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L'Unità titola 'No di Renzi al Governo Bersani'. Scoppia il caos nel Pd

I renziani non ci stanno e chiedono le dimissioni del direttore Claudio Sardo

di Claudia Guarino
politica | 'No di Renzi al governo Bersani'. Con questo titolo, ieri, l’Unità, quotidiano nazionale di "area" Pd, diretto dal bersaniano Claudio Sardo, è uscito in tutte le edicole italiane. 
Un messaggio forte, chiaro e diretto non gradito ai renziani che lo hanno interpretato come un palese tiro mancino nei confronti del primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi

L'intervista del Corriere della Sera a Renzi - Tutto è iniziato lo scorso giovedì 4 aprile quando Matteo Renzi, Sindaco di Firenze e avversario di Bersani alle primarie del Pd, si è lasciato andare ad una serie di commenti sull’operato del suo antagonista, durante un’intervista al Corriere della Sera: “Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito; oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti. Non è possibile – afferma Renzi - che il noto giurista Migliavacca un giorno proponga ai grillini di votare insieme la richiesta di arresto per Berlusconi, che tra l'altro non è neanche arrivata, e il giorno dopo offra al Pdl la presidenza della convenzione per riscrivere la Carta costituzionale. In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado. Io ho tutto l'interesse a votare subito. Ma l'importante è decidersi”. 
Renzi, dunque, senza troppi giri di parole, giudica instabile e incoerente la gestione di questa situazione da parte di Bersani e dei suoi che, accecati dal desiderio di governare, pur consapevoli dell’impossibilità conclamata anche dal Presidente della Repubblica, non sanno da che parte andare e a chi chiedere appoggio prima, senza seguire una linea logica e fedele a un unico criterio. L’immagine - volendo utilizzare il linguaggio metaforico di Bersani - sembrerebbe quella di un gruppo di naufraghi, a bordo di una zattera, che pur di non perdere l’apparente equilibrio, stanno immobili, senza sporgersi né da un lato né dall’altro, perché consapevoli di finire in mare in entrambi i casi. Grillo, che non cederà mai nei confronti di nessuno, meglio tenerselo buono ma non troppo; Berlusconi, l’acerrimo nemico di sempre, meglio tenerlo lontano; un’alleanza con lui sarebbe, per Bersani, un po’ come chiedere a Peter Pan di diventare amico di Capitan Uncino. 

"Grillo non sarebbe qui se il Pd avesse fatto il suo dovere" - A proposito di Grillo, invece, e del fatto che sia lui l’effettivo “vincitore” di queste elezioni, Renzi, al Corriere della Sera, ha dichiarato che se il Pd avesse fatto ciò che doveva fare Grillo non avrebbe preso tutti questi voti. “Se un marziano fosse arrivato in Italia il 25 febbraio – ha detto Renzi - avrebbe visto tre leader tutti e tre convinti di aver vinto o comunque di essere andati bene, più un quarto, Monti, che diceva: in pochi giorni non potevo fare di più. Nel frattempo l'economia attraversa una crisi drammatica. E noi passiamo le giornate a farci spiegare dalla Lombardi, con un'arroganza che non si vedeva dai tempi della Prima Repubblica, cosa siamo e cosa non siamo? Rivendico il diritto alla dignità della politica, che è una cosa seria. Noi non dobbiamo inseguire Grillo. Facciamo noi i tagli alla politica, aboliamo il finanziamento pubblico ai partiti e poi vediamo chi insegue». Assolutamente contrario, appare dunque Renzi, a questo atteggiamento semi-prostrante da parte di Bersani nei confronti di Grillo il quale, a onor del vero, sembra portare avanti più una politica di “guerra” che di pace. 
Il Sindaco di Firenze, forse, piace tanto proprio per questa sua capacità di incarnare il nuovo cittadino italiano, stanco di una politica obsoleta fatta di troppe parole e pochi fatti, e desideroso, pertanto, di rivoluzionare il sistema, non con l’aggressività e l’estremismo che rischia di portarlo fuori strada, ma con lucidità, fermezza e competenza, in modo da eliminare il marcio senza distruggere quel poco di “sano” e di buono che si è fatto. 

"L'alleanza con Berlusconi? Non è necessaria" -  Per citare ancora qualche altro frammento dell’intervista, che ha suscitato non poche polemiche all’interno del Pd, alla domanda del giornalista del Corriere della Sera, circa la necessità o meno di allearsi con Berlusconi, Renzi ha risposto “Non necessariamente. Deve smettere di fare melina – riferendosi al suo partito - Non parto dall'accordo con Berlusconi. Parto dal fatto che si devono avere idee chiare. O si va a votare, e la cosa non mi spaventa; anche se, ad andare in Parlamento, non trovi un deputato convinto in cuor suo che si debbano sciogliere le Camere, per quanto nessuno abbia il coraggio di dirlo fuori. Altrimenti si fa un patto costituente da cui nasce la Terza Repubblica. Qui invece si punta a prendere tempo e a eleggere un capo dello Stato che ci dia più facilmente l'incarico di fare il nuovo governo». 
 Il problema, quindi, non risiederebbe nell’alleanza o meno con Berlusconi, ma sarebbe da ricercarsi piuttosto nell’ostinato tentativo del Pd di formare un Governo, sfuggendo a nuove elezioni, pur non avendo le possibilità per farlo. 

"Non importa cosa faccia basta che faccia qualcosa" -  La vera critica mossa da Matteo Renzi, infatti, non è tanto quella di favorire il Movimento5Stelle al Pdl, o di andare, o meno, di nuovo al voto, ma di non muovere effettivamente un passo verso nessuna direzione. Durante un’intervista a Radio 105, Renzi, infatti, dice: "Se vogliono che si vada a votare andiamo a votare, se vogliono fare l'accordo con il Movimento 5 Stelle lo facciano, se vogliono fare un accordo con il Pdl lo facciano. Ma qualcosa facciano". 
 E’ chiaro che quelle di Matteo Renzi non siano di certo parole all’acqua di rosa. Ed è evidente, pertanto, che le reazioni dei bersaniani non potevano che essere infuocate tanto da riaccendere il “duello” Renzi – Bersani messo da parte, ma rimasto latente, durante il periodo elettorale. L’Unità, ieri, attacca Renzi. 
I fedelissimi del Sindaco di Firenze propongono le dimissioni del direttore del Quotidiano, Claudio Sardo. Matteo Richetti, ad esempio, neoparlamentare vicinissimo a Matteo Renzi, si rivolge direttamente all’Unità e dice: "'No di Renzi al governo Bersani è esattamente il contrario della verità. E' cioè del fatto che Matteo Renzi ha sostenuto e sostiene lealmente la decisione che Bersani sia la nostra indicazione a premier. Ha solo precisato che occorre fare in fretta. Voler dare di Renzi l'idea della persona inaffidabile – sottolinea Richetti - e che sotto sotto non pensa quel che dice, ci rigetta nella propaganda. 

Renzi, allora, vorrebbe forse correre da solo? “Uscire e fare un partito non ha senso, ce ne sono anche troppi", si legge in una delle sue dichiarazioni. 
Forse, dunque, il passo avanti che il Pd dovrebbe fare sarebbe semplicemente quello di cambiare il candidato Premier e andare incontro alla “nuova Italia” che cresce e che avanza. Un’Italia fatta di persone che dopo anni di stallo e precarietà vogliono rivivere gli anni del boom economico. Chiedono a gran voce trasparenza e lealtà, protestando contro anni di una politica ladra, sporca e inefficiente – e al tal proposito il successo elettorale di un neo-movimento fondato da un comico, diventato in poco tempo il paladino della giustizia, la dice molto lunga – che ha giocato con le sorti di un Paese ridotto sul lastrico. 
La tracotanza di Bersani - e dei suoi sostenitori all’interno del Partito Democratico - nel voler dare all’Italia, a tutti costi, un Governo di sinistra vecchio stampo, senza dare spazio a una nuova forza emergente, in controtendenza, non folle e sconsiderata ma seria, competente e responsabile, rappresenta un capriccio che ancora una volta allontana il vero senso della politica da chi ci crede ancora.

 
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