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La vita di Giulio Andreotti, simbolo della DC e del potere politico

Protagonista della politica italiana del secolo scorso, porta con sè parecchi segreti appartenenti all'Italia della prima Repubblica: dai processi per mafia al caso Pecorelli

di Luca Castrogiovanni
politica |
Si è spento nella sua casa di Roma Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, al culmine di una lunga malattia. 
A darne la notizia i suoi familiari. 
Una vita interamente dedicata alla politica, protagonista della storia recente italiana, aveva 94 anni.

Con la sua morte cala definitivamente il sipario sopratutto sui misteri della controversa storia italiana degli ultimi 60 anni. 
Giulio Andreotti è stato, indiscutibilmente, uno dei primi attori della vita politica del nostro Paese, alla sua figura si associano tante luci, ma anche parecchie ombre. 

La carriera politica - Nato a Roma nel 1919, inizia la sua carriera politica durante gli anni universitari. Nelle prime libere elezioni del 1948 diventa deputato, venendo eletto in tutte le elezioni successive per poi essere nominato senatore a vita nel 1991. Tantissimi poi gli incarichi istituzionali: 7 volte Presidente del Consiglio, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, e poi Finanze, Industria, Bilancio e Partecipazioni Statali
La folgorante carriera politica, sempre nelle file della Democrazia Cristiana, lo ha investito quindi di grandi poteri e di un ruolo di primissimo piano, ma ad un brillante curriculum politico se ne associa uno caratterizzato da molti misteri e sospetti

Le ombre - La storia recente italiana ha contrapposto al boom economico del dopo guerra, erano gli anni '60, periodi bui e di tensione; gli anni di piombo, i decenni delle stragi, il sodalizio con le associazioni criminali, tangentopoli, aspetti da cui mai è stata esclusa, anche se mai direttamente provata, la partecipazione di “apparati deviati dello Stato”. 
Di ufficiale c'è la sentenza del tribunale della Corte d'Appello di Palermo che esattamente 10 anni fa lo assolse dall'accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa” per i fatti successivi al 1980, dichiarando però che negli anni precedenti c'era stata una “concreta collaborazione” con esponenti di spicco della mafia siciliana, fatti non giudicabili per la prescrizione dei reati. 
Era la Sicilia di Salvo Lima e di Vito Ciancimino, dei fratelli Salvo, riconducibili tutti alla corrente “andreottiana” della DC siciliana. 
Persone tutte in odor di mafia certificate da sentenze della magistratura e da dichiarazioni di parecchi collaboratori di giustizia.
Quasi pari al valore di una sentenza, anche le parole del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che durante la sua “missione” siciliana dichiarava al presidente Spadolini come “la corrente andreottiana fosse la più inquinata”. 

Andreotti è stato anche coinvolto ed assolto nel processo del giornalista Mino Pecorelli, di cui secondo l'accusa avrebbe ordinato l'uccisione; i motivi sarebbero riconducibili alle inchieste che stavano per essere pubblicate sui finanziamenti illeciti alla Democrazia Cristiana

Accuse di omissioni anche per il caso Ustica; le dichiarazioni di Cossiga rese prima della morte "il dc9 fu colpito da un missile" sottolineano come le istituzioni fossero al corrente di certe verità. Andreotti, uomo dall'acuta ironia, ha sempre usato questa carta per sviare dalle accuse spesso rivoltegli come custode di tanti misteri. 

Il cordoglio della politica - Il mondo politico trova un altro momento di unità nell'esprimere cordoglio per la morte di Andreotti; il presidente del Consiglio Enrico Letta lo definisce “protagonista della democrazia italiana - un attore di primissimo piano di oltre sessant'anni di vita pubblica nazionale”.
Anche la presidente della camera Boldrini esprime vivo rammarico e cordoglio elogiandone la figura politica, unanimi tutti i leader dei partiti nell'enfatizzare gli aspetti positivi di Giulio Andreotti esaltandone le doti di statista e dello straordinario attaccamento alle istituzioni. 

L'Italia saluta per sempre uno dei primi attori della politica del secolo scorso: un uomo dalle indiscusse doti politiche ma dai tanti lati oscuri e misteriosi. Misteri che da oggi, ufficialmente, non avranno mai nessuna sua risposta, almeno per bocca di Andreotti.
 
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