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'Una Marina Di Libri 2013': confermerà il successo delle passate edizioni?

Nell'attesa del responso, il docu-fiction revival dell'edizione 2011

di Dario Russo
Narrativa è | [...] Il palco è posto in fondo al piazzale acciottolato, sulla sinistra del tendone del bar. Tutto intorno, disseminate in gruppi, una dozzina di poltrone lounge promuovono una stuzzicante comunione storico-futurista così conflittuale da risultare vincente. L'atrio di palazzo Steri spalanca una dimensione parallela di città nella città ai confini del Medioevo. E' il festival letterario “Una Marina Di Libri”: tre giorni di presentazioni, reading, musica e mostre. 

A primo impatto la topografia della città nella città appare tutt'altro che intuitiva. Procedendo tra bifore, trifore e archi di pietra lavica sembra strano non imbattersi in carri di legno con damigelle e cavalieri. Al posto delle botteghe dei mercanti si incontrano invece i primi stand di presentazione. [...] Il pianterreno del palazzo si distribuisce attorno a un massiccio giardino incorniciato da arcate e colonne in stile credo corinzio e i banchetti sovraffollati da trenta e più case editrici sono ammassati in sequenza lungo l'intero perimetro. Rossana, ormai avvolta dall'ala protettrice di mamma Bice, lavora al banchetto Mesogea, promettente casa messinese specializzata nella letteratura del mediterraneo. Giorgio, uno dei soci, è un omone sonnacchioso dai modi garbati e dall'ironia bonaria, in grado di trasmettere un naturale senso di accoglienza. Li saluto entrambi e prendo posto a loro fianco. Rossana, in brodo di giuggiole, mi comunica che ha già venduto una montagna di libri! Considerata la sua aurea di nervosismo congestizio, nonché la sua proverbiale inettitudine commerciale, la notizia mi sorprende. […] Nella sala delle armi è in corso la presentazione di un libro intitolato Il Bisogno di Giustizia e proprio all'ingresso, imponente, sfacciato e salomonico, la Vucciria di Guttuso domina la sala e l'attenzione degli astanti. Come tutti, mi soffermo a fissarlo e, come tutti, lo trovo enorme. Infine, tra la folla germogliante, mi imbatto nel faccione allocchito di Hemingway

- Hey! - festeggio. 
- Hey! - accorda. 
- Ti ho mai detto che somigli a David Foster Wallace? 
- Già mi basta Hemingway. 
- Andiamo a farci un bicchiere? - suggerisco. 

 [...] 

- L'hai visto il quadro di Guttuso? - mi domanda. 
- Giusto pocanzi. 
- E' enorme! 

 [...] 

La mattina seguente me la prendo comoda. Arrivo a palazzo Steri appena in tempo per il reading sugli anni '50 organizzato da Bice & Fabrizio Vasile & Co. Ed è proprio Bice a dare il via, con quel suo inconfondibile timbro cinematografico stile fifties prestato ad un pezzo del Dottor Zivago. La seconda sul palco è Rossana, con una blusante camicetta grigio ardesia senza ambizioni di castità. Rossana legge un pezzo sexy da Lolita, celando con ammirabile raffinatezza la sua galoppante ansia esistenziale. Se la cava benone, poi, sbuffando come un equino, si affretta al nostro lato. 

- Allora? Come sono andata!? 
- Eri terrorizzata? 
- Perché, si è visto? 
- No, per niente. 

Il reading multimediale musica e video si tiene nella Cappella di San'Antonio. Nel fondo della sala faccio comunella con Sabino e Silvio, il primo in compagnia della figlia, il secondo in rapida ripresa da un lungo periodo di malanni fisici. Dal momento che di architettura non ne capisco mezza, leggo in un opuscolo che la cappella è formata da unica navata con abside, delle finestre ad arco acuto e sei fasci di colonne addossate alle pareti bianco avorio. [...] Segue il Gattopardo, nella versione di Filippo D'Amato, con la sua impareggiabile esagitata recitazione mafioseggiante tipica dei peggiori entroterra nostrani. Sulle note blu notte della tromba di Miles Davis infine, il picco più alto del reading si raggiunge quando Marisa recita un pezzo del Giovane Holden. “...A tavola rideva così forte per qualche cosa che gli girava per la testa, che quasi ruzzolava giù dalla sedia. Aveva solo tredici anni e loro volevano farmi psicanalizzare e compagnia bella perché avevo spaccato tutte le finestre del garage. Non posso biasimarli. No, francamente. Ho dormito nel garage, la notte che lui è morto, e ho spaccato col pugno col tutte quelle dannate finestre, così tanto per farlo. Ho tentato anche di spaccare tutti i finestrini della giardinetta...”. Adesso la smetto perché se no lo riscrivo fino alla fine, ma per dirla alla Holden: quella ragazza ci ha stesi! 

Cala la sera e lungo la vie della città-nella-città si diffonde un mantello di luci ambrate. Il fascino dell'atmosfera aumenta. E la massa dei visitatori anche. Alla Mesogea gli affari di Rossana vanno a gonfie vele e la cosa mi costringe a rivedere i miei giudizi. Restiamo al banchetto fino alle otto poi mangiamo una pizza […]. Seduto al fresco di una seggiolina scomoda, addento una margherita würstel e cipolla osservando senza empatia il placido viavai dei visitatori. C'è un clima sobrio, ma frizzante. Inspiegabilmente addestrato. Potremmo trovarci ovunque nel tempo e nello spazio, e il fatto di essere proprio a Palermo ha un non so che di inverosimile. Nessuno che si prende la briga di sbraitare folkloristiche speculazioni dialettali. Nessuna boccaccesca stravaganza di usi e costumi. Si intravedono perfino alcune embrionali forme di primitiva civilizzazione. Una mamma tracagnotta schiaffeggia il figlio perché si rifiuta di raccogliere la carta che gli è sfuggita di mano. Dico certo, avrebbe potuto pensarci per tempo a suo figlio, la tracagnotta. Adesso si sarebbe evitata questa figura barbina. Tuttavia prendersela con il palermitano certe volte è davvero troppo semplice. Se si parla del palermitano esistono principalmente due strade: o una denuncia alla mafia o un'ironia sulle eccentriche peculiarità dell'Homus Palermitanus. Sembrerebbe non poter essere altrimenti. Eppure lui (il palermitano quello medio, non il professionista o lo studente di Lettere) si adatta solo al suo contesto. Dico non lo fa per male. Mica ci nasce. Se attraverso un naturale approccio darwiniano di adattamento all'ambiente, il palermitano prende inconscia consapevolezza che con le buone maniere non si cava un ragno, come lo si può accusare se poi diventa un vandalo? L'evoluzione segue le forme più sicure, è istinto di autoconservazione. Allora come si può giudicarlo se, quando sei un vandalo ottieni rispetto e quando sei onesto sei ridicolo, e quando sei ridicolo sei isolato e quando sei isolato sei fottuto? Si tratta di selezione naturale, non è roba da poco. Eppure questa sera, a palazzo Steri, si sente un principio di inversione magnetica. Anche il palermitano quello medio lo avverte, così, con pudore, si tramuta. E quel suo timore reverenziale nei confronti dell'arte mostra un'umile disponibilità di adattamento verso un habitat più elevato. E' emozionante! Infatti adesso non si dovrebbe mollare la presa ma battere il ferro. Spalancare le porte. Sviscerare le bellezze della città e rimetterle a disposizione della città. Enzo Sellerio una volta ha detto: io non vivo a Palermo, io vivo in casa mia. E questo è sbagliato! Benché siamo in molti a pensarla come lui, perché dovremmo privarci della nostra città? E' bello essere parte integrante. Perché dovremmo dargliela vinta? Al diavolo Darwin e l'autoconservazione, ecco l'altra guancia, massacrami pure. 

Il programma del terzo e ultimo giorno è ricco di spunti. Soprattutto per la sera. Alle diciannove si tiene la presentazione de Il Mistral Non Ha Ombra, cavallo di battaglia della Mesogea. Alle 20 il reading della campagna “Resistere e Cambiare”, con Beatrice Monroy. Alle 21, nella sala delle Armi, un dibattito moderato da Fabrizio Piazza sul tema del noir. […] Nel padiglione alla nostra immediata sinistra, dentro un'alcova agghindata a studio TV, si tiene intanto una rumorosa trasmissione della rubrica Assaggi Letterari, talk-show locale a cura di un biondina stilnovistica, Diana Cimino, e del suo pittoresco spallin-partner, Marco Mondino. Intorno a loro si accalca un pubblico non da poco, che, da buoni avvoltoi, calamitiamo senza remore al nostro banchetto. […] Nel corso dell'andirivieni fanno apparizione diversi personaggi di spessore, primo fra tutti Fabrizio Vasile, incoronato da un'aura di rispettabilità all'altezza del miglior Connery. Poi Mario Valentini, sguardo cinesoide, sorrisone a denti alterni, autore Mesogea con In Certi Quartieri. Alli Traina, giramondo tascabile socia dell'Arsenale già autrice di Vicoli Vicoli e adesso di fresca pubblicazione con Hotel Metropole. E infine addirittura Peppino Impastato, alias Luigi Lo Cascio, circondato da una selva ammiratrici senza troppe pudicizie. […] La serata si riscalda, che peccato che sia l'ultima. E saranno i vestitini della prima estate, l'estetica seducente della cultura o i sintomi del vino a stomaco vuoto, ma nell'aria si sparge un'afrodisiaca spruzzata di sensualità. In omaggio ai vecchi tempi, Hemingway ed io ci dedichiamo ad un tour approfondito di tutte le case editrici e di tutte le rispettive commesse. Alle edizioni Novantacento c'è Francesca, una brunetta dalle labbra pneumatiche la quale, prima ancora che possa rendermene conto, mi ha già venduto una copia di Altri Tempi – Storia fra sesso, omicidi e potere, un breve romanzo su Garibaldi e i suoi guai con il fisco. […] Una florida biondona di passaggio mi porta altrove con la testa e la seguo fino alla Sala Delle Armi, dove sta per avere inizio la conferenza con Fabrizio Modusvivendi. Con lui c'è la sua compagna Anna. Posata, pacata. Smarrita. Fiabesca. Inseguo la biondona al cospetto del Guttuso augurandomi che un colpo di vento possa smuovere la gonnellina bianca della mora dipinta di spalle. Nella sala intravedo tra gli uditori alcuni conoscenti. Prendo posto insieme a loro, tenendo sott'occhio gli spostamenti della bionda. Al tavolo con Fabrizio ci sono Elisabetta Bucciarelli, Antonio Pagliaro e Rosario Palazzolo, tre giovani promesse del noir contemporaneo, e un traduttore italo-americano per lo special-guest della serata in video conferenza da New York, colui che Stephen King definisce il maggior scrittore horror in circolazione, l'illustre sconosciuto: Jack Ketchup!...Ketchum! 

Ketchum è lo stereotipo dello scrittore noir. Mascellone alla Ridge, taglio incolto, sguardo crudo, sigaretta in bocca. Alle spalle di Ketchum, con fortunata noncuranza, si intravede una camera smunta e scura, tappezzata di libri e scenografie. Tuttavia, già dopo pochi minuti di dibattito, mi rendo conto che il vero il bersaglio delle mie antipatie è invece Rosario Palazzolo. Anche lui taglio incolto e sguardo crudo, Rosario Palazzolo è l'esatta riproposizione in chiave italica del divo Ketchum e la goffa relazione Palazzolo/Ketchum rende la misura della furia con cui la cultura statunitense ha assoggettato a se il mondo occidentale. Il ruolo del tenebroso trasandato un po' Jeams Dean interpretato da Palazzolo in fondo è anche lui un marchio U.S.A. L'esule fallito che nella vita ne ha viste tante è il germe americano che vive in Palazzolo e che, gonfiato all'ennesima, si risolverebbe in Jack Katchum. Ma la vera, sostanziale, incolmabile differenza tra i due, oltre a quella ventina di romanzi all'attivo, è che Jack Katchum può contare sui carri armati editoriali della letteratura di massa statunitense che sfornano carrellate di best-seller plurimilionari chiamati Ken Follet, John Grisham, Patricia Cornwell, Michael Connelly, Micheal Crichton (che adoro), Jeffery Deaver, Tom Clancy, Clive Cussler, Dean Koontz, lo stesso King, eccetera, che forse non si pongono l'obiettivo di rivoluzionare le tecniche stilistiche delle correnti letterarie contemporanee ma che creano comunque trame intrecciate e accattivanti, spopolando tra gli scaffali delle grandi librerie, vendendo milioni di copie, riempiendo le casse delle suddette case editrici e aprendo le porte della letteratura al grande pubblico, mentre, Rosario Palazzolo, invece, no. Perché ancora prima delle grandi firme della letteratura americana di ieri, come Salinger & Co., e di oggi, come Foster Wallace & Co., se c'è un punto in cui l'eco della supremazia americana si manifesta in tutta la sua indomabile prepotenza, è proprio la letteratura commerciale. Perché l'Italia non ha una letteratura commerciale? Mi chiedo. Un potenziamento qualitativo e quantitativo della letteratura di massa nazionale, potrebbe rappresentare una prima chiave di volta per il rilancio dell'editoria nostrana? Mentre mi avviluppo intorno a queste intricate analisi di marketing socio-culturale, noto che la biondona sta lasciando il suo posto. Mi tiro subito in piedi, le corro dietro, e non lo trovo più...e non so il perché, ma...mi sentì così maledettamente felice che per poco non mi misi a urlare. Se proprio volete saperlo, non so perché. E' solo che in giro c'era una aria così maledettamente carina. Dio, peccato che non c'eravate anche voi...ecco, questo è tutto ciò che sono disposto a raccontarvi. Probabilmente potrei dirvi quello che feci quando andai a casa...ma non ne ho voglia. Sul serio. Ora come ora, queste cose non mi interessano molto...Mi hanno domandato cosa ne pensavo io di tutta questa storia che ho appena finito di raccontarvi. Non ho saputo che accidenti dirgli. Se proprio volete saperlo non so che cosa ne penso. Mi dispiace di averla raccontata a tanta gente. Io, supergiù, so soltanto che sento un po' la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato...E' buffo. Non raccontante mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che poi sentite la mancanza di tutti.

 
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