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Prometheus! ...E al diavolo le critiche

Torna Ridley Scott 30 anni dopo il mastodontico "Blade Runner"

di Dario Russo
Metti una sera al cinema | 1858: Charles Darwin pubblica “L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale”, stravolgendo gli oscurantistici dogmi cattolici sulla nascita della vita nel nostro pianeta. Oggi, un secolo e mezzo più tardi, gli studi di genetica, chimica e antropologia, riportano alla luce molte delle lacune che la teoria darwiniana era riuscita a sottacere nel corso delle decadi. Ad esempio: è scientificamente possibile che la prima molecola di DNA sia nata per caso a largo dei mari grazie all'intercessione di fulmini e a raggi ultravioletti (no) e che questi si sia auto-formato intorno il primo organismo vivente monocellulare (no) capace di auto-svilupparsi in un organismo pluricellulare totipotente (difficile) in grado di porre le basi per un'infinita varietà di fauna marina tra cui i trilobiti e anfibi (ne dubito), permutabili a tal punto da generare dinosauri di qualsiasi forma, dimensione e razza (ma va...) i quali, dopo 160 milioni di anni, in era Triassica, vengono poi distrutti da un cataclisma biblico che spazza via ogni forma di vita tranne un fortunata élite di miracolati Amnioti capaci di ridare il via ad una straordinaria iper-produzione di mammiferi differenziatissimi e irrelati tra loro, tra cui i primati, che a loro volta, in barba alla stesse leggi darwiniane, senza alcuna necessità di adattamento all'ambiente o selezione naturale, intentano un salto nel buio (anello mancante) che li conduce ad atterrare direttamente in Tanzania nelle vesti di Australopithecus Anamensis, da cui, infine, deriva oggi l'essere umano? Datemi del fideista, ma preferisco credere ad Adamo ed Eva. 

Il ritorno di Ridley - 2012: Ridley Scott ritorna nelle grandi sale con l'attesissimo Prometheus. 
Trentanni dopo il mastodontico BLADE RUNNER, la critica lo stronca con la stessa superficialità e sufficienza con cui, presumibilmente, la branca più bigotta dell'ortodossia clericale pensò allora di poter liquidare le teorie darwiniste. E con questo non si vuole certo intendere che la portata scientifica-culturale di Prometheus sia paragonabile al capolavoro del naturalista inglese, ma la tesi avallata dal film è di quelle, se non altro, destinate a lasciare una pulce nell'orecchio dello spettatore. 

La storia - Anno 2089, dopo aver rinvenuto in una grotta un geroglifico con la stessa inquietante mappa stellare già precedentemente scoperta nelle più disparate parti del mondo, due archeologi si uniscono ad una spedizione spaziale alla volta del pianeta indicato. Quello che si scoprirà, sin da subito, è il fatto che a dare origine alla vita sulla Terra non sarebbero stati né Adamo ed Eva, né l'evoluzionismo genetico, ma gli “ingegneri”: una civiltà extraterrestre di esseri giganti (Annunaki?) vissuta fino a duemila anni fa in un pianeta misterioso e poi estinta bruscamente per cause, almeno all'inizio del film, ancora sconosciute. Presentato erroneamente come il prequel di ALIEN (come potrebbe se è ambientato nel futuro?), i due film in realtà convergono in misura del tutto insignificante, e mentre la terrifica fantascienza di ALIEN era tutta fanta e poca scienza, Prometheus dirotta verso una sorta di filosofica epic-scienza che potrebbe piuttosto rievocare un MATRIX. Di temi in ballo ce ne sono così tanti che per esaudirli tutti sarebbe dovuto durare un'ora di più (dal secondo tempo in poi, ahimè, il film subisce un palese e sgradevole accelerazione dei tempi. N.B: colpa di Hollywood, non di Ridley!), ma tutte le tracce, anche quelle che non verranno mai chiuse, sono in grado di creare mondi e puntare dritto fino allo stomaco: la paura della morte dell'anziano finanziatore, il gelo scientifico di una splendida Charlize Theron, l'abnegazione alle proprie responsabilità dell'irriverente capitano (un Idris Elba che non può non conquistare!), il salvifico mix di istinto di sopravvivenza, coraggio e fede della ammaliante protagonista Noomi Rapace (già conosciuta nella trilogia svedese UOMINI CHE ODIANO LE DONNE – LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO – LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA) e, non in ultimo, l'essere umano nel suo duplice ruolo di “creato” e a sua volta “creatore” del riuscitissimo androide David, deliziosamente interpretato dal tedesco Micheal Fassbender. 

Evitiamo scomodi paragoni - E d'accordo, nonostante tutto questo e a dispetto dei suoi maestosi paesaggi planetari, resi sublimi dal maxischermo cinematografico, specie se in 3-D, Prometheus non è Blade Runner, (come potrebbe?) e forse neanche il Gladiatore (forse, forse), ma se nella vostra vita avete viaggiato attraverso le Fondazioni Asimoviane e gli enigmi di Stanislaw Lem, o se rimpiangete film come Mission To Mars di De Palma, Sunshine di Denny Boyle, e perché no, con le dovute proporzioni, 2001 Odissea Nello Spazio con il suo Hal, questo Ridley Scott, ancora una volta, saprà lasciarvi attaccati allo schermo già dai primissime, epocali, scene di inizio. Nota interessante, il finale pressoché aperto potrebbe lasciar presagire una “parte II”. 
Per quanto mi riguarda, con le dita incrociate, ho già cominciato il mio conto alla rovescia. VOTO: 7.3
 
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