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Gela, chiusa la falla si aprono le polemiche

Oggi è il giorno dei bilanci dopo il disastro: che impatto sulla salute dell'intera zona?

di Luca Castrogiovanni
politica | Ieri mattina il guasto ad un impianto ha provocato una fuoriuscita che ha riversato nel fiume di Gela (che dal paese prende il nome) una considerevole quantità di greggio, circa una tonnellata, finita poi in mare. 
L'intervento di mezzi specializzati, impegnati nel tamponare la falla, non è riuscito ad impedire che la massa oleosa arrivasse alla foce del torrente per poi prendere il largo, creando una inquietante macchia nera lungo il litorale gelese.
Oggi è il giorno dei primi bilanci, soprattutto sulle conseguenze che l'incidente causerà su flora e fauna, oltre che sull'inizio dell'imminente stagione estiva. 

La ciliegina sulla torta - Il petrolchimico di proprietà dell'Eni è sempre stato nell'occhio del ciclone, in virtù di alcuni dati riferiti all'impatto sulla salute dell'intera zona. Gela ha sempre avuto un primato, triste,  rispetto alle medie regionali e nazionali, per incidenza di tumori nella popolazione oltre che per malattie dovute ad una non buona qualità dell'aria. 
Nelle Taranto di Sicilia avevamo parlato di Gela del caro prezzo pagato dalla città per soddisfare la sete di lavoro, i problemi per eventuali incidenti erano stati invece affrontati parlando di Milazzo, dove il dissesto idro-geologico della zona potrebbe portare a disastri ben più gravi; sottolineando con la matita rossa i pochi investimenti sulla sicurezza. 

L'incidente è avvenuto nel primo mattino (intorno alle ore 7) nell'impianto topping 1, quello per la distillazione atmosferica. 
La valvola di sicurezza che serve ad impedire la fuoriuscita del greggio, non è entrata in funzione e l'impianto è adesso sotto sequestro. L'area dove si è verificato lo sversamento, era stata riaperta da circa una settimana dopo un anno di chiusura.

L'ennesima questione sui rischi del petrolio porterà ad un'accelerazione per il blocco delle trivellazioni nel canale di Sicilia? Diverse sono infatti le multinazionali che hanno chiesto (e ottenuto) autorizzazioni per effettuare ricerche, e l'eventuale estrazione, di greggio. 
Tra i siti interessati dai sondaggi per nuove trivellazioni, c'è l'area di mare adiacente Sciacca dove l'isola Ferdinandea  (uno scoglio attualmente sott'acqua ma che "a volte ritorna") segnala un'instabilità della zona. Non l'ideale per prossime, future estrazioni.

 
 
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