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Le Taranto di Sicilia - Priolo

Finisce a Priolo il viaggio tra le raffinerie siciliane, ma la questione salute-lavoro non riguarda solo il petrolio.

di L.C.
politica | A Priolo, lembo della Sicilia orientale, si conclude il nostro viaggio tra le raffinerie siciliane, e la dolorosa constatazione che nei grossi agglomerati industriali, l'incidenza di malattie sulla popolazione è un dato di fatto. 
I dati di Priolo, confermano la tendenza riscontrata nelle aree di Milazzo e Gela, incidenza tumorale superiore alla media nazionale, inquinamento dell'aria e delle falde, malformazioni
Il nostro viaggio si è svolto lungo le vie del petrolio, ma non è solo il greggio ad uccidere. 
La stessa Ilva, da cui siamo partiti è un'acciaieria, l'Eternit ha avvelenato costruendo materiale per l'edilizia utilizzando fibre di amianto. Quest'altra brutta storia ha delle analogie col nostro viaggio tra Priolo e Siracusa perchè, per quasi 40 anni, in questa zona è stato attivo uno stabilimento della Eternit Siciliana
E poi il caso di Biancavilla, Catania, che rientra nella lista delle 44 zone italiane dove la mortalità per tumore è più elevata rispetto alla media nazionale (incluse Gela, Milazzo e Priolo).
Nonostante non vi siano presenti sul territorio agglomerati industriali, la causa va ricercata nell'estrazione dell'amianto dalle cave circostanti. 

L'eloquente domanda viene a questo punto riproposta: è impossibile conciliare lavoro e salute? 
Nei territori di cui si è parlato, i danni sono ormai stati perpetrati quindi è urgente la necessità di imponenti opere di bonifica, la conciliazione dei diritti al lavoro e alla salute dev'essere affrontata nel contesto di sviluppo su cui la Sicilia intende puntare. 

Il sogno industriale di Priolo parte negli anni '50 con la costruzione della raffineria che diviene rapidamente un forte richiamo per altre aziende che qui decidono di fare investimenti. Nasce la centrale termo-elettrica e prolifera l'indotto con la creazione di tante aziende a supporto dell'agglomerato industriale. Arriva anche l'industria chimica, rendendo quello della fascia siracusana il più grande polo petrolchimico d'Europa; il problema della disoccupazione appare così risolto. 
Il triangolo industriale composto da Melilli – Priolo – Augusta fino agli anni '70, continua ad attirare aziende ed investimenti, nonostante inizino ad emergere le prime collusioni con la politica, il pagamento di tangenti per la facilitazione ad ottenere autorizzazioni, e con i primi studi circa l'impatto sulla salute dei cittadini per l'eccessiva attività industriale.

Uno studio durato 35 anni ed illustrato solo poco tempo fa, curato dal medico pediatra Giacinto Franco, rivela come questo comprensorio sia sottoposto ad un inquinamento (molto alto e documentato), di metalli pesanti genotossici e da inquinanti organici persistenti che creano un eccesso di patologie tumorali, malattie cardiorespiratorie. Altri studi, condotti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno evidenziato un'incidenza tumorale superiore del 10% in queste popolazioni, e da altre ricerche è emerso il triste dato di malformazioni alla nascita che superano il 3% con picchi quasi raddoppiati in alcuni anni.

Ma se l'impatto sulla salute è stato devastante, anche l'aspetto occupazionale non è da meno. La sola Erg-Lukoil, che gestisce la raffineria, conta oggi più di 3.500 dipendenti, ma è stata avviata una ristrutturazione aziendale che prevede il dimezzamento della forza lavoro entro i prossimi 2 anni. Queste sono le regole di mercato che portano a fare investimenti dove conviene. 
Le reali ripercussioni sono soprattutto nelle aziende dell'indotto, che pagano con chiusure e licenziamenti, una crisi economica oltre che ambientale.
Se aziende che inquinavano hanno chiuso (le prime avvisaglie si sono avute con la Eternit Siciliana negli anni '90), con il conseguente calo delle attività collegate, la colpa non è certo dovuta alla salvaguardia dell'ambiente, semmai ad un sistema troppo morbido sulle conseguenze dell'inquinamento, destinato inesorabilmente a ritorcersi contro se stesso. 
La necessità odierna resta una reale bonifica di tutta l'aria interessata da agenti inquinanti. Progettare un rilancio occupazionale che tuteli la salute dei cittadini un diritto imprescindibile.
 
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