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I vetri sporchi... si lavano in casa (1° Parte)

Gli obbiettivi sono un investimento: per le immagini e per le tasche è bene tenerli puliti, ma non è cosa facile. Per questo ci sono Filtri detti "protettivi". Nuova invenzione? No, vecchia come il cucco!

di G. F.
Fotosintesi | “Vetro”: il più duraturo investimento fotografico -  Le fotocamere Reflex sono in continuo aggiornamento ed è molto probabile che, appena due anni dopo il nostro amato acquisto, sia pronto un modello rivisto, quando non già completamente nuovo! Non è la stessa cosa per gli obbiettivi. Questi fortunatamente per gli appassionati, vengono presentati con minor frequenza, e non è detto che il nuovo, scalzi determinatamente il vecchio. Il progetto di un’ottica infatti, è una realizzazione tra le più complesse in assoluto, lo è ancora oggi, nonostante che le case affidino gran parte del lavoro a potenti computer. Ma non solo, è anche il frutto di un notevole “mixing” di studi di settore, fattori relativi alla fascia di utenza, rapporti tra qualità e prezzo, riassetto e allargamento della gamma e previsioni di sviluppo diverse, dal marketing ai sensori. Senza scendere nel dettaglio che, pure l’argomento che trattiamo oggi meriterebbe, mi limiterò a dire che, la gamma di obbiettivi più aggiornati già presenti nei listini e le prestazioni che le fotocamere più recenti promettono, rende di fatto le ottiche, la parte più rappresentativa di una Reflex, oltre che quella destinata a durare di più nella nostra attrezzatura. Quando si possiede una “compatta”, qualunque sia il suo livello, arriverà il momento in cui si vorrà sostituirla, non per una mancanza di tecnologie ma perché ci accorgiamo che il suo obbiettivo “tuttofare”, non ci consente quello che vorremmo. Spesso è questo il motivo per cui, pur sapendo di andare incontro ad una spesa maggiore, si decide il passaggio alla Reflex. Oggi però, si può anche passare alle “Compact Sistem Camera” (CSC), quella tipologia innovativa di fotocamere che, come le Reflex , ha l’ottica intercambiabile e la logica del “Sistema”: una gamma di ottiche aperta all’ampliamento, senza rinunce, ma a costi meno proibitivi delle ottiche Reflex. Se nella fotografia amatoriale si può parlare “d’investimento”, quello sugli obbiettivi è di sicuro il più importante e si trasformerà in ogni momento in “capitale”. Ciò è dovuto al fatto che raramente le ottiche vanno fuori produzione e la loro obsolescenza è molto lenta. Così, al contrario delle fotocamere, le lenti mantengono un ottimo valore nel tempo, ancor più quando di grande marca e ancor meglio, se di gamma prestigiosa. 

Fotocamera sporca? Fotografo lo stesso -  Sia che si tratti di Reflex o CSC, tutti coloro che passeranno alla logica dell’ottica intercambiabile, sanno in partenza che lo sforzo economico principale, sarà indirizzato verso la realizzazione di un corredo ottico. Gioco forza che a questo, al contrario della compatta, si dedicherà molta attenzione nella scelta delle focali e, sia che verranno acquistate ottiche originali “Top Level” o lenti “Universali” tra le più economiche, si comprenderà bene che queste dureranno più della camera ed il loro contributo alla realizzazione delle nostre immagini sarà imperituro. Quando si proviene da una compatta che, nella sua vita al nostro servizio, non ha mai abusato della nostra attenzione manutentiva, si è abituati al fatto che con lo spegnimento, l’ottica si riporrà autonomamente, richiudendosi su se stessa all’interno del corpo camera. Caratteristica questa, ci ha assuefatti all’idea che una camera impolverata, non ha mai pregiudicato la qualità delle nostre immagini, ed è vero! Se si possiede una fotocamera Reflex o CSC che sia, ad eccezione del sensore, mantenerla pulita non è un problema, ed anche in questo caso, una Reflex sporca non comprometterà la qualità dei nostri scatti. 

Ma se è l’ottica a sporcarsi... - Altra questione invece, è scattare delle immagini con un’ottica sporca. Per meglio dire, attraverso un’ottica con la prima lente sporca. Ma pulire la lente frontale, non è cosa tanto facile. Nonostante sulla prima lente, vengano effettuati importanti trattamenti d’indurimento, se vi si deposita della polvere, anche quando appare impalpabilmente sottile, è bene non pensare di toglierla a secco. Questa è una procedura che, condotta solo poche volte, produrrebbe inevitabilmente la micro rigatura della lente, con la conseguente perdita di nitidezza dell’ottica in questione. Con l’avvento dei trattamenti antiriflesso sulle lenti degli obbiettivi, è molto più difficile ottenere una pulizia profonda della prima lente. Questi trattamenti tendono a formare depositi grassi e conseguenti aloni che possono ridurre nettamente la brillantezza dell’ottica e la sua definizione, dando un effetto “d’impastamento” del dettaglio e del croma. 

L’uso di filtri, non è solo quello “creativo” - Ma per una volta, il rimedio esiste, è duraturo, poco costoso e in più, assicura risultati di protezione che vanno oltre la sola difesa dalla polvere e consente di effettuare la pulizia tutte le volte che necessita, senza particolari rischi. Parliamo del filtro “protettivo”, un... “Guardiano” da studiare, per cercare di assicurare un’adeguata protezione alle nostre ottiche, senza commettere leggerezze. Prima di esaminare l’uso di Filtri, quali e con quali caratteristiche, partiamo dai rudimenti. Ovviamente, prima di applicare un filtro ad un obbiettivo, si prevede che questo sia pulito! Se avete già acquistato un’ottica intercambiabile per la vostra reflex, certamente all’interno della sua confezione era presente anche il suo foglietto d’informazioni tecniche e di manutenzione. E come da un po’ mi capita di vedere e non solo in campo fotografico, mi spiace dirlo, quasi certamente una buona parte di voi l’avrà riposto in un cassetto, senza neanche dargli un’occhiata! Male, perché quanto descritto alla voce: “Conservazione e Manutenzione dell’Ottica” è molto importante per sapere come effettuare la pulizia della prima lente. 

Siamo pronti per una pulizia accurata? Parliamone un po’ - A tutti quelli che hanno riposto il libercolo delle istruzioni, senza leggerlo, ma soprattutto ai “pentiti” che l’hanno addirittura buttato via, do adesso una nuova occasione per sapere anzitutto che lo sporco non è tutto uguale, ed alcuni tipi, sono più dannosi di altri! L’inizio di un’adeguata pulizia quindi, dovrebbe almeno prevederne una valutazione. Lo sporco meno aggressivo per gli obbiettivi è quello di depositi di unto, e davanti a questi, si potrebbe già passare alla pulizia vera e propria. Ma il consiglio è: anche quando si trattasse di unto (aloni, striature di colore diverso, superficie con bordi di colore frastagliato, residui di gocce d’acqua, segni di polpastrelli etc.), è sempre consigliabile agire come se invece si trattasse di polveri, ben più aggressive e pericolose per le lenti e, quasi sempre invisibili. Allora: per prima cosa, acquisteremo una delle innumerevoli “Pompette” ad aria offerte sul mercato, meglio se di generose dimensioni e con la punta in sola gomma. Anche se il nome “Pompetta”, può farla apparire decisamente “datata”, io non consiglio l’uso di altre soluzioni più tecnologicamente avanzate. Ad esempio le bombolette d’aria a pressione. Queste ovviamente, hanno un soffio continuo e di maggiore portata rispetto alla pompetta, però, sbagliando l’inclinazione o la distanza, possono dare dispiaceri costosi. E’ noto che all’atto della fuoruscita d’aria, per l’effetto depressivo nella bomboletta si crei del freddo intenso. Insistendo appena più del dovuto o piegando con angoli più acuti in basso od in alto la bomboletta, ne uscirà uno spruzzo di aria congelata in cristalli di ghiaccio e, quel ch’è certo, non faremo del bene al nostro obbiettivo! Quindi pazienza e pompetta! Il passo successivo più corretto è, munirsi di “Cartine ottiche”. Sono delle specifiche “veline” che non rilasciano pilucchi. Sono realizzate in una speciale, morbidissima carta senza filacce, appositamente preparata per la pulizia di lenti in vetro, con superfici particolarmente lucide o con speciali trattamenti ottici. Sono in genere confezionate in piccoli scatolini da 50 fogli, e il loro tessuto è a trama larga, in modo da non opporre eccessiva resistenza sul vetro dell’obbiettivo. Quelle che ritengo le migliori, sono della Kodak. Da un po’ purtroppo, piuttosto difficili da reperire, ma davvero ottime. In mancanza ne esistono varie altre. Un ulteriore ottimo esempio sono le Olympus. Sia le une che le altre, le avremo con pochi euro. 

Per concludere... -  Anche queste cartine, pur se specifiche, non vanno utilizzate asciutte perciò, per procedere correttamente, dovremo munirci di un altro piccolo elemento chiave: un liquido specifico per la pulizia di vetri ottici. Anche questo ha una speciale formulazione ma, rispetto alle “cartine”, è molto più facile da reperire. Non è Alcol e anche se in qualche caso il suo odore lo ricordi, non lo è! Potrebbe in alcune formulazioni, contenerne una certa percentuale, ma non è lo stesso Alcol che usiamo per le ferite! Quello che conosciamo quindi, non può sostituirlo e potrebbe anzi rovinare il trattamento superficiale dell’ottica. E’ quindi da escluderne l’uso anche in alternativa! Bene, a questo punto, con un paio di foglietti ripiegati su un dito e pronti per essere inumiditi con il liquido appena detto, potremo cominciare la pulizia. Si dovrà partire dal centro della lente e, personalmente, preferisco versare il detergente ottico direttamente su questa. Ciò perché, prima di essere completamente assorbito dalla cartina, il nostro liquido potrà essere trasportato su parte della superficie della lente, operando una specie di ammorbidimento dell’eventuale sporcizia, specie se polvere. Ovviamente parliamo di 1 /2 gocce al massimo, se si tratta di un obbiettivo con diametro fino a 62mm. e di 3/4 se si tratta di ottiche con diametro fino a 77mm. A chi possiede obbiettivi ancora più importanti, dai superluminosi tele da 300mm. a salire, non credo di dover dare istruzioni, perché fondamentalmente chi li acquista, auspico sappia già come comportarsi! Una particolare attenzione va posta alla sfericità convessa della lente. Se essa è molto spinta (ad esempio come su un potente grandangolare luminoso), il numero di gocce di liquido decise, se versate tutte assieme, tenderà a scendere subito sui bordi. Con l’inevitabile conseguenza che andrà a depositarsi e anche infiltrarsi, sulla giuntura di tenuta della lente. Cosa comunque sconsigliabile. Quindi, su obbiettivi come questi, sarà meglio versare il liquido in due volte, così che non ci sia una eccessiva quantità e non ne traboccherà, prima di essere spostata in giro per la pulizia. Operiamo quindi, tenendo l’obbiettivo in modo perfettamente planare, con il tappo sulla baionetta di attacco e poggiato su un piano, tenendolo con una mano, per operare con l’altra. Il movimento dovrà partire dal centro, come detto, e dovrà essere circolare, allargandosi in una spirale verso l’esterno, così com’è stata lavorata in origine la superficie della lente. Più sarà regolare il movimento e più potremo ottenere una perfetta pulizia. La pressione dev’essere lieve e costante. Il trasporto di asperità, asportate dal liquido detergente con l’aiuto della trama della carta, anche se infinitesimali, al variare della pressione lungo il percorso potrebbe renderle abrasive. Pertanto quattro, le regole sintetiche da rispettare: a) partire dal centro verso i bordi; b) movimento regolare; c) pressione moderata e costante d) mai lesinare sul numero dei foglietti! Se questi sono sciupati o hanno già raccolto tutto lo sporco, ma l’obbiettivo è ancora umido, cambiarli e riprendere la pulizia prima che l’obbiettivo si asciughi completamente. Nel caso, si dovrà aggiungere qualche altra goccia e completare come detto. Operare sempre con foglietti puliti, fino alla completa asciugatura e lucidatura, senza mai pensare di sciuparne troppi! 


C’era una volta lo “Skylight” - La pulizia descritta, vale per gli obbiettivi di tutti i tempi e, chi l’ha imparata (come me), quando non c’era il digitale, ha anche imparato a memoria questo nome:”SKYLIGHT”! Quando la fotografia era ottenibile solo con le pellicole, il rito fotografico, cominciava scartandole dallo scatolino, quasi sempre giallo (Kodak), almeno fino alla diffusione di altre marche e, si apriva, trasformandosi simpaticamente, in un foglio d’istruzioni su cartoncino. La nazione produttrice, l’America, aveva già da tempo a che fare con astanti senza troppa voglia di leggere istruzioni, e certo è che, come in una specie di fumetto, il foglio generato dallo scatolino, evidenziava tutti i passi da fare, per le varie situazioni luminose e cromatiche di una possibile giornata di ripresa. Ecco dunque che, faceva la sua comparsa lo “ Skylight”, l’attenuatore delle luci azzurre del cielo che, nelle giornate di sole con poche nubi, tendevano ad alzare la “temperatura cromatica” della pellicola. Esso rappresentò l’avanguardia di quelli che diventarono poi, un corredo tecnico tra i più diffusi, i “Filtri”! Quelle “figurine” e le poche parole in grassetto, segnalavano cose complesse da spiegare ma, con semplicità, sono riuscite a lasciare nel tempo, un segno indelebile in tutti coloro che per apprendere di fotografia, non hanno avuto ne internet, ne le certezze che la tecnologia di oggi garantisce. Forse per questo, talune nozioni, divenute importanti, sono considerate come basi “culturali”, dove questa è rappresentata dal culto stesso per questi oggetti, dei quali avere grande rispetto e amore. Ancora oggi, con il digitale, valgono le stesse considerazioni per la pulizia ma, per i filtri molto è cambiato. Lo Skylight esiste ancora e se montato sugli obbiettivi, opera la stessa protezione per la prima lente ma... 


Nella prossima uscita: Con l’avvento del digitale molto è cambiato (2° Parte)
 
Commenti (2)
scritto da Giulio il 15-11-2012 11:01:23
 
Bello e istruttivo, contiene interessanti elementi del passato in pellicola. Aspetto il seguito con interesse. Complimenti alla rubrica e al giornale.
scritto da G.F. il 17-11-2012 21:47:29
 
Gentilissimo Giulio, mi fa piacere che hai tenuto fede a quanto promesso e sei tornato a queste righe. Il tuo commento è apprezzato e spero che non mancarai alla seconda parte di quest'articolo. Un saluto cordiale
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