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L'Osservatorio della pesca mediterranea lancia l'allarme: 'Licenziamenti e filiera ittica a rischio'

In un solo anno il compartimento marittimo della nostra regione ha 'perso' ben 86 imbarcazioni

di Natalia Librizzi
politica | L’Osservatorio della pesca del Mediterraneo convoca, periodicamente, una riunione plenaria per discutere dell’acquacoltura in Sicilia e nelle zone a essa prospicienti. 

L’ingegnere Giuseppe Pernice, coordinatore dello stesso Osservatorio, ha descritto una realtà la cui arretratezza è direttamente proporzionale al silenzio che la investe, ma è anche e soprattutto agevolata dalla politica dell’Unione Europea, volta al ridimensionamento del comparto peschereccio siciliano. 
Se in data 31 dicembre 2011, infatti, si contavano 3035 battelli, esattamente un anno dopo – ci informa l’Ingegnere – il compartimento marittimo della nostra regione ne ha contati 2949, causando cioè la dismissione di 86 imbarcazioni relativamente giovani e il conseguente processo di invecchiamento della flotta siciliana: l’età media della nostra forza navale è ad oggi di 33 anni, contro i 28 di dieci anni fa, e soltanto 4 battelli risultano essere stati costruiti nel 2012, destabilizzando un settore già in crisi quale quello della cantieristica navale. 

A fronte di tale politica di distruzione e di invecchiamento, 400 pescatori, “le vere sentinelle del mare” (definiti così da Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto Produttivo della pesca), hanno perso il posto di lavoro, licenziamenti che hanno colpito di riflesso l’intero indotto e la filiera ittica. I propositi della riunione plenaria dell’Osservatorio della pesca del Mediterraneo, tenutasi presso la Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana giorno 8 febbraio 2013, insieme con i rappresentanti delle delegazioni di Malta, Tunisia, Libia, Turchia, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo, Mauritania, Marocco, Costa d’Avorio, Mozambico, Algeria, Yemen e Oman, sono quelli del rinnovamento tecnologico, con la costruzione di pescherecci ecocompatibili (questo significherebbe aumento di reddito e di occupazione in Sicilia) e  dell’internazionalizzazione, come esempio di collaborazione tra nazioni e di “Blue Economy”. 
È ripartendo dal territorio e dalle risorse locali, scrive l’economista belga Gunter Pauli, che può iniziare uno sviluppo che sia sostenibile.
 
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