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Processo Ruby, il Pm chiede sei anni di reclusione per il Cavaliere

Boccassini: "Non v'è dubbio che Ruby abbia fatto sesso con Berlusconi in cambio di soldi"

di Claudia Guarino
politica |
Opinioni a parte, i fatti oggi stanno così: Il Procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, al termine della sua requisitoria al processo per il caso Ruby, ha chiesto per l’ex premier, Silvio Berlusconi, sei anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. 

Parla di ''un sistema prostitutivo'', la Boccassini, dando per scontato che Berlusconi abbia effettivamente avuto dei rapporti sessuali con la ragazza marocchina, pur essendo consapevole, ai tempi, della sua minore età. Con questa convinzione, il pm aggiunge nella sua requisitoria, che Berlusconi abbia, allora, abusato anche del proprio potere di Presidente del Consiglio, corrompendo alcuni fra i vertici della Questura di Milano affinché rilasciassero Ruby e l’affidassero a Nicole Minetti, piuttosto che ai servizi sociali, per evitare il rischio che scaturisse uno scandalo sui festini di Arcore. 

Requisitoria durata 6 ore in cui la Boccassini ha ricostruito, punto per punto, le vicende che condannerebbero Silvio Berlusconi a sei anni di reclusione, con l’accusa di concussione e prostituzione minorile. A quei tempi, in cui Ruby non aveva danaro e faceva la ragazza immagine – spiega il pm nella sua requisitoria – “non v’è dubbio che il danaro per sopravvivere a certi livelli - riferendosi al tenore di vita e ai capi griffati indossati dalla ragazza – Ruby se li sia procurati andando di casa in casa”. Un tipo di vita che l’ha condotta ad Arcore – tramite l’aggancio con la Minetti, come si evince dalle intercettazioni telefoniche, rese pubbliche, fra le due donne - fino ad avere rapporti diretti con il Presidente del Consiglio di allora, Berslusconi. 
Nessun dubbio, quindi che “Ruby si prostituisse”, e che abbia “fatto sesso con Berlusconi”, ricevendone dei benefici”. 

Emilio Fede sapeva che Ruby era minorenne – Viene citato anche l’ex direttore del Tg4, Emilio Fede, che, come racconta la Boccassini durante la ricostruzione dei fatti, avrebbe conosciuto Ruby nel 2009, ad un concorso di bellezza in Sicilia. A testimonianza di ciò, il pm cita un’intercettazione in cui Fede diceva di sapere che Karima al Mahroug – Ruby – avesse 13 anni. 
Anche il “fedelissimo Fede”, ai tempi, partecipava ai festini di Arcore e anche lui aveva avuto il piacere di conoscere Ruby che, secondo la Boccassini, era entrata a far parte di quel “sistema prostituivo” che rappresentava, per le ragazze che vi partecipavano, un trampolino di lancio nel mondo televisivo di Silvio Berlusconi. Uno scambio di favori, dunque, dietro le “cene goliardiche” di Arcore, che consisteva nella concessione di denaro, o di altri tipi di benefici, in cambio di prestazioni sessuali. 

“Lele Mora e Nicole Minetti, sono gli organizzatori di questo giro di prostituzione” dice il pm ai giudici. Entrambi, compreso Emilio Fede, erano a conoscenza della minore età della ragazza. Si tratta di un nodo importante da sciogliere, per la Boccassini, perché Berlusconi ha sempre dichiarato di aver creduto a Ruby quando diceva di avere 24 anni, e di non sapere che in realtà ne avesse meno di 18. 

Nipote di Mubarak? Una balla colossale - Sarebbe, inoltre, “una colossale balla” – per usare le parole della Boccassini in aula - la storia che l’imputato Berlusconi ha raccontato - per scagionarsi dall’accusa di abuso di potere - circa la presunta parentela della ragazza marocchina con il presidente egiziano Mubarak. 
 Era chiaro ed evidente ai funzionari della Questura di Milano, che si trattasse di una “bufala” raccontata dalla ragazza minorenne e che la richiesta avanzata da Berlusconi in quel frangente, riguardasse fatti privati e personali piuttosto che questioni di Stato, sottolinea il Pm.

Trasmissione su canale5, "Berlusconi si difende fuori dal processo" -  Infine, la Boccassini, al termine della requisitoria, conclude sottolineando che c'è stato l’ennesimo tentativo da parte di  Berlusconi di difendersi “fuori dal processo e non dentro il processo”. 
Il riferimento è chiaramente rivolto alla trasmissione “La Guerra dei vent’anni” andata in onda domenica scorsa, su Canale5 - rete di proprietà dell’imputato – in cui Berlusconi ha ricostruito i fatti che lo hanno portato davanti ai giudici, montando una vera e propria arringa difensiva, in prima serata, davanti agli occhi e alle orecchie degli italiani sintonizzati sul canale. 

Insomma, è di certo un fatto strano che un imputato, con processo in corso, possa permettersi il lusso di difendersi e di ricostruire i fatti secondo il proprio punto di vista, in una rete nazionale, di sua proprietà, destinata alla visione e all’ascolto di molti.

La prossima tappa nel calendario è prevista per il 24 giugno, data in cui si dovrebbe andare a sentenza.
 
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