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Nel dialogo con gli agenti, Riina conferma l'esistenza della Trattativa

Una relazione è stata consegnata ai magistrati che indagano sulla trattativa. In una 'chiacchierata' con gli agenti il boss avrebbe fatto alcune ammissioni

di Luca Castrogiovanni
politica | Non sono dichiarazioni ufficiali, ma le “confidenze” che Totò Riina avrebbe fatto ad alcuni agenti della polizia penitenziaria, se confermate, possono certo essere definite clamorose. 
Nel dialogo con gli agenti, finito poi in una relazione e consegnata ai magistrati, il “capo dei capi” avrebbe avuto parole sui fatti del ’92: le stragi di Capaci e via D’Amelio e la trattativa Stato-mafia
Un parere sarebbe anche stato espresso su Giulio Andreotti, definito “un galantuomo”. 

Secondo Riina c’è la complicità dei servizi segreti dietro gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, impossibile che “Brusca abbia fatto tutto da solo” e sarebbero sempre i servizi segreti i responsabili della sparizione dell’agenda rossa. A proposito della Trattativa, Riina conferma che ci furono dei tentativi di dialogo con apparati dello Stato e che non furono i boss a cercare il contatto: "Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me". 
Parole anche sulle circostanze che hanno portato al suo arresto; in questo caso, il “merito”, sarebbe di Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. Riina si dichiara inoltre un “andreottiano” convinto; agli agenti avrebbe confidenzialmente dichiarato di essere, da sempre, un seguace della sua corrente, negando il famoso bacio:"lei mi vede che possa baciare Andreotti?".  

Pesanti quindi le parole del boss, catturato nel 1993: difficile che le dichiarazioni possano però essere confermate in sede giudiziaria, Riina non si è mai pentito né ha mai collaborato con la magistratura. 
Gli agenti, interrogati dai magistrati, hanno confermato tutto il contenuto della relazione che è stata depositata al processo per la Trattativa. Riina è stato descritto dagli agenti come lucido e cosciente durante il dialogo. 
Perplessità invece arriva dal direttore del carcere di Opera dove Riina è rinchiuso, secondo cui potrebbe esserci un piano preciso dietro queste dichiarazioni, così come non sarebbe da sottovalutare qualche problema mentale legato all’età. 

Le parole di Riina avvalorano comunque le tesi dei magistrati, che decida o meno di “pentirsi” è palese che sulle stragi del ’92 le ombre ci sono, e pure tante.
 
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