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I vetri sporchi... si lavano in casa (2° Parte) - I filtri e il digitale

Con l'avvento del Digitale, molto è cambiato. "I Filtri protettivi" consueti restano tali ma.. gli effetti sui sensori sono diversi. Meglio saperne di più!

di G. F.
Fotosintesi | Il digitale non cambia l’esigenza di protezione dell’obbiettivo - Era uso pensare, all’era della pellicola, che la protezione della prima lente, meritasse comunque lo “Skylight”. Un filtro che insomma, male non faceva. Quando la luce azzurra di un cielo terso era eccessiva, interveniva convenientemente e quando non c’era esubero di azzurro, all’esigenza, sarebbe stato il laboratorio di stampa a togliere i pochi “Mired” color Ambra, portati dal filtro sulla pellicola. Con la diffusione del digitale, in pratica il laboratorio non c’è più! L’avvento della cosiddetta “Post-Produzione”, ha portato anche il neofita ad avventurarsi nel vivo dello sviluppo ed in qualche caso, della stampa, lavorando i suoi scatti originali, fino alla fine della “catena”. Per via di questi aspetti del “progresso”, alcuni passi storici, tappe obbligate della conoscenza fotografica, sono obsoleti. Al contrario, termini come “Jpeg” o “Raw”, sconosciuti ai più appena un decennio fa, sono divenuti il contenuto odierno di qualsiasi conversazione che abbia come tema la fotografia digitale. Però, la necessità di proteggere la lente frontale dell’obbiettivo non è mai cambiata; c’è sempre stata ed ancora oggi rimane la stessa! I filtri un tempo delegati a questo compito, esistono ancora oggi e, come allora, possono assicurare uguale protezione. Ma, per garantire la stessa qualità originale dell’ottica che li ospita, sulle fotocamere digitali di oggi, è necessario comprendere quali varianti sono intervenute con l’impiego del sensore, invece della pellicola.

“Temperatura Colore” e “Taratura del bianco” - Al contrario che in passato, avere dimestichezza con la cosiddetta “Temperatura Colore”, per la scelta della giusta pellicola o l’impiego di un adeguato filtro per la correzione di un’errata tendenza cromatica, è oggi una pratica quasi sconosciuta. Un neofita, in generale, sa poco di temperatura colore o d’influenze cromatiche della luce sul risultato finale dell’immagine. Il “buon” venditore della fotocamera o il suggerimento dell’immancabile amico “esperto”, lo hanno subito instradato verso l’uso del “Bianco Automatico”, più correttamente definito: “Taratura Automatica del Bianco”. Questo termine, mutuato dalle Telecamere Elettroniche, al tempo in cui le fotocamere erano solo in pellicola, si riferisce all’aggiustamento che una fotocamera Digitale opera, per ottenere la corretta temperatura colore. Il processo avviene attraverso il rilievo delle componenti cromatiche della luce presente nell’ambiente, sulla base di un confronto con una taratura preesistente all’interno dell’elettronica del sensore (“Preset”). Bisogna allora dedurne che oggi, possiamo anche non saperne nulla di quest’impicci “tecno-foto-colorimetrici”, lasciando all’automatismo della fotocamera, ogni esame della scena e la sua corretta interpretazione? Direi proprio di no! L’automatismo, come in molti altri casi, è una scelta ipotizzabile ma in verità, non è che tutto si esaurisca qui ed ai fini dell’argomento che stiamo trattando, poche nozioni saranno certo utili nella comprensione di tutto il seguito. 


Dalla Pellicola al Sensore una gara tra 2 filtri - Come si comprende da quanto detto fin qui, e dimenticando che il filtro Skylight è in realtà un filtro di compensazione cromatica, identificabile nella scala Kodak come “Wratten 1A” (ma esiste anche il Wratten 1B), se fosse montato oggi sull’ottica della nostra digitale settata su “Bianco Automatico”, questa provvederebbe subito alla sua “correzione”, riportando a zero l’intervento cromatico operato dal filtro. Pertanto, per chi usa gli automatismi, ancora oggi potrebbe restare solo un protettivo! Il filtro alternativo allo Skylight, oggi il più diffuso tra i “protettivi”, è il cosiddetto “UV”. Questo filtro, meglio conosciuto come “Ultravioletti”, appunto perché interviene tagliando la gamma di frequenza della luce ultravioletta, era un tempo meno apprezzato. Le sue caratteristiche, migliorano ugualmente la resa dei cieli, infatti la frequenza ultravioletta ha, tra gli effetti dannosi per la fotografia generica e dei panorami, anche quello di de-saturare l’azzurro del cielo. Il suo intervento però, è meno evidente che con lo Skylight. Al tempo della pellicola, la diapositiva contribuì non poco alla diffusione di massa della fotografia. Questa infatti utilizzava solo lo sviluppo chimico, mancando del passaggio successivo della stampa. In buona misura, il minor costo della realizzazione delle proprie fotografie, allargò il range popolare fotografico degli appassionati e, soprattutto nell’uso della Diapositiva, vista l’impossibilità di eventuali correzioni successive alla ripresa, fece preferire e ritenere più importante lo Skylight, per contare su una maggiore saturazione, soprattutto nei panorami con molto cielo. Il filtro UV, al contrario, è oggi largamente il preferito. Essendo perfettamente incolore, non aggiunge valori “Mired” alla taratura cromatica del bianco, ed ove questo non fosse strettamente legato a precise esigenze di delicate correzioni di temperatura colore, evita interventi cromatici indotti, anche quando lievi. 

Cosa cambia nell’uso dei filtri protettivi, tra pellicole e sensore -  Detto questo, vorrei citare quanto estratto sul libretto d’istruzioni di una fotocamera di riconosciuta qualità ottica, la “Leica M” che, in merito alle sue ottiche “Leitz” ed all’uso di filtri protettivi scrive: “Una protezione ottimale delle lenti anteriori dell’ottica (ad es. da sabbia, spruzzi d’acqua marina, polvere, polpastrelli etc.!) si ottiene con filtri incolori “UVA” (meglio conosciuti come UV). Si dovrebbe tuttavia tener presente che, in determinate situazioni di controluce e di forti contrasti, come ogni filtro, anche questi possono provocare riflessi indesiderati. L’impiego di paraluce, sempre consigliabile, offre un’ulteriore protezione da impronte accidentali, pioggia e riflessi indesiderati”. Insomma, anche Leica, consiglia il filtro incolore “UV”, come ottimale per la protezione dell’ottica, ma al contempo, allerta contro riflessi indesiderati che potrebbero compromettere le immagini e colpevolizzare la qualità dei suoi obbiettivi. Con questa notazione , siamo arrivarti ad un punto chiave per la scelta dei filtri protettivi: la superficie della Pellicola e quella del Sensore, riflettono in modo differente la luce che li colpisce durante l’esposizione. Con la pellicola, il livello di riflessione del materiale sensibile verso l’ultima lente dell’obbiettivo è praticamente trascurabile. Non è così quando si tratta di una camera digitale. Su questa, il livello di riflessione viene sostanzialmente dal filtro al “Niobato di Litio” posto sopra al sensore, non direttamente da esso. Questo filtro è particolarmente lucido, direi quasi splendente e quindi il suo intervento di riflessione è particolarmente significativo. 

Quando i filtri devono essere di qualità estrema - Un riflesso di luce indotto dal sensore di una camera digitale, ritorna verso la prima lente dell’obbiettivo riattraversandolo tutto. Se non può essere disperso prima, gli ultimi e più moderni trattamenti antiriflesso delle lenti dell’obbiettivo, lo rendono un effetto trascurabile, potenzialmente ininfluente sulla resa del nostro fotogramma. Il rischio di compromettere un’immagine però, resta reale se quel raggio di luce, superata la lente frontale dell’obbiettivo, incontrando la superficie posteriore del filtro protettivo posto sulla prima lente, generi altri riflessi visibili sull’immagine. Il superamento di questa problematica, resa evidente dall’avvento del digitale è, talmente importante, da indurre le case più votate alla fotografia professionale, a generare nuove serie di ottiche specificatamente realizzate. Tale problematica può essere superata in un solo modo: dedicando ai filtri protettivi, tutta l’attenzione che si darebbe all’ottica stessa, considerandoli una parte integrante di essa. Su questo specifico argomento, vorrei citare quanto scrive in proposito anche Nikon, uno dei più importanti produttori al mondo di ottiche professionali, su un manuale della serie, “AF-S Nikkor/G”: Poiché il filtro che si pone davanti all'ottica, ne costituisce di fatto un componente, esso deve essere di elevatissima qualità, in modo da non divenire l'anello debole della catena. I trattamenti antiriflesso e la qualità del suo vetro ottico, devono rappresentare la massima espressione tecnologica applicata alle lenti. Non ha alcun senso acquistare un Nikkor e poi porgli davanti un filtro non all'altezza della sua elevata qualità ottica. Insomma, come Leica, anche Nikon esprime molto chiaramente il suo dissenso sull’uso di filtri che, si, possono essere protettivi, ma anche distruttivi della qualità dell’immagine. Che senso avrebbe quindi possedere ottiche di alto livello, acquistate con grandi sacrifici e poi risparmiare su un componente così importante. Sarebbe come buttare alle ortiche tutti gli sforzi fatti sulla sua progettazione. 


Cos’è rimasto dei “vecchi” filtri e cosa ancora c’insegnano -Indubbiamente oggi con il digitale, l’impiego di diverse tipologie di filtri non è più determinante. Esistono filtri digitali che possono essere attivati tanto prima dello scatto che successivamente on camera, piuttosto che in postproduzione. Anche il perfetto equilibrio cromatico, ottenuto sulla pellicola attraverso l’intervento di filtri di correzione colorati e basati su scale precise, oggi può essere raggiunto attraverso correzioni on camera. Ci sono comunque ancora diversi filtri il cui effetto è impossibile da riprodurre via software. E’ il caso del filtro polarizzatore o delle lenti addizionali Close-Up. Entrambi questi filtri meritano una particolare attenzione ma, visto che l’argomento in questione è mirato all’uso di filtri protettivi, non estenderò alcun altra argomentazione in merito, se non mostrando qualche immagine che ne anticipa le caratteristiche. Ne parleremo meglio in uno specifico appuntamento. Pertanto, sull’argomento filtri, ci soffermeremo ancora un attimo, solo su un fatto importante quanto inavvertito ai più. Tutti gli obiettivi sono dotati di apposito attacco filettato in diverse misure, per l’impiego di filtri. Questo consentirà di proteggerli tutti con un Filtro di qualità. Ma c’è un altro motivo che rende importante il montaggio di un filtro.
Questo proteggerà l’attacco filettato dell’ottica, importantissimo per l’attività fotografica dell’obbiettivo e per gli innumerevoli accessori da avvitarvi sopra. Come per la protezione
della prima lente, al pari di questa, anche la filettatura dev’essere protetta. Un obbiettivo impiegato sul campo, specie se in reportage “on street”, è sempre a rischio.
Un urto, anche non frontale da danneggiare la lente, può significare l’ammaccatura della filettatura. Questo può apparire come un piccolo danno, ma non lo è. Per prima cosa ne risentirà per sempre il prezzo di rivendita da usato e, nel caso si decidesse per lariparazione, questa sarebbe certo più cara che non l’acquisto di un filtro. Esso, nato con
l’intento di proteggere la lente frontale, s’incaricherà di assorbire anche i colpi esterni delbordo metallico dell’obbiettivo, impedendone la deformazione superficiale anche quando
lieve .

Quanto appena detto, è l’ultimo messaggio che ci giunge da un “vecchio amico”, spesso sottovalutato, a volte osannato per il suo potere creativo, ma infine sempre utile ed apprezzato, per la sua longeva attività di compagno fedele: l’impagabile “Filtro”!
 
Commenti (5)
scritto da alfredo il 05-12-2012 09:48:20
 
Quante volte rovini la tua sessione fotografica per una bella macchia sull'obbiettivo? Il digitale non ti salva subito ma c'è sempre la post-produzione!!!!!!!
scritto da G.F. il 05-12-2012 15:21:48
 
Buondì Alfredo, sempre affettuosamente presente. Grazie per il tuo intervento, quello che dici è certo, c'è da dire però, che finchè si tratta della macchia, si può anche intervenire e la nostro Photoshop o quel che abbiamo ci salva ma, quando invece si tratta di perdita di dettaglio (come sulla prova fotografica pubblicata nell'articolo scorso), non c'è nulla da fare e anche i "miracoli" della post_produzione sono inutili! Meglio spendere qualcosa per un buon filtro di alta qualità e tenerlo pulito senza richi per l'ottica, ogni qualvolta s'impiugna la camera! Un saluto cordiale.
scritto da Mario il 05-12-2012 18:58:57
 
Ho atteso il completamento di questo articolo prima di esprimere il mio commento. Intanto trovo spiritoso e pertinente il titolo, soprattutto per la prima parte. I consigli sull'uso dei nostri preziosi "vetri" non sono mai troppi. A tal proposito vorrei ricordare, per la pulizia delle lenti, il metodo consigliato dai "vecchi" fotografi, in particolare per l'uso delle cartine speciali. Esso consiste nell'arrotolarne due o tre, formando un tubicino che va poi spezzato manualmente in due parti. La frattura mette in evidenza la struttura della cartina, creando una sorta di pennellino che va delicatamente usato ruotandolo, in modo spiraliforme, dal centro verso i bordi. Per una pulizia più efficace è sempre bene umettare prima la superficie della lente con i prodotti specifici. Comunque, dopo gli interessanti articoli sulle novità del mercato, mi fa piacere leggere anche questi consigli sulla pratica della nostra passione. Bravo e "alla prossima"
scritto da G.F. il 05-12-2012 22:42:13
 
Egregio Mario, credo di non sbagliare interpretando lo scrivente in un caro amico che ha condiviso questa passione con me per lunghissimo tempo. Riconoscendo questa tecnica, descritta chiaramente e non tanto conosciuta, hai inviato il tuo biglietto da visita! Quindi benvenuto tra noi, piacere di leggere il tuo gradito commento e grazie per il tuo intervento. Spero di sapere che mi leggerai sempre. Con simpatia, un cordiale saluto.
scritto da Giulio il 06-12-2012 11:32:15
 
Gentile G.F., ho letto la seconda parte del "trattato" filtri e ritengo che un siffatto articolo solleciti una attenzione maggiore verso i propri strumenti di passione. Come promesso ho letto anche altri suoi articoli e li trovo molto interessanti. Spero che si possa continuare così'. Io non sono un neofita, ma mi piace leggere anche cose che sò già, perchè difficile oggi riscontrare passione begli scritti che girano sul web. Quindi complimenti e via così. Saluti
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