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Ilicic e Miccoli rovinano la festa a Totti...E noi 'malati' rosanero ricominciamo a fare i conti

Pelle d'oca nel guardare il calendario: Samp, Bologna e Catania

di Pietro Adragna
Muro Rosanero | Ripensandoci oggi, maledico quel giorno di inizio degli anni 80 quando,  scolaretto della "Garzilli", ricevetti dal mio compagnetto Stefano una  figurina Panini, donata con ben poco spirito di amorevolezza, trattandosi per lui di un doppione ed essendo pure milanista; quella figurina era di Stefano Tacconi.  Nasce allora la mia insana passione per il calcio; con quella figurina si spiegano tanti fra i mie amori d'infanzia, dalla Juventus al ruolo di portiere. Senza quella dannata figurina, credo, oggi probabilmente avrei accumulato in gioventù anni di pratica di qualche sport ben più sano, magari il nuoto, accumulando anche evidenti migliorie fisiche ma soprattutto mentali. Giá, perché ciò che davvero il calcio acuisce in tutti noi, drogati di pallone, è l'innata e insana tendenza alla schizofrenia, specie se la passione per il calcio si unisce a quella per i colori rosanero! Ecco allora che ve lo dirò chiaramente, una volta e per tutte: io odio il calcio! Lo dico sempre anche al mio analista… Onore a coloro che sabato pomeriggio hanno preferito il supplizio a tinte rosanero piuttosto che un bel piatto di spaghetti con i ricci sotto il sole tiepido di Mondello. Io ero fra questi ultimi, lo confesso, spinto dal disamore, dall'evidenza severa dei numeri, dall'orgoglio di tifoso ferito e soprattutto dalla convinzione che se sei la squadra più scarsa del campionato (il Pescara fa un gioco a se, solo noi siamo stati capaci di regalargli 5 punti su 6), per quanto tu possa credere nei miracoli hai poco da sperare. Per questi motivi ho deciso di immolare il mio abbonamento all’altare della ragionevolezza, ripromettendomi che avrei riattaccato la spina solo nella prossima stagione, in serie B, evitandomi il supplizio di un’agonia di sconfitte e partite vendute.  Ma il calcio, ho già detto, è roba per schizofrenici e di conseguenza tali caratteristiche deve necessariamente in sè possedere. 

E cosa ti combina il Palermo, nel mentre che assaggio un polipetto bollito e bevo un sorso di vino bianco? Uno-due, Ilicic-Miccoli e festa di Totti rovinata. Tutto ciò mentre Genoa e Siena si dividono 2 punti invece che 3 e, ciliegina sulla torta, il Catania crolla nei minuti finali dopo aver per alcuni momenti cavalcato l’ebbrezza del quarto posto in classifica: perfezione calcistico-domenicale anticipata al sabato, come da tempo non se ne viveva. Così via di nuovo a farsi venire la pelle d'oca guardando il calendario, sognando 3 punti con la Samp mentre il Genoa sarà a Napoli, e poi in 30.000 al Barbera col Bologna già salvo, per creare i presupposti di un esodo al Massimino, e l'adrenalina che ti assale sognando un gol decisivo di Miccoli al 92° proprio lì in casa loro, ma sotto il settore ospiti dove tu hai giurato che ci sarai, comunque vadano le cose. Ti ritrovi così di colpo a riaccendere connessioni nervose grazie al cielo sopite, ansie accantonate, palpitazioni deleterie, speranze probabilmente vane. Già, vane, perché mentre tutto questo avviene, dentro di te una vocina, quella della ragionevolezza, ti dice: "Ci stai cascando di nuovo, questa è solo la beffa finale, quella della speranza disillusa, siete troppo scarsi e tu lo sai..." 
Il dramma di noi schizofrenici è che quella vocina la sentiamo, chiaramente. E sappiamo che ha ragione lei. Ma quella del calcio, amici miei, é una malattia, la nostra malattia, che solo chi ora come me ha la pelle d'oca pensando a quel gol al Cibali puó capire.  

Per quante lacrime verseremo, ci ricascheremo sempre, come innamorati traditi. 
Il calcio è una gran puttana.
 
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