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Antimafia nelle scuole siciliane – M5S presenta un ddl

Proposta di legge avanzata dai "Grillini", ma forse bisogna fare prima altri passi...

di Luca Castrogiovanni
politica | La mafia uccide, il silenzio pure; partendo da questo punto di vista la proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle all'ARS, l'antimafia come materia di studio nelle scuole siciliane, non può che essere accolta di buongrado. 
La nuova materia dovrebbe chiamarsi "Educazione allo sviluppo della coscienza democratica contro le mafie e i poteri occulti", prevede almeno 2 ore settimanali da dedicare ad attività contro la mafia: laboratori, incontri, visite nei luoghi simbolo e le storie dei personaggi che la mafia l'hanno combattuta. 
La disciplina non dovrebbe avere ripercussioni sui bilanci delle scuole, è prevista infatti, la nascita di un fondo da alimentare con finanziamenti regionali e statali oltre che l'impiego di eventuali proventi derivati dai beni confiscati a cosa nostra.
Il disegno di legge dovrà adesso affrontare l'iter parlamentare e nel giro di pochi mesi potrebbe essere varato, almeno questa la speranza del suo primo firmatario, la deputata Gianina Ciancio
La proposta nasce da una raccolta firme lanciata nel 2008 da una docente catanese, Maria Pia Fiumara: più di 4 mila le adesioni anche di importanti esponenti in prima fila nella lotta alla mafia tra cui don Luigi Ciotti, Maria Falcone e Nando Dalla Chiesa
Il progetto, come spesso accade, si è però arenato nelle stanze della politica e solo l'interessamento dei deputati del M5S ha permesso l'avvio dell'iter burocratico. 
La politica dunque sembra mostrarsi sensibile alla tematica; le parole dello scorso dicembre del presidente Crocetta "bisogna cacciare la mafia dalla regione Sicilia" e l'impegno ad aiutare le imprese che denunciano il pizzo, sono un monito che recita così: "Il problema esiste e dev'essere estirpato". 
La politica però ci ha abituati sopratutto alle battaglie combattute solo con le parole, i fatti recenti descrivono due predecessori di Crocetta condannati o indagati per questioni mafiose e la magistratura ha evidenziato con tantissime inchieste una florida collaborazione tra criminalità ed istituzioni costruita e saldata nei decenni. 
La mafia ha fortemente condizionato lo sviluppo della nostra isola, dilaniando il territorio, regalandoci una storia di sangue di cui possiamo solo vergognarci, entrando prepotentemente a far parte della nostra vita. Da questo quadro è facile affermare che la mafia è una questione radicata culturalmente nella nostra società, costruire una coscienza volta alla legalità nelle nuove generazioni è un passo importante, ma che rischia di essere compromesso dalla quotidianità mafiosa con cui ogni giorno viviamo. 

Intervenire nelle scuole è quindi il secondo passo, la nascita di una seria coscienza antimafia che parta dalle istituzioni è il primo vero obiettivo; gli oltre 10 indagati per mafia candidati alle prossime imminenti elezioni, le polemiche sugli impresentabili danno una quadro confusionario sulla reale volontà politica in una lotta che dovrebbe essere unanime, senza se e senza ma. 

Molti di noi ricorderanno quella strana materia che avremmo dovuto studiare alle scuole medie, l'educazione civica; il suo obiettivo era quello di studiare le forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato. Il suo fallimento è conclamato guardando alla recente storia italiana, per questo è preferibile affrontare le questioni con delle basi solide, in modo da poter effettivamente dare i frutti sperati.
 
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