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Operazione IBAN: 15 arresti alla Regione Sicilia

Maxi truffa da oltre 500mila euro: i soldi destinati alle società che avevano forniti servizi defluivano sui conti correnti personali degli indagati

di Redazione di BuonGiornoSicilia
politica | I Carabinieri di Palermo hanno eseguito un'ordinanza cautelare nei confronti di 15 persone, dipendenti della Regione Sicilia o imprenditori, indagate a vario titolo per peculato, truffa, turbata libertà degli incanti, falsità materiale e ideologica

Tra i fermati la dirigente regionale Concetta Cimino, Emanuele Currao e Marco Inzerillo entrambi funzionari del direttivo regionale, Maria Antonelli Cavalieri e Federico Bartolotta entrambi istruttori del direttivo regionale, il collaboratore regionale Vito Di Pietra, Giampiero Spallino, Carmelo Zannelli, Michele Ducato funzionario regionale, Marcella Gazzelli e gli imprenditori Mario Avara e Amedeo Antonio Filingeri.

Al centro dell'inchiesta un meccanismo di distrazione e successiva appropriazione indebita di circa 500 mila euro che confluivano sui conti correnti personali degli indagati invece che su quelli delle imprese che lavoravano per la Regione. 
Le indagini, partono nel febbraio 2012 dai carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura, dopo le denunce sporte dal Dirigente protempore del Dipartimento dell’Istruzione e Formazione Professionale dell’Assessorato della Regione Siciliana, Dr. Ludovico ALBERT, e dal dr. Marcello MAISANO, attuale dirigente dell’Area AA.GG. del medesimo Dipartimento, a seguito della ricezione di una diffida per mancato pagamento di un importo pari a 100.000 € circa in favore di una società di servizi. 
Gli approfondimenti disposti dalla dirigenza permettevano di verificare che l’IBAN del conto corrente sul quale era confluita la somma era intestato ad un soggetto diverso dal reale beneficiario, ossia al titolare di un’attività commerciale di rivendita di legname di Palermo, tale Mario AVARA. L'imprenditore inoltre, aveva ricevuto un altro pagamento per ulteriori 100.000 €, successivi a quelli della prima diffida.
L' appropriazione di fondi pubblici, mediante la sostituzione dell’IBAN dei c/c dei legittimi beneficiari sui relativi mandati di pagamento con i codici IBAN relativi a c/c intestati agli autori delle condotte criminose, era un comportamento "usuale", da ciò che è emerso da ulteriori indagini.
 
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