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L'Italia post elettorale? 'Tutto fumo e niente arrosto'

Napolitano: "I problemi non possono aspettare. L'Italia ha bisogno di un governo"

di Claudia Guarino
politica | “I problemi urgenti e le questioni di fondo che riguardano l'economia, la società, lo Stato, non possono aspettare, debbono ricevere risposte e dunque richiedono che l'Italia si dia un governo ed esprima uno sforzo serio di coesione''. Queste (sagge) parole, pronunciate dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, tuonano irrompenti come quelle di un giudice che invita le parti a sedare gli animi e a raggiungere un “accordo” per il bene di “tutti”. 

L'appello di Napolitano - In un momento in cui la calma è solo apparente, Napolitano si rivolge ai leader dei partiti richiamandoli ad un atteggiamento serio e responsabile, affinché questo periodo post elettorale, non si caratterizzi esclusivamente per gli inutili scontri mediatici che riguardano tutte le parti, impegnate in questi giorni a lanciarsi fango addosso, ma serva principalmente a fare chiarezza, lucidamente, su quelle che sono le priorità per il bene del Paese e quelli che sono gli strumenti funzionali alla risoluzione e all’adempimento di tali necessità. ''Sarebbe auspicabile e costituirebbe un segnale positivo per chi guarda all'Italia – afferma il Presidente della Repubblica - che le scelte relative ai vertici delle istituzioni rappresentative, avvenissero in un clima disteso e collaborativo''. 

"Tutto fumo e niente arrosto" - L’immagine che in realtà viene fuori dai più noti salotti televisivi, in cui le parti politiche si confrontano (o meglio si scontrano), e dai titoli dei quotidiani, che riportano le dichiarazioni virgolettate di chi vuol dire la sua, provocatoriamente in alcuni casi e persino in maniera offensiva in altri, sarebbe, invece, quella di cento cani sopra un osso, che si contendono il “premio” abbandonandosi a futili commenti, incapaci di concentrarsi sul vero nocciolo della questione: la governabilità dell’Italia. 
Così, ad esempio, il Pdl si preoccupa di organizzare una manifestazione “anti-toghe”, scendendo in piazza per protestare contro “una parte di magistratura politicizzata che intende eliminare il leader politico più votato negli ultimi vent’anni" – come dichiara il segretario del partito Angelino Alfano – piuttosto che, magari, occuparsi dei problemi reali e seri che in questo momento riguardano non un leader politico, bensì circa 60 milioni di persone che vivono sul suolo italiano. 
E il Pd, apparente vincitore di queste ultime elezioni, che invece di ammettere i propri errori e mostrarsi coeso in un momento cruciale per dimostrare la sua preparazione, nonché una prontezza a tenere in mano le redini del Paese, continua a frammentarsi al suo interno e a palesare instabilità. Sì, perché il Partito Democratico, oggi, è sostanzialmente scisso in due grandi fazioni: i vecchi e i nuovi. 
Pier Luigi Bersani, infatti, rappresentante dei “vecchi, leader del partito e candidato premier, non ha nemici soltanto fuori casa, ma anche dentro. Il riferimento è chiaro: Matteo Renzi, rappresentante dei “nuovi”, sindaco di Firenze, candidato, perdente, alle primarie del Pd lo scorso novembre, rappresenta ad oggi una minaccia seria alla stabilità interna al partito. Così, al pronostico di Renzi al “Messaggero” circa la durata di una legislatura “che batterà ogni record di brevità”, Bersani ha replicato dicendosi “piu' fiducioso sulla durata di questo governo perché l'esigenza di cambiamento è conclamata''. 
La parte “nuova” del partito, però, non sembra perfettamente in linea con le idee e le iniziative proposte dai “senior”: i parlamentari under 35 del Pd, infatti, hanno rivolto un appello ai colleghi deputati, per evitare che si torni alle urne e per fare di questa legislatura un strumento per far approvare una serie di provvedimenti in favore della generazione che più sta subendo gli effetti della crisi. 
''In queste ore - si legge nell'appello - la parola ricorrente è “responsabilità''. Responsabilità di non tornare alle urne e spendere altri 400 milioni di euro degli italiani”. 
Il “non” ritorno alle urne, comunque, sembra essere l’unico punto d’incontro fra i membri del Partito Democratico, vecchi e nuovi. 
Bersani lo ha fatto capire, vuole governare. Resta da capire come dato che i numeri non bastano, un’apertura al Pdl è fuori discussione, e l’idea di “allearsi” al Movimento 5 Stelle incontra un muro d’acciaio eretto dai grillini e dal loro leader. Ci si mette, infatti, anche l’atteggiamento radicale e “incorruttibile” di Beppe Grillo, il quale, ostinato a proseguire solitario sul suo cammino, rifiuta ogni tentativo di avvicinamento da parte di Bersani che auspica, forse, a un tipo di governo incentrato sul dialogo e sulla “collaborazione” con il M5S, rifacendosi al modello siciliano, tanto amato ed acclamato in questi giorni da Grillo stesso. 

Grillo contro il giornalismo e le televisioni - Il lavoro del Movimento 5 Stelle, intanto, continua e lunedì mattina sono stati eletti, dai gruppi parlamentari del M5S, per i prossimi tre mesi due capigruppo portavoce, Roberta Lombardi per la Camera, e Vito Crimi per il Senato. Gli unici autorizzati dal leader a parlare dopo aver discusso e condiviso i contenuti con i componenti del gruppo. Perché, come sappiamo, è guerra in corso quella dichiarata da Beppe Grillo a tutti i giornalisti italiani. “Attenti ai lupi!" – scrive infatti sul suo blog riferendosi a loro - Nel dopo elezioni la tecnica dei conduttori televisivi, dipendenti a tempo pieno di pdl e pdmenoelle, è simile. Il loro obiettivo è, con voce suadente, sbranare pubblicamente ogni simpatizzante o eletto del M5S e dimostrare al pubblico a casa che l'intervistato è, nell'ordine, ignorante, impreparato, fuori dalla realtà, sbracato, ingenuo, incapace di intendere e di volere, inaffidabile, incompetente". 
"L'accanimento delle televisioni nei confronti del M5S – prosegue Grillo nel suo discorso - ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti. Questa non è più informazione, ma una forma di vilipendio continuato, di diffamazione, di attacco, anche fisico, a una nuova forza politica incorrotta e pacifica. Le televisioni – conclude - sono in mano ai partiti, questa è un'anomalia da rimuovere al più presto". 

Insomma, un’accozzaglia di commenti pepati, appelli provocatori, risposte altrettanto provocatorie e nulla di concreto e tangibile che ripristini e tocchi con mano le vere piaghe di quest’Italia “ribelle”, divisa e attraversata da una profonda crisi economica e politica, che vede la luce sempre più lontana e in fondo al tunnel.
 
Commenti (1)
scritto da roby il 09-03-2013 16:59:20
 
spero tanto che sti pseudo giornalisti con in testa espreso ecc riescano a demolire il movimento 5 stelle anzi se cè da firmare...srei disposto anche a pagare anche se non lavoro da 6 anni cosi poi inevitabilmente sarà movimento dei bastoni non vedo l ora di sfogare le frustrazioni che sti ipocriti man creato...DAI DISTRUGGIAMO M5S
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