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Bersani: il premier in pectore vuole rivolgersi ai 'problemi reali del Paese'

Per il PDL e i renziani, un mancato governo di larghe intese è il vero problema

di Natalia Librizzi
politica | Terminato il secondo giorno di consultazioni, ieri il presidente del Governo in pectore, Pierluigi Bersani, ha dichiarato che quella che si percorrerà sarà "una strada stretta ma sensata" e che per ora è necessario occuparsi dei "problemi reali del Paese", tra i quali spicca la questione economica italiana

Confindustria e Bersani insieme - Ed è Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, a lanciare l’allarme e fare pressione sul premier incaricato; ha descritto, infatti, una situazione al collasso, in cui l’occupazione cala drasticamente e non gira più liquidità: "Non è rimasto ossigeno alle imprese italiane, siamo vicinissimi alla fine di un sistema industriale", dice Squinzi e conclude chiedendo al più presto un governo che sia "stabile, in grado di governare e che faccia appello a tutti gli uomini di buona volontà". La risposta di Bersani non si fa attendere. Il segretario del PD, infatti, una volta concluso l’incontro, ha invitato subito il governo in carica a sbloccare i fondi per i pagamenti della pubblica amministrazione alle piccole e medie imprese e ha lanciato un monito: "La cifra del prossimo governo dovrà essere quella dell’economia reale e della vita comune dei cittadini. È da lì che bisogna partire per trovare il bandolo della ripresa della fiducia". 

vs B 'O governiamo insieme o non lasceremo funzionare il parlamento' - Ovviamente non tardano le domande sull'architettura del prossimo governo e sulle intese che lo muoveranno. Tuttavia Bersani si mostra coerente e, ripetendo i reali problemi in cui giace l’Italia del dopo Monti, dichiara che non è nel suo interesse pensare a un governo di larghe intese, stroncando così ogni illusione del grande avversario, il PDL, che attraverso il suo leader, Silvio Berlusconi, fa sapere che non permetterà l’esclusione di più di un terzo degli italiani che hanno votato per la sua destra. Nonostante, infatti, il premier in pectore Pierluigi Bersani abbia dichiarato che "ogni forza parlamentare può essere in grado di vedere qualcosa di positivo nella proposta del PD che è aperta a tutti", il Cavaliere conclude la telefonata con Belpietro minacciando che, se il PD dovesse allungare la mano anche sulla nomina del nuovo presidente della Repubblica, il PDL non lascerà funzionare il parlamento e precisa: "Noi abbiamo 100 deputati al senato e 100 deputati alla camera e abbiamo, quindi, la possibilità di bloccare i lavori di un parlamento che non sarebbe più un parlamento democratico". 

PD vs PD: i renziani all'attacco per un governo di scopo - Il nuovo premier deve però affrontare anche questioni tutte interne allo stesso PD. Per alcuni suoi esponenti, l’intenzione di Bersani di non istituire un'intesa con il Popolo della Libertà è tanto titanica quanto destinata al fallimento. Lo dice a gran voce Graziano Delrio in un’intervista a Repubblica. Il presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha dichiarato che la frangia renziana del Partito Democratico è pronta al "governo di scopo con il PDL", perché "non è il momento di fare i capricci". Invero Delrio rifiuta l'idea di un accordo organico col PDL, ma pensa "a un governo di massimo sette mesi per il bene del paese". 
Dura la replica del collega e segretario economico del partito, Stefano Fassina, che affida il suo pensiero a Facebook scrivendo: "È grave che, in ore decisive per la costruzione di un governo adeguato alle sfide di fronte all'Italia, una parte del PD [riferimento all’ala di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ndr.] intervenga per indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani prospettando una possibile maggioranza con il PDL per un governo del presidente. I cittadini italiani alle elezioni hanno chiesto inequivocabilmente cambiamento, sia sul terreno dell'etica pubblica sia sul terreno della politica economica". E affonda contro il partito di Berlusconi: "Un partito guidato da chi per venti anni ha praticato un uso proprietario e personalistico delle istituzioni e delle risorse pubbliche e ha portato l'Italia sull'orlo del baratro non può essere interlocutore di un governo di cambiamento". 

Nonostante i toni tra Bersani e Renzi siano pacati e una telefonata tra i due abbia chiarito lo stato di agitazione venutosi a creare all'interno del partito, i renziani continuano a farsi sentire. L'onorevole Ernesto Carbone dichiara di avere qualche perplessità ma di non essere pregiudizialmente ostile: "Se il tentativo di Bersani dovesse fallire, allora tutto si rimanderebbe a Napolitano. Se tornare alle elezioni, lo deciderà il Presidente della Repubblica, ma dobbiamo uscire dallo stallo il più presto possibile". La necessità di sveltezza è una priorità anche per la deputata PD e stretta collaboratrice del sindaco di Firenze, Simona Bonafè, che loda la strada intrapresa Bersani: "è in salita e lo sapevamo anche prima del mandato esplorativo". E circa il governo di larghe intese afferma: "è difficile ma legittimo il tentativo di Bersani e speriamo vivamente che vada a buon fine. Prima è, meglio è per il Paese". 

Ultima ora - Una dichiarazione simile è stata appena rilasciata da Matteo Renzi nel corso di un'intervista all'emittente fiorentina Radio Toscana. "Bersani sta provando a formare un governo e io spero che, per il bene dell'Italia, ce la faccia". E ha poi ribadito: "La mia serietà e la mia lealtà sono fuori discussione". Non bisogna, dunque, vedere nel suo rifiuto dell'incontro auspicato e convocato da Bersani per stasera, alle 19, alla direzione del partito a Roma, un atto di forza o di protesta. Semplicemente - ha detto - "io faccio il sindaco". Questa affermazione fa tremare il PDL che vedeva nella crepa dei renziani la loro più salda speranza di rivincita.
 
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