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Settimana di fuoco per la politica italiana. Chi sarà il nuovo Capo dello Stato?

Nessun nome ufficiale dopo l'incontro Bersani-Berlusconi. Renzi "bocciato" come elettore. I grillini occupano il Parlamento.

di Claudia Guarino
politica | Settimana densa e complessa, in tema di politica italiana, quella appena trascorsa. Come d’altronde lo è stato l’intero panorama nazionale dal periodo post-elettorale fino ad oggi. 

Chi prenderà il posto di Giorgio Napolitano? Partiamo dall’incontro fra Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. I due leader, rispettivamente di Pdl e Pd, si sono incontrati per circa un’ora, lo scorso martedì, nella sala di presidenza della Commissione Trasporti, alla Camera, per trovare un accordo - o come direbbe Grillo, un “inciucio” – circa il nome del futuro presidente della Repubblica, che il prossimo 15 maggio prenderà il posto dell’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a seguito della scadenza del suo mandato. Nessun nome “ufficiale” è trapelato dall’incontro fra i due esponenti di punta di centrodestra e centrosinistra, come ha confermato il vicesegretario del Pd, presente all’incontro insieme ad Angelino Alfano. Nessun riferimento, inoltre, riguardo a temi che si discostassero dalla questione principale del colloquio. Soltanto nomi “improponibili” – ovvero da non proporre – sono stati palesemente espressi da entrambi i leader, nel tentativo di convergere verso un unico punto d’incontro che possa fare il bene di tutti e non di una sola parte. Del resto, come ha detto Matteo Renzi, intervistato da Enrico Mentana durante il suo Tg a La7, “Il Capo dello Stato non è una bandierina che ti metti in tasca, deve andare bene a tutti per il bene di tutti”. Renzi che, nonostante abbia una visione abbastanza chiara e ferma sulla questione, non è stato preso in considerazione – per la seconda volta – dal suo partito, che ha deciso di non includerlo nelle elezioni del Presidente della Repubblica. 

L’esclusione di Renzi - Non voterà, dunque, Matteo Renzi per il successore di Giorgio Napolitano. Il gruppo consiliare del Pd del consiglio regionale toscano, a seguito di una riunione, ha bocciato la proposta di Renzi come “grande elettore”, anteponendo la figura del presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci. Una decisione che ha destato ulteriori polemiche da parte dei renziani, che già la settimana scorsa avevano contestato duramente la scelta di Claudio Sardo – direttore dell’Unità nonchè bersaniano dichiarato – di titolare il quotidiano con un “NO” di Renzi alla politica di Bersani. Il Sindaco di Firenze, in ogni caso, non sembra aver preso male la decisione del suo partito circa la sua esclusione dalle elezioni del Capo dello Stato, e ha tenuto a precisare, riguardo ai dissidi e le incomprensioni con il Segretario del Pd, che sia grave il fatto che la politica italiana mostri tanto interesse per i “battibecchi” fra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. “Io faccio il tifo per l’Italia” – ha dichiarato durante l’intervista negli studi del Tg di Mentana – “Caro Segretario, smetta di occuparsi di me e già che c’è anche di sé”. Un messaggio diretto, evidentemente sarcastico e polemico, che fa riferimento – probabilmente – all’accanimento, da parte di Bersani, nel voler governare a tutti i costi. “Smettiamo di pensare che la variabile tempo sia indipendente; smettiamo di inseguire le follie di Grillo, talvolta anche umilianti e offensive – dice Renzi a Mentana – Bersani ha il dovere morale di sbrigarsi e di andare al voto per il bene dell’Italia”. Ribadisce, dunque, la sua posizione favorevole circa il ritorno alle urne, sottolinea il fatto che ci si trovi in una situazione d’emergenza e che si debba “fare presto”, e punta il dito contro Grillo, invitando Bersani a non dar troppo peso alle sue dichiarazioni “umilianti” e ai suoi gesti “folli”.

L’incontro fra Renzi e D’Alema – Se da un lato il rapporto con Bersani sembra guastarsi di giorno in giorno, dall’altro, le cose sembrano andare un po’ meglio con un altro veterano del centrosinistra: Massimo D’Alema. Sì, perché giovedì pomeriggio, il sindaco di Firenze e D'Alema si sono incontrati a Palazzo Vecchio, nel capoluogo toscano, per "una lunga, cordiale e amichevole conversazione" – come ha detto lo stesso Massimo D’Alema al termine del meeting. "Se si creerà un clima di sufficiente convergenza, un clima diverso nell'elezione del capo dello Stato, può darsi che questo possa aprire la strada a una soluzione per il governo. Adesso - ha proseguito D’Alema - sinceramente mi pare che il tema del governo venga dopo". Ricordando, dunque, che il Pd ha scelto di comune accordo di voler dare priorità all’elezione del futuro Capo dello Stato, ha poi spiegato:"Domani mattina vedrò Bersani, ho un appuntamento con lui. Siccome il nostro partito ha una grande responsabilità in questo momento, stiamo cercando insieme di trovare delle soluzioni utili per il Paese, in un clima positivo". Infine, ha concluso, "Due come noi che dovrebbero scindersi vengono invece da una cordiale e amichevole conversazione". 

L’occupazione del Parlamento dei grillini – Tornando ai “gesti folli” di Grillo secondo Matteo Renzi, l’idea di occupare la Camera fino alla mezzanotte di lunedì scorso certamente non è stata una mossa “moderata”. I deputati del Movimento5Stelle, infatti, hanno deciso si restare in Parlamento a leggere diversi articoli della Costituzione, in segno di protesta contro “Bersani, Berlusconi e Monti”, giudicati come “golpisti” per aver tolto al Parlamento italiano la funzione legislativa, decidendo di non permettere l’insediamento delle commissioni permanenti in attesa del nuovo governo. «Il MoVimento 5 Stelle vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora – si legge sul blog di Beppe Grillo - Il Paese è al collasso e l'attività legislativa è bloccata. Un suicidio. Commissioni subito o partiti commissariati. Il Parlamento deve ritornare a essere sovrano». La protesta, trasmessa in diretta streaming, è durata fino alla mezzanotte.
 
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