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Kim Jong-Un gioca a Risiko

Il leader coreano minaccia attacchi nucleari contro gli Stati Uniti: reale pericolo o provocazione mediatica?

di Luca Castrogiovanni
politica | Degno del miglior Risiko. 
E' lo scenario venutosi a creare nel mar Giallo a seguito delle dichiarazioni del leader nord-coreano Kim Jong Un : "L'esercito ha l'ordine di sferrare uno spietato attacco nucleare contro gli Stati Uniti". Le parole creano logico allarmismo a Washington che si appresta ad un massiccio dispiegamento di truppe e sistemi anti-missile presso l'isola di Guam, avamposto del Pacifico che ospita una delle più grandi basi statunitensi. 
Tensione alta dunque su cui anche Cina Russia, alleate di Pyongyang, hanno espresso parole di condanna oltre che di preoccupazione per la linea nord-coreana. 

L'ordine dato all'esercito è solo l'ultima delle provocazioni iniziate con la riattivazione di un reattore nucleare e la chiusura del distretto di Kaesong, l'unico dove sono ammessi lavoratori della Corea del Sud; a questi si aggiunge lo spostamento di un missile sulla costa. 
Gli Stati Uniti hanno comunque annunciato che difenderanno il loro territorio, hanno intensificato la loro presenza nell'area con lo spostamento di diverse unità navali, e le dichiarazione provenienti da Seul "pronte ad annientare le truppe nord-coreane in 5 giorni", non aiutano a placare una situazione che rischia di sfuggire di mano. In realtà, quella del regime sarebbe una propaganda più a scopo interno, volta a saldare la vacillante posizione del giovane presidente che non godrebbe della totale "devozione" di tutti i suoi uomini e analizzando più lucidamente i fatti bisogna non sopravvalutare le potenzialità della Corea del Nord; la riattivazione del reattore può essere inteso più come atto dimostrativo vista l'arretratezza dello stesso che nell'immediato non rappresenta un serio pericolo ma solo la violazione di accordi internazionali. 
C'è inoltre da chiedersi quanto una guerra possa convenire alla Corea del Nord, se magari non sia una strategia per ottenere accordi che possano aiutarne l'economia. 
E una guerra "in casa" della Cina potrebbe rivelarsi controproducente anche per gli stessi Stati Uniti, a rischio verrebbero messi gli equilibri politici-economici globali. Lo sfoggio dell'apparato bellico è quindi stato per adesso l'unico canale di sfogo di questa nuova crisi, manca probabilmente un piano diplomatico su cui sarebbe auspicabile puntare; nelle ultime ore sembra emergere questa linea, non sono state ancora intraprese trattative ma un abbassamento dei toni sopratutto da Usa e Corea del Sud è stato registrato. 

Nell'articolo è stata omessa, volutamente, la parola pace, giusto per coerenza con l'evolversi della crisi dal momento in cui non è mai stata pronunciata, e anche perchè è sempre l'ultima cosa a cui si pensa quando si parla di guerra, paradossalmente.
 
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