazionaria, revisionista che con una buona dose di bravura giornalistica nonchè una visione distorta, malata e xenofoba della realtá ha raccontato la sua (terribile ed inaccettabile) versione dei fatti. Non sará una sola lettera a farmi riabilitare la sua memoria.
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