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Senza i soldi degli Stati membri, addio Erasmus!

Le associazioni studentesche lanciano l'allarme e diffondono una petizione

di Claudia Guarino
politica | Per alcuni è una semplice “vacanza studio”, per altri il primo viaggio lontano da casa per un lungo periodo, per altri ancora un’esperienza di vita a contatto con nuove culture e nuove abitudini, per molti rappresenta, invece, l’opportunità di studiare all’estero, di imparare altre lingue e di conoscere nuova gente. Stiamo parlando dell’Erasmus, il progetto che da 25 anni offre agli studenti degli atenei di 33 nazioni europee la possibilità di frequentare università straniere, all’interno dell’Unione, per un periodo che varia dai 3 ai 12 mesi. 

L’iniziativa, nata nel 1987, per promuovere l’idea di appartenenza alla Comunità europea, ha sostenuto, in questi anni, migliaia di giovani studenti che hanno potuto usufruire del progetto grazie a uno stanziamento di 3,1 miliardi di euro previsto dal 2007 al 2013. Il bando prevede una borsa di studio che dà diritto ad una somma di denaro comprendente un fisso mensile e una quota variabile in base alla fascia di reddito, e all’iscrizione gratuita presso l’università ospitante. Di norma, è sempre stato lo studente ad anticipare le spese che sarebbero state rimborsate in un secondo momento da Bruxelles. 

 E’ di pochi giorni fa però, purtroppo, la notizia che annuncia il taglio dei fondi destinati all’Erasmus per il prossimo anno. La conferma è arrivata da Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, che ha ammesso: “E’ vero, si stanno esaurendo le risorse finanziarie. Il 30% dei progetti relativi al 2012 potrebbe non essere finanziato”. Così, gli studenti che nel secondo semestre del 2012 stanno già partecipando al progetto, rischierebbero di non vedersi rimborsate le spese dall’Unione europea. Una notizia allarmante che arriva anche dal francese Alain Lamassoure, presidente della Commissione Bilancio del Parlamento europeo che dice: Il programma Erasmus finirà i soldi dalla prossima settimana; Se non si agisce subito non ci saranno più borse di studio da Natale». 
 
Quel che è ancora più assurdo è il fatto che il destino del progetto Erasmus sia oggi nelle mani dei singoli Stati membri, che decideranno autonomamente se versare o meno, una quota di denaro sufficiente al raggiungimento della somma prevista canonicamente per lo stanziamento dei fondi. Una proposta improbabile dato lo stato di crisi che vede oggi coinvolti numerosi paesi dell’Unione europea, che essendo già in difficoltà economica per i propri problemi interni, figurarsi se daranno mai la priorità all’istruzione. 

Inutile dire che l’argomento abbia scatenato l’ira di numerosi studenti interessati al progetto e di quelli già partecipanti in attesa dei rimborsi. Infatti, diverse associazioni studentesche si sono subito mobilitate diffondendo in rete un appello rivolto alle istituzioni europee chiedendo “di predisporre le adeguate soluzioni legislative e finanziare, al fine di salvare ed ampliare il progetto Erasmus”. 

Il testo della petizione che si può firmare accedendo al sito http://www.giovanidemocratici.net/ - Nell’arco di 25 anni oltre 3 milioni di giovani europei sono stati protagonisti del progetto Erasmus. Per generazioni di cittadini europei formarsi, creare conoscenza, economia, socialità, in un paese diverso dal proprio, è stata l’opportunità per contribuire in maniera simbolica e concreta al processo di integrazione europea. Un progetto quello Erasmus che mette al centro della propria stessa identità quelle che dovrebbero essere le basi dell’unione politica del nostro continente: i saperi, le pari opportunità, la fratellanza, la mobilità geografica e sociale. Far morire, dopo un quarto di secolo di importanti risultati ottenuti, questa esperienza sarebbe un atto di miopia politica non perdonabile. Il peso ed i costi della crisi non possono ricadere su quella che invece dovrebbe essere una delle chiavi di volta per uscirne: l’investimento in ricerca, innovazione, mobilità. Per questo chiediamo alle istituzioni europee preposte ed ai nostri rispettivi paese di provenienza di predisporre le adeguate soluzioni legislative e finanziare al fine di salvare ed ampliare il progetto Erasmus. Tassare le transazioni finanziare, ad esempio, così come richiesto anche nella nostra campagna Rise UP ( nella foto e sul sito www.iriseup.eu ), e destinare una quota del fondo ottenuto alle borse di studio europee, alla costruzione della società della conoscenza e all’integrazione potrebbe essere una soluzione auspicabile. 

Giovani democratici (GD) 
Rete universitaria nazionale (RUN) 
 Juventudes socialistas de españa (Jse) 
 La Federaciónde Asociaciones de Estudiantes Progresista (FAEST) Mouvement des Jeunes Socialistes (Mjs)
 
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