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Il giuramento, il discorso e la commozione di Giorgio Napolitano

Il capo dello Stato ammonisce le forze politiche: "Basta errori, troviamo soluzioni applicabili"

di Claudia Guarino
politica |
“Giuro di essere fedele alla repubblica e di osservarne fedelmente la Costituzione”. Con queste parole Giorgio Napolitano inizia nuovamente, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un secondo settenato al Quirinale da Presidente della Repubblica. 

“E’ un segno di rinnovata fiducia che accolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a dura prova le mie forze, e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in parlamento che appartengono ad una generazione così distante anagraficamente dalla mia “. 
Introduce così il suo discorso alle Camere riunite in seduta congiunta, e continua, con la voce rotta dalla commozione, riconoscendo un senso di gratitudine e di affetto riscontrato in questi anni dai cittadini che ha rappresentato: “So che in tutto ciò si sono riflessi la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso le istituzioni che rappresentavo, tra grandi masse di cittadini, di italiani, uomini e donne di ogni regione, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale”. Ed ecco che la platea accoglie il commosso ringraziamento di Napolitano e risponde con un lungo applauso alzandosi in piedi in segno di rispetto. Un lungo momento di acclamazione al termine del quale, i toni di Giorgio Napolitano si fanno più duri e taglienti. 

Il commento di Napolitano sulle elezioni che gli hanno affidato l'incarico per la seconda volta - Il discorso procede, dunque, ripercorrendo le tappe di questa difficile settimana politica che ha vissuto attimi di panico dovuti alla mancata elezione del nuovo Presidente della repubblica per ben cinque votazioni consecutive. “Nella mattinata di sabato – dice Napolitano – è emerso un drammatico allarme per il rischio, ormai incombente, di una mancata elezione del Capo dello Stato. Non si era mai verificata prima di oggi, nella storia della Repubblica italiana, la rielezione per un secondo mandato del presidente uscente, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale che in questo senso aveva lasciato schiusa una finestra per tempi eccezionali. Ci siamo dunque ritrovati insieme – continua - in una scelta pienamente legittima ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato. Senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta emergenza che l’Italia sta vivendo in un contesto europeo assai critico e per noi sempre più stringente”. 
“Bisognava dunque offrire al paese e al mondo una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi, passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia nazionale verso l’Italia. È a questa prova che non ho potuto sottrarmi ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi, ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità; Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna - ed ecco che si rivolge, così, in tono critico e polemico, alle forze politiche sedute in Parlamento, che oggi lo hanno richiamato nuovamente ad assumere un senso di responsabilità che esse non sono state in grado di assumersi in quanto forze istituzionali. 

L'attacco e il richiamo al dovere verso le forze politiche -  “Negli ultimi anni – dice Napolitano - a esigenze fondate e a domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti, che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pressante recessione un crescente malessere sociale, non si sono date soluzioni soddisfacenti. Hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, evitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità, o ad esiti minimalistici, i confronti fra le forze politiche e i dibattiti in parlamento. Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità pubblica, è stato dunque facilmente ignorato o svalutato e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti e il parlamento sono state con facilità, ma anche con molta leggerezza, alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono”. 

Parole dure, pungenti e polemiche verso una platea che è la diretta interessata, ma che risponde, ancora una volta, con un lungo applauso e una standing ovation. 
Napolitano, però, ci tiene a precisare che l’acclamazione ricevuta dalla platea, in risposta alle sue parole, non possa essere interpretata come “assoluzione” dagli errori commessi. E infatti, sottolinea: “Attenzione, il vostro applauso, quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere, non induca ad alcuna auto indulgenza. Non dico solo ai corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i tanti responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme”. 
E a proposito delle riforme afferma: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale della riforma del 2005. La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra rappresentanza in parlamento. Ed è un fatto non certo imprevedibile che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione fra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.” 

Molto si potrebbe aggiungere – continua Napolitano incalzando i toni del suo discorso e rivolgendosi ora ai partiti in maniera quasi intimidatoria - ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per fare uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinnanzi a sordità come quelle contro cui ho lottato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinnanzi al paese. Non si può più in nessun campo sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva delle riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana”. 
Una tirata di orecchie senza precedenti, frutto di una stanchezza che si fa sentire, alla luce di un prolungato disinteresse nel voler trovare una soluzione per questo Paese portato sul lastrico. Troppe polemiche, troppi scontri e inutili opposizioni che hanno fatto solo il peggio per un’Italia sempre più divisa e frammentata anche in parlamento. 

L’invito, dunque, alla coesione e allo sforzo comune per il bene del Paese: “Le forze rappresentate in parlamento, senza alcun eccezione, debbono dare ora, nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano, il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del Paese.Sentendo voi tutti, onorevoli deputati e senatori, di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare. Permettete che ve lo dica uno – con la voce rotta dalla commozione - che entrò qui da deputato all’età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica”. 

Un messaggio al popolo grillino  -  “Adesso spetta darsi un programma secondo le priorità e la prospettiva temporale che si riterrà opportuna. E la condizione è dunque una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo nel parlamento da poco eletto – riferendosi evidentemente ai deputati grillini - sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze nell’interesse generale del paese” “Sulla base dei risultati elettorali di cui non si può non prendere atto, che piacciano o pur no – prosegue Napolitano puntualizzando che non ci siano stati vincitori né perdenti, e richiamando le forze politiche al loro dovere - non c’è partito o coalizione, omogenea o presunta tale, che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori o qualunque patto, se si preferisce questa espressione, si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. E si indica tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e far vivere un governo non trascurando, su un altro piano, le esigenze e le intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale. D’altronde – sottolinea - non c’è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito, nemmeno più il Regno Unito”. “Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni e convergenze tra forze politiche diverse – e qui il riferimento al Movimento 5 Stelle è palese - è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di alleaanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile, come non mai faziosa e aggressiva di totale incomunicabilità”. 

La sua promessa e il suo impegno per il bene dell'Italia - Infine, conclude dicendo che non è per prendere atto dell’ingovernabilità causata da quanto detto, che ha accolto l’incarico di Presidente della Repubblica. “L’ho accolto – dice – anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno e farò a tal fine ciò che mi compete, non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt’al più, per usare un’espressione di scuola, da fattore di coagulazione. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità!”
“Inizia oggi per me questo, non previsto, ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata, inizia per voi un lungo cammino con passione, con rigore e con umiltà. Viva il Parlamento, viva la Repubblica, viva l’Italia”. E con un applauso corale, la platea saluta queste parole finali di un discorso travolgente, saggio e più che mai responsabile e garante di una corretta amministrazione e conduzione dello Stato in un’epoca complessa e affetta da una crisi senza precedenti.
 
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