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GINECOLOGI ITALIANI: PIÙ SICUREZZA NON SOLO PER DONNE E BAMBINI, MA ANCHE PER NOI

Palermo, la sede di protesta nazionale dei 15000 professionisti

di Natalia Librizzi
politica | Il 28 gennaio l’Associazione dei ginecologi italiani ospedalieri, del territorio e liberi professionisti (AOGOI) lo aveva annunciato: “24 ore di sciopero su tutto il territorio nazionale – in data 12 febbraio 2013 – dei medici dipendenti del SSN che operano nei punti nascita, nei consultori familiari e negli ambulatori ostetrici”. 
E la sede di questo atto di protesta (che, seppur primo nel suo genere, ha registrato oltre il 90% di adesioni) è stata la città di Palermo che, presso l’hotel San Paolo Palace, ha ospitato l’incontro tra i ginecologi italiani e la stampa. 

Sciopero perché i tagli sono una negazione del Welfare - Attraverso la chiusura delle sale-parto e il rinvio di più di 1000 cesarei, le associazioni di categoria (FESMED, AOGOI, SIGO, AGUI, AGITE, SIEOG), pur garantendo le urgenze e l’assistenza ai parti naturali, hanno protestato per la mancata attuazione della riforma dei punti nascita 2010, volta a garantire strutture moderne e, dunque, maggiore sicurezza a donne e neonati. Il presidente dell’AGITE, Giovanni Fattorini scrive che i pesanti tagli applicati al Sistema Sanitario Nazionale non solo mettono in discussione la sua stessa esistenza ma intralciano e complicano l’assistenza medica “perché la maggior parte delle donne che si rivolgono ai consultori e ambulatori territoriali sono tra le maggiori vittime della crisi economica e necessiterebbero proprio in questo momento di maggiore attenzione e solidarietà”: una vera e propria negazione del welfare. 

Sciopero perché si superi il contenzioso medico-legale - Tuttavia vi è un altro motivo di protesta per i ginecologi italiani: la necessità di nuove norme di legge per il contenzioso medico-legale, che stabilisca tariffe controllate per le polizze assicurative, la cui sottoscrizione è obbligatoria entro il 13 agosto 2013 per il singolo professionista (e non più per le aziende) in base alla recente legge Balduzzi. Il presidente dell’AGUI, Massimo Moscarini dichiara che “molte compagnie assicurative hanno cominciato ad abbandonare il settore sanitario e per un medico specialista in ostetricia è difficile ottenere una polizza assicurativa per la responsabilità professionale anche a prezzi elevati, dell'ordine dei 20 mila euro annui. Da qui la necessità di introdurre la definizione di ‘atto medico’ e di stabilire i confini del rischio professionale e della vera malpractice. Non esiste in Italia una norma che definisca l'atto medico né una definizione dello stesso è mai stata data dalla giurisprudenza”. Lo stato di agitazione permane e a marzo sarà probabilmente indetto un altro sciopero di 48 ore.
 
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