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Manuale di sopravvivenza nell'era della globalizzazione

Nulla è più triste che il trovarsi in una casa dove le persone e le cose che dovrebbero essere le più intime ci sono quasi sconosciute. (Cit. Carlo Maria Franzero)

di Laura Landino
musica&spettacolo | Sarà pure che mi ci sono ritrovata dentro....sin da quand'ero piccola mia madre infatti si è sempre molto più preoccupata di lasciare che il mio occhio puerile spaziasse all'interno delle tele, che in tempi lontani quelli della Palermo colta era solita esporre in Galleria (La Tavolozza), piuttosto che costringermi dentro profili comportamentali stereotipati, che forse avrebbero determinato un approccio diverso alle cose, danneggiandomi a mio parere; fatto sta che nel tempo sono rimasta sempre piuttosto sensibile e ricettiva rispetto al concetto stesso dell' "arte", intesa nella sua accezione più grande. 
Io credo che la prima vera forma d'arte sia: l'arte di essere curiosi. 

La curiosità esprime ed alimenta l'intelligenza, la capacità di capire, interpretare, decodificare ed interiorizzare simboli, oggetti, fenomeni e finanche le persone. Chi è curioso normalmente collabora al suo stesso arricchimento, educando di volta volta sé stesso alla forma d'arte che più gli appartiene e nella quale meglio si identifica. 
Oggi, facendo parte io stessa della globalizzazione o forse meglio degli effetti che la stessa ha determinato, mi sono soffermata più volte su di un'aspetto che mi ha incuriosito ed intimamente rattristato. Se da una parte la c.d. globalizzazione ci ha reso come tutti ben sappiamo più vicini perchè “uguali”, in realtà il divario culturale che ha prodotto è stato un divario enorme, specie se messi a confronto con la generazione di alcuni anni fa. 

L'omologazione per definizione non credo mi appartenga, ma non sono solita prendere una posizione al solo fine di criticarne un'altra senza avervi perlomeno ragionato su. Pensandoci bene infatti, ho ravvisato anche delle grandi utilità nel processo stesso che ha determinato la globalizzazione; ho trovato per esempio interessante il fatto che in moltissimi casi si sia abbandonata l'idea “frivola” di investire parecchi denari per una griffe, per un modello di tendenza, per ciò che fa moda, e non perchè io stessa non ne subisca al pari di tutti gli altri il fascino, bensì perchè ritengo sia giusto dopo anni di cecità, che i vestiti tornino ad essere ciò che in realtà sono e cioè degli accessori. In questa prospettiva inneggio quindi alle catene-franchising, che seppur hanno mortificato il lavoro delle boutique e della vera sartoria, dall'altra parte hanno il pregio di aver sdoganato il concetto dell'usa & getta. Il capo d'abbigliamento infatti assume una nuova qualifica: è un diletto ideato, disegnato, lavorato, presentato al meglio delle sue possibilità ma nel rispetto delle tasche di tutti quanti. 

“L'omologazione del tessuto” chiamiamola così, dunque non mi dispiace per nulla e risponde a un concetto a mio avviso più intelligente del “vestire la moda”. Ciò che invece è stato assolutamente profanato, a seguito della globalizzazione, è stato il personalissimo gusto del padrone di casa nell'arredare la “PROPRIA” di casa. Mi chiedo spesso....e quella dedizione e cura nei dettagli che erano soliti promanare i nostri genitori, la ricerca del bello e del particolare dove sarà mai finita? Sarà capitato un po' a tutti quanti, con le dovute eccezioni e senza alcuna qualificazione territoriale perchè il fenomeno è esteso parimenti dal Nord al Sud, di notare Quante e Quanto si assomiglino le case moderne dove siamo soliti vivere la ns vita. Indipendentemente dagli spazi gestiti come uno meglio crede, ciò che trasmette una certa ansietà, perlomeno a me che troppo spesso non abdico alla logica della funzionalità a discapito dello stile, è come via via ci si sia appiattiti verso un concetto di uguaglianza che ci rende tutti terribilmente poco interessanti. 
Ikea, per citarne una fra tante, ci ha davvero reso la vita più facile, è vero, ma qual è stato il prezzo che abbiamo dovuto pagare?! Ve lo siete mai chiesto?! A cosa abbiamo dovuto rinunciare?! Oggetti prodotti su larga scala di tutte le forme e di tutti i colori, mobili assemblati e pronti per l'uso, lampade salva spazio adatte per ogni occasione, servizi di piatti componibili, divani, sofà, letti matrimoniali, letti singoli, armadi e credenze...e le pareti? cosa mettere sulle pareti? 

Ammesso che ci si ponga il problema...eccola, la parete è una bella gatta da pelare, è lei infatti che denuncia senza alcuna possibilità di mistificazione, la povertà intellettuale e culturale della nostra epoca dove tutto si riduce a un fac -simile. Non una tela, non un quadro, si invece alle stampe: grandi, piccole, a colori, in bianco e nero, strette, lunghe, non importa il formato l'importante è che non trasmettano alcunchè, che siano seriali e che riproducano la “bella” immagine scelta tra mille poster o tra le foto scattate nell'ultimo anno. 

E allora ecco che qualcosa ce la siamo persi per strada: la nostra individualità. Io per deformazione professionale probabilmente mi concentro più su di una parete che su altro, ma le case spoglie mi fanno una terribile pena e quando dico spoglie mi riferisco più a una sensazione di nudità che di quantità. Non so bene, ho l'impressione che anche la casa stessa sia diventata una stazione dove sostare, ma non anche, un luogo dove vivere d'autenticità: è tutto così finto, il contatto materico con le cose e la loro perfezione al limite del vero ti suggerisce quest'idea. Eppure io sono positiva e credo che si possa sempre o quasi sempre rimediare qualora se ne abbia voglia; non lasciatevi fregare dall'equazione poco danaro = poche occasioni, molto spesso è un'idea fuorviante nella scelta di molte cose. 

Andate nei mercatini a preferenza dei centri commerciali, varcate la soglia di ingresso di un vecchio antiquario e perdetevi nella storia degli oggetti esposti, approcciatevi tanto al nuovo come al vecchio senza pregiudizio alcuno, divertitevi nel ricercare qualcosa, prendetevi del tempo, cambiate idea più e più volte ancora e resistete quanto più possibile al richiamo del facilmente pronto per l'uso. Non lasciatevi mai sopraffare, perlomeno non del tutto, da ciò che i mercati impongono. Ritagliate e difendete sempre il vostro spazio e fate in modo che abbia il carattere e la personalità di colui che lo abita. 

Rischiate un po' di più, lasciando che tutto almeno a casa vostra, continui ad avere un volto e un nome: un'identità.
 
Commenti (15)
scritto da Mari il 24-07-2012 18:39:08
 
Questo articolo é come una sveglia !!! svegliaaaaaamociiiiii
scritto da Marco il 24-07-2012 19:02:16
 
Dopo questa piacevolissima lettura ODIO ancora di piu' la GLOBALIZZAZIONE !!!! Articolo pungente che coglie nel segno....proprio come la persona che lo ha scritto !!! BravaLauraLandino !!! P.S. La punteggiatura perfetta...hihihihi.
scritto da Roberto zito il 24-07-2012 19:12:32
 
10 e Lode...ottimo articolo che stimolaimportanti riflessioni sul concetto d'identita' e sulle conseguenze che la stessa subisce nella fase storica alla quale apparteniamo e cioe' la Globalizzazione!! Mi sei piaciuta.
scritto da Gas il 24-07-2012 21:56:49
 
Identità è riscatto, affermare se stessi significa accarezzare il mondo con una nuova percezione che presto contagerà gli altri. Brava Laura!
scritto da giovanni il 24-07-2012 22:38:52
 
Brava Laura hai ben analizzato gli effetti della globalizzazione trovandone pure dei positivi! originale e ben fatto.
scritto da Francesco il 24-07-2012 23:36:33
 
La lucida intelligenza di landino, una Donna fuori Dagli schemi!! Brava la', continua Cosi...
scritto da Alfredo il 25-07-2012 07:52:09
 
Ciao Laura non ti conosco ma ti volevo comunque fare i complimenti per il tuo articolo. Volevo fare una precisazione nella speranza di animare la conversazione. L'equazione di cui parli: "poco danaro = poche occasioni", io personalmente credo che sia solo uno strumento (becero e banale) per farci accettare alcuni squallidi ricatti, soprattutto nel mondo del lavoro. Concludo aggiungendo che sono d'accordo con te quando dici: resistere, resistere .... resistere!!!!!!
scritto da Dario Russo il 25-07-2012 08:01:13
 
Questo articolo restituisce una nuova identita' all'intero giornale, rendendolo ancora piu' forte e intraprendente. In attesa del prossimo pezzo, complimenti all'autrice, davvero niente male.
scritto da Giulia il 25-07-2012 08:44:06
 
Globalizzata per quanto io possa essere mai un poster dell'Ikea varcherà la soglia di casa mia. Destrutturato il concetto di famiglia in primis anche le nostre case, di conseguenza, hanno subito lo stesso effetto...vero tutto e ben scritto. Mi è piaciuto, brava Laura.
scritto da Momo il 25-07-2012 08:48:54
 
Scorre bene, pone dei buoni interrogativi, stimola la ricerca di nuovi percorsi, trasmette voglia di personalità: GOOD JOB!
scritto da Valeria il 25-07-2012 11:41:38
 
Di molto, il primo elemento della felicità è l'essere saggio, diceva Sofocle. Laura Landino è un mentore in questo senso.
scritto da ugo il 25-07-2012 11:49:18
 
complimenti..
scritto da Carla Barbato il 26-07-2012 23:28:55
 
si percepisce leggendo il talento e l'anima di chi scrive, continua ad' "osare"... a mio avviso diventerai sempre più brava
scritto da Giulia M. il 31-07-2012 10:08:46
 
Compro vestiti da Zara come al mercato di Porta Portese, oggetti per la casa da Ikea come nei mercatini di antichità, etc.. ma la parola chiave l'hai scritta in chiusura: "personalità". Quella purtroppo non la trovi in vendita neppure in versione basic omologata. Ciao Là, e continua a scrivere così mi terrai compagnia con la tua di personalità, e io mi permetterò di tanto in tanto di intervenire in punta di piedi... Baci
scritto da Max il 31-07-2012 11:24:59
 
La personalità è l'unica cosa che nn possono portarci via , teniamocela stretta e senza paura tiriamola fuori !!!
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