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San Valentino, festa degli innamorati o del consumismo di coppia?

Occhio a non cadere nell'amore "usa e getta"!

di Claudia Guarino
cultura&eventi |
Due cuori e una capanna? Macché! 
Il 14 febbraio, “giorno degli innamorati” per antonomasia, con il suo tipico consumismo sfrenato, ha registrato, nel 2012, una spesa complessiva di circa 700 milioni di euro. Un po’ come il Natale, la Pasqua e il Carnevale, anche la festa di San Valentino è stata surclassata dalla mania incontrollata di spendere e spandere in beni di ogni genere: cuori e cuoricini, di gomma, di cioccolato, d’oro, d’argento, grandi, piccoli, gonfiabili e non, l’immancabile profumo, il classico completino d’intimo, weekend di lusso, percorsi benessere in spa a cinque stelle, cene nei migliori ristoranti e chi più ne ha più ne metta. E pensare che la celebrazione di questa festa, risalente probabilmente ai tempi dell’antico Medioevo, si sia diffusa nei paesi anglosassoni, intorno alla seconda metà del VII secolo, con l’usanza di scambiarsi dei semplicissimi bigliettini di carta, spesso a forma di cuore, chiamati “valentine” per l’appunto, sui quali, gli innamorati dell’epoca, scrivevano frasi e pensieri sull’amore dedicati ai propri amati. Fu proprio la diffusione di quest’usanza, che innescò, nei primi anni del ‘900, la produzione su larga scala di bigliettini d’auguri negli Stati uniti. Da lì prese, infatti, il via un repentino processo di commercializzazione che ha trasformato oggi la festa di San Valentino in una ricorrenza popolare, contagiata dall’insidiosa febbre del consumismo globale. 

L’Italia, però, nota nel mondo anche per il suo fascino romantico e poetico, dalle passeggiate in gondola a Venezia, al balcone degli innamorati di Shakespeare Romeo e Giulietta, a Verona, è davvero il paese degli innamorati? I dati forniti dall’Istat, in una pubblicazione dello scorso luglio 2012, su un’indagine effettuata nel 2010, non rispecchiano per nulla quest’idea idillica: Si è registrato, infatti, un aumento del 2,6% delle separazioni e dei divorzi rispetto all’anno precedente. “La durata media del matrimonio al momento dell'iscrizione a ruolo del procedimento – sempre secondo l’Istat – è pari a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi”. E ancora: “L'età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e di 42 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, i 47 e i 44 anni. Questi valori- spiega l’Istituto nazionale di statistica - sono in aumento per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature e per l'aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne”. 
In Italia, insomma, tribunali e studi legali si riempiono anche di ex innamorati, e i golosi cuori di cioccolata si trasformano in freddi cuori di pietra. D’altronde, ne abbiamo testimonianza ogni giorno, l’epoca delle lunghe storie d’amore (ad accezione di qualche caso) si è progressivamente mutata nell’era delle relazioni “usa e getta”, dominata da una sempre più invadente tecnologia, che se da un lato ha contribuito a migliorare tanti aspetti pratici e logistici delle nostre vite, dall’altro ha contaminato la purezza dei sentimenti, sia nell’amicizia sia nell’amore, sostituendo le semplici chiacchierate vis a vis con una squallida chat per mezzo di un tablet o di uno smartphone.  

Sembrerebbe, infatti, che oggi si dia più importanza al momento iniziale di una relazione (la seduzione e il corteggiamento), piuttosto che al suo effettivo mantenimento nel tempo. Evitando, però, di cadere nel tunnel del pessimismo, se nel 2010 per ogni 1.000 matrimoni si registravano 307 separazioni e 182 divorzi, e se la matematica non è un’opinione (anche se non è la mia materia preferita), la restante percentuale delle unioni coniugali non è andata in frantumi. 
Pertanto, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, fra i matrimoni italiani, vi è una maggioranza di successi piuttosto che di fallimenti. San Valentino, quindi, per i molti altri “innamorati dell’amore”, resta un giorno da condividere con il proprio partner, da dedicare ad emozionanti momenti romantici che non per forza esigono sfarzo e lusso. Anzi, direi che in tempi di crisi un’intima cenetta a lume di candela resta sempre un must! Alla luce di quanto detto, in conclusione, (anche se non mi reputo un derivato di Fabio Volo) il mio consiglio, per non cadere nella trappola dell’”usa e getta”, è quello di fare in modo che il giorno degli innamorati non si riduca esclusivamente al 14 febbraio ma che diventi una routine della vita di coppia.
 
Commenti (2)
scritto da Marco il 13-02-2013 19:32:10
 
Quindi invece di spendere denaro per il regalo a mia moglie metto i soldi in un fondo per gli alimenti che le daro' in futuro .. si si faro' cosi !
scritto da marina il 26-02-2013 14:40:54
 
Brava Claudia, hai scritto un articolo molto bello. Fa davvero sperare che possa esistere una prospettiva nei rapporti uomo donna alternativa a quella che tanto bene hai descritto. M.
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