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Jorge Juary: "Il tacco di Allah visto da un'altra prospettiva

Quando non basta decidere una finale di Coppa Campioni per diventare un'icona

di Andrea Agrifoglio
#Controcalcio | Quando non basta entrare dalla panchina, firmare un assist ed un gol decisivo durante una finale di Coppa dei Campioni per diventare un’icona. Perché in quella finale, seppur il tuo gol è valso la vittoria, c’è qualcuno che ha oscurato la tua prodezza, involontariamente. Ed allora verrai ricordato negli annali soltanto per quel modo di esultare (tre giri attorno alla bandierina del calcio d’angolo) che, all’epoca, venne giudicato bizzarro. Se i puristi della festa vedessero quello che accade oggi… Jorge Juary, brasiliano, allenatore del Sestri Levante ed opinionista tv ai giorni nostri, ma attaccante dagli ottimi mezzi negli anni ottanta, con trascorsi anche in Italia, dopo aver salutato Pelé. Juary arriva nel nostro paese per vestire la maglia dell’Avellino, prima di fare tappa a Milano (sponda Inter), Ascoli e Cremona. In realtà i suoi numeri non sono esaltanti in quanto a realizzazioni e quindi, dopo un lungo peregrinare su e giù per la nostra penisola, arriva l’arrivederci e l’approdo al Porto. Con un simile biglietto da visita in molti non scommettono un centesimo sulla sua rinascita, ma il brasiliano era pronto a stupire tutti di nuovo, dopo i tre giri della bandierina. Il Porto, nel quale militano grandi nomi (tra i quali Futre, talento inespresso per via di una serie interminabile di guai fisici) arriva in finale contro il Bayern Monaco al Prater di Vienna. I bavaresi, se non giocano in casa, poco ci manca ed hanno quindi il grado di favoriti nella sfida. I lusitanihanno eliminato squadre d’alto lignaggio grazie soprattutto alle prodezze della coppia Juary-Madjer. Proprio il secondo, algerino, sarà l’ombra sul gol di Juary. La finale si mette male per i biancoblu, che vanno sotto durante il primo tempo a causa di un errore macroscopico in appoggio di Magalhães che spiana la strada al vantaggio tedesco con Kögl. Lastoria stava però per cambiare. Juary entra dalla panchina ed il Porto si trasforma. La difesa tedesca non sa come fermarlo e, proprio grazie ad un suoassist, il Porto troverà il pareggio. Assist però cancellato, è il gol a passare alla storia. Perché è tutta qui la sostanza della notte magica di Juary, quella della finale di Coppa dei Campioni del 1987, che verrà ricordata in maniera diversa dal mondo del pallone. Quella finale, quella notte, passeranno alla storia per il famoso “tacco di Allah“, il gol di Madjer, quello che vale l’uno a uno, quello chenon fa porre in bacheca la coppa.

       

La finale del Prater entra nel novero degli aneddoti calcistici perché un giocatore algerino, in Europa, contro una squadra di tedeschi, pareggia. Juary, su assist di Madjer che ha almeno la “riconoscenza” di ricambiare il favore, metterà dentro con un colpo al volo una sua pennellata dalla sinistra, prima di correre ad esultare. E’ il gol che vale il trono d’Europa, ma il tempismo non è quello giusto per passare alla storia, ormai il “Tacco di Allah” ha già rapito la scena. A Juary restano altri tre giri di bandierina, gli ultimi nel Vecchio Continente, prima di tornare in Brasile.
 
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