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C'è sempre spazio per la buona musica ... anche a Sanremo.

Nuove proposte, i big della musica italiana e risvolti inaspettati: quello che rimane del Festival.

di Alessio Bellone
musica&spettacolo | E come ogni anno arriva l’atteso e inevitabile Festival di Sanremo. A una settimana dalla sua conclusione e dopo un ascolto più attento di qualche brano - naturalmente ho tralasciato alcune canzoni, a mio avviso, fin troppo sanremesi – qualcosa di interessante sono riuscito a trovarla. Come avrete già intuito, non sono un grande estimatore del festival più famoso e rinomato della musica italiana. Attenzione, grazie al festival di Sanremo sono stati consegnati alla cultura musicale italiana e internazionale grandi capolavori, ma anche quest'anno mi è bastato sentire i brani delle prime due serate per capire già a chi sarebbe salito sul podio dei primi tre classificati. Brani come quelli di Marco Mengoni e dei Modà sembrano essere stati scritti esclusivamente per rientrare nel più classico dei copioni del festival.
 Mi piacerebbe, quindi, passare in rassegna le canzoni che occupano le posizioni più basse – che come ogni anno sono quelle che preferisco.    
 Ero certo che La Canzone Mononota di Elio e le Storie Tese non avrebbe vinto, ma mai mi sarei aspettato di vederla così in alto. L'istrionica band, presentandosi ogni sera con un look diverso, è riuscita a stupire il pubblico e la critica con un canzone fuori dagli schemi – sopratutto non in linea con il codice di Sanremo – piazzandosi al secondo posto, con annessi premi come il premio della Critica Mia Martini, il premio al miglior arrangiamento e il premio sala stampa Radio e TV.

 


 Fuori dal podio, il pezzo che più mi ha colpito è stato A Bocca Chiusa di Daniele Silvestri. Mi sono serviti tre ascolti intensi per rendermi conto di quanto bello fosse questo brano. Il testo impegnato mette il risalto la bravura del cantautore romano nel parlare di argomenti attuali come il disagio e il malcontento generazionale, ma è anche una dichiarazione d'amore alla vita e alla partecipazione sociale.
 Altro brano interessante, quello scritto da Raphael Gualazzi che, dopo l'esordio del 2011, è riuscito a ripetersi con una canzone a tinte jazz e con un ruolo vocale molto intenso. 
 Coinvolgente anche la performance di Max Gazzè che con la sua Sotto Casa è riuscito a dare una bella scossa al pubblico dell' Ariston.  
 Tra gli artisti emergenti,e sinceramente nessun altro ha colpito la mia attenzione, si sono distinti Il Cile con Le parole non servono più, brano che gli ha permesso di vincere il premio come miglior testo nella categoria giovani. 
 In fin dei conti non è stato un brutto festival, ma il finale mi ha lasciato come sempre insoddisfatto. Era già scritto che sarebbe trattato di un testa a testa Mengoni-Modà, con l'outsider Elio, a insidiare il gradino più alto del podio. A mio avviso, il Festival della Musica Italiana dovrebbe provare ad adattarsi di più ai tempi e a concedere maggiore spazio e gratificazione ad artisti che provano a creare qualcosa di alternativo e impegnato ma non per questo troppo distante dallo stile sanremese. Naturalmente la mia non è una critica al verdetto finale, visto che, lasciando ampio spazio al gradimento del pubblico a casa, la vittoria del festival è diventato un evento particolarmente democratico.
 Senza nulla togliere al giudizio critico del pubblico, io preferisco la giuria di qualità.
 
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