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Ad un mese dal voto: facciamo chiarezza (terza parte)

Sono pronte le liste dei candidati alle elezioni del 24-25 febbraio prossimi. Concludiamo con il centrodestra

di Leandra Di Caccamo
politica |
In questo periodo di campagna elettorale pressante, i futuri elettori sono stati sottoposti all’ascolto di diversi nomi e dei vari programmi elettorali. Facciamo chiarezza sui vari schieramenti. 

LE COALIZIONI -Lo schieramento di centrodestra è composto da sette partiti: Pdl-Lega al Nord di Maroni che esprime sicurezza nel vincere le elezioni a fianco di Silvio Berlusconi; al Sud ci sarà la lista “Grande sud” promossa da Gianfranco Miccichè e sostenuta da alcuni governatori del Pdl, insieme alla formazione politica autonoma di Raffaele Lombardo, Mpa-Pds; “Fratelli d'Italia”- “'Centrodestra nazionale” di La Russa-Meloni-Crosetto; il “Mir” dell'imprenditore Samorì; “La Destra” di Francesco Storace; “Intesa popolare” di Giampiero Catone; i “Pensionati” di Fatuzzo. 

Candidati ufficiali Pd - Berlusconi sarà capolista al Senato in tutte le regioni. La lista dei candidati prevede inoltre molte delle personalità che è facile vedere al fianco del Cavaliere. 
Tra questi Daniele Santanchè, Roberto Formigoni, Sandro Bondi, Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto. 

Liste pulite - Non sono stati candidati personaggi che in qualche modo sono stati al centro di processi penali e accuse giudiziarie. 
“Abbiamo in mente un grande rinnovamento… il 90% delle liste sarà formato da chi non è mai stato parlamentare. Presenteremo persone affidabili che non debbano far soldi con la politica”. Così il Pdl ha lasciato fuori alcuni candidati scomodi, come Dell’Utri, che allo stesso Silvio Berlusconi ha fatto arrivare il messaggio “o Pdl o niente”, ma identico destino è toccato a Nicola Cosentino.

Alcuni punti del programma: Patto del parlamentare per le prossime elezioni - Dimezzamento dei costi della politica; abolire il finanziamento pubblico dei partiti, dimezzare tutti i costi della politica. Eliminazione dell’IMU sulla prima casa, no alla patrimoniale, no all’aumento Iva, tendenziale azzeramento (in 5 anni) dell’Irap, a partire dal lavoro, con priorità alle piccole imprese e agli artigiani. Infine diminuzione della pressione fiscale di 1 punto all’anno (5 punti in 5 anni), detassazione degli utili reinvestiti in azienda, innalzamento limite uso del contante, con riferimento ai livelli medi europei.
Fiscalità di vantaggio, come politica di sviluppo economico territoriale.
 
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