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Costume e società - Capitolo IV

Progetto PHASE, matricola Gerlando Rapisarda: LA RICCHEZZA

di Dario Russo
Narrativa è | Nelle puntate precedenti: Mentre si reca in macchina al primo appuntamento con Aurora, Demetrio ascolta alla radio un dibattito sul giovane nobile Gerlando Rapisarda. I due ragazzi entrano alla Banca Nazionale Unita di piazza Politeama, poi passeggiano per via Ruggero Settimo infine si fermano in un pub a prendere un tè. La ragazza riceve una telefona, appunta su un foglio una sequenza di cifre e lettere e comincia un lungo discorso su tecnologia, clonazione e PHASE, una nuova presunta malattia genetica. Intanto una folla è riunita davanti al teatro Massimo dove Rodolfo Volandri, il direttore della Banca Nazionale Unita, risponde alle domande dei giornalisti. 

 § 

Gerlando Rapisarda, di trentatré anni, e sua sorella Barbara, di ventinove, erano gli ultimi membri di una consunta famiglia della nobiltà siciliana. Dal momento che né proprietà né portafoglio riuscivano a sopperire ai suoi modi goffi e al faccione brufoloso, Gerlando era single ormai da diversi anni. La sorella invece, pur non rispecchiando il prototipo della pin-up, riusciva a mettere su un aspetto quantomeno decente e in attesa della fatidica domanda, teneva il fidanzato Fulvio ben stretto al guinzaglio. 

 La loro era stata una famiglia sfortunata, sradicata nel tempo da casi di tubercolosi, alcolismo e schizofrenia. I genitori di Gerlando, Ludovica Rizzo e Bartolomeo Rapisarda, avevano divorziato dopo che lui era fuggito con un fascinoso pittore americano venuto a Palermo per un'esposizione. La signora Rapisarda morì di tumore pochi anni dopo. All'epoca Gerlando aveva solo diciannove anni e a prendersi cura dei due ragazzi, oltre allo zio Tancredi, da sempre troppo concentrato su sé stesso, era stata la giunonica governante Sebastiana. Tra ritardi e sofferenza, Gerlando conquistò il diploma di maturità in un Liceo Classico privato, poi si iscrisse all'Università di Giurisprudenza. Quando realizzò che l'eredità di un'intera famiglia di nobili fosse un sostentamento già più che sufficiente, lasciò gli studi per occuparsi a tempo pieno della sua reale passione: il modellismo. 

 Sabato 9 marzo Gerlando guidava la sua cabrio con un'espressione beata sulla faccia. Attraversò la rotonda di via Alcide De Gasperi, passò lo stadio Renzo Barbera e raggiunse l'ufficio del ragioniere Pizzuto, interessato all'affitto dello chalet di Courmayeur per le festività pasquali. Trovato l'accordo, Gerlando si congedò con un anticipo di settecento euro pronto ad essere reinvestito nel suo negozio preferito: Modellino-Mania. A dispetto dell'atteggiamento diffuso nell'alta borghesia, Gerlando era una persona sorprendentemente generosa e sorridente, forse di un sorriso un po' ebete, ma senza dubbio privo di secondi fini. Alcuni lo definivano uno stupido, ma se così era, Gerlando aveva restituito alla stupidità una brillantezza assolutamente invidiabile.  

Approfittando della giornata di sole Gerlando lasciò la sua auto in un parcheggio a pagamento e si concesse quattro passi fino al negozio. Giusto prima dell'ingresso incrociò un cassonetto della spazzatura dentro al quale lanciò la busta con i settecento euro. Dopo aver passato quasi un'ora tra gli scaffali, si recò alla cassa con un totale di duecentotrentasette euro da pagare e solo allora si rese conto dell'insensatezza del suo gesto. Abbandonata lì tutta la roba, corse indietro verso il bidone, infilò un braccio, e per sua fortuna la busta era ancora lì, tra una buccia di banana marcia e un sacchetto unto di patatine. Tornò alla macchina piuttosto stralunato, interrogandosi su cosa diavolo gli fosse passato per la testa. Una volta a casa corse verso il bagno, si inchinò davanti alla tavolozza e vomitò. 

 Trascorse il giorno seguente fissando la busta a distanza di sicurezza. Si avvicinava e la nausea cresceva. Si allontanava e si sentiva meglio. Un duello tra cowboy, con occhiatine beffarde e il dito tremante sul grilletto. Infine la scelta. Respirò profondamente e corse verso il tavolo, afferrò la busta, si affrettò alla macchina, raggiunse la chiesa, avvicinò la vecchietta accucciata sulla scalinata, ne cercò lo sguardo perso, non lo trovò, le ficcò tra le mani la busta con i soldi: “Spero che a te facciano del bene”, la vecchietta sembrò non capire ma abbozzò un sorriso sdentato, tornò a casa, si inginocchiò davanti alla tazza e vomitò. Le settimane successive non avvertì più alcun tipo di malessere, almeno fino a quando non ricevette la telefonata dell'agente immobiliare Manuele Sabatini, che gli comunicava di aver trovato un acquirente per la mansarda di via Libertà. Dal notaio designato Gerlando incontrò Manuele e una giovane coppia di sposini. Il prezzo, fissato in principio per trecentomila euro, era stato infine ridotto a duecentosessanta, tuttavia quel giorno Gerlando considerò la cifra davvero esagerata per quello smunto bilocale, così che, sotto gli sguardi increduli dei presenti, stabilì che duecentoventimila euro fossero già più che sufficienti. Al termine di infiniti ringraziamenti e commosse strette di mano, i tre portarono a termine la proposta di vendita, apposero la firma sul primo anticipo pari al trenta per cento del totale pattuito e si congedarono. Rallegrato e baldanzoso, Gerlando si fermò in un bar nei pressi del Boccone Del Povero e si rese conto che la facciata dell'orfanotrofio era in condizioni di assoluto disastro. Finito il succo di pera si decise a dare un'occhiata e, una volta dentro, i suoi sospetti furono subito confermati. Mentre un gruppo di ragazzini incuriositi non gli staccava gli occhi di dosso, Gerlando venne avvicinato da un gruppo di suore che, su sua esplicita richiesta, lo condussero dalla direttrice, una signora glaciale e monolitica. La superiora spiegò come una legge del duemilauno avesse stipulato la chiusura di tutti gli orfanotrofi del territorio nazionale a favore di nuove strutture specializzate, sebbene fossero ancora numerosi i bambini in attesa di essere accolti dalle più moderne case-famiglia. Con le lacrime che zampillavano dagli occhialoni spessi, Gerlando tirò fuori il libretto e firmò un assegno di centomila euro, assicurando che da qual momento avrebbe fatto il possibile per venire in contro alle necessità di quegli sfortunati frugoletti. A distanza di pochi giorni la notizia avrebbe ottenuto un trafiletto sul Giornale di Sicilia, nel quale la direttrice definiva Gerlando quanto di più simile ad un angelo le fosse mai capitato di incontrare

 Quella mattina Barbara si trovava a casa, distesa sul divano con un accappatoio rosa, a tingersi di rosso le unghia dei piedi. Il suo fido fidanzato Fulvio, seduto al tavolo della cucina, sfogliava le pagine del giornale. “Amore, c'è un articolo che parla di tuo fratello”. Venuta a conoscenza dell'iniziativa di Gerlando, Barbara andò su tutte le furie. Sveglio da non più di un quarto d'ora, Gerlando si vide sopraffare dalle urla accusatorie di Barbara che lo minacciava di sbatterlo dritto in manicomio. Ricordandole che i manicomi erano stati chiusi già da un pezzo, Gerlando si vestì e si diresse in chiesa per il matrimonio di Claudio, suo amico d'infanzia. I campetti dell'oratorio di San Mercurio dove da bambini, Gerlando, Claudio e tutti gli altri, trascorrevano le giornate, erano ormai ridotti a rovinose passate di cemento. Al termine della funzione avvicinò il sacerdote per chiedere delle spiegazioni e firmò seduta stante un assegno di cinquemila euro affinché un campo di calcetto venisse ricostruito con prato in erba sintetica e i canestri da basket riparati con tabelloni in plexiglass. Se la cifra non si fosse rivelata sufficiente, avrebbe senz'altro potuto arrotondare. Padre Tommaso, commosso da quell'atto di infinità carità cristiana, gli ricordò che i gesti d'amore vengono sempre ricompensati da nostro Signore, come in cielo così in Terra. Pur non essendo un fervido cattolico, Gerlando tornò a casa molto risollevato. 

 Barbara, che intanto avevo preso a seguire come una talpa tutti gli spostamenti finanziari del fratello, fortemente insospettita dall'improvvisa scomparsa della nuova somma, raccolse delle informazioni per vie traverse e una volta scoperta la verità, decise di prendere seri provvedimenti. Attraverso lo spioncino della porta di casa, oltre a Barbara e al suo fidanzato, dal canto suo più sottomesso che mai, Gerlando vide un terzo sconosciuto, che si presentò come lo psicologo Marzotto. Al principio piuttosto restio, Gerlando trovò infine molto stimolante fare due chiacchiere con un professionista, così che, cacciati di casa Barbara e Fulvio, preparò un caffè ed espose al dottore il suo stato d'animo. Spiegò come da un giorno all'altro si fosse scoperto del tutto intollerante al denaro e che nel mondo c'era chi avrebbe potuto trarre dal suo patrimonio un beneficio di gran lunga maggiore. Aggiunse poi che non c'era niente di male nel fare della ricchezza ricevuta in eredità l'utilizzo che riteneva più giusto, sottolineando che lui non stava affatto sperperando un capitale ma lo stava bensì veicolando con accuratezza e precisione. Il dottor Marzotto, pur reputando a dir poco eccentriche le scelte del ragazzo, non diagnosticò in lui niente di patologico, trovandosi invece davanti a una persona resiliente e con le idee ben chiare. Alla fine del colloquio Gerlando insistette affinché il dottore accettasse l'onorario della seduta. 

 Con il passare dei mesi Gerlando non cambiò e siccome ogni somma che gli entrava nelle tasche lo portava solo a inginocchiarsi davanti al water, doveva escogitare dei modi sempre nuovi per liberarsi del denaro. Nella sua idea di società civile c'era una salute di primo ordine per tutti i cittadini, così per un periodo prese accordi con l'ospedale Buccheri La Ferla, il primo in Italia per casi di ragazza-madre. In breve tempo l'ospedale poté disporre di apparecchiature di ultima generazione e di una ristrutturazione all'avanguardia. E mentre Gerlando si trasformava nel nucleo pulsante del risanamento della città, martedì 7 maggio, l'inaspettata salvezza bussò alla porta di casa, ma a quella di Barbara, nelle vesti di un uomo smilzo, con gli occhi di due colori diversi, che si presentò come il tuttofare del commercialista Volandri. Questi, un vecchio amico della loro defunta madre, venuto a conoscenza di quello sconsiderato sperpero di denaro, chiedeva un appuntamento per discutere la questione. Barbara, che come ogni mattina non aveva il benché minimo da fare, accettò l'invito. Il tizio con gli occhi di colore diversi le offrì un passaggio a bordo di una pregiata Volkswagen nera e la condusse fino al Giardino Inglese. Il dottor Rodolfo Volandri la aspettava in uno dei tavoli del bar, e fin dalle prime battute si dimostrò un vero galantuomo. Al termine di una gradevole conversazione Volandri le propose un affare: Barbara avrebbe somministrato a Gerlando delle pilloline di un farmaco che lui le avrebbe fornito, in cambio lui si sarebbe preso gratuitamente cura delle loro finanze. Barbara firmò senza pensarci due volte. 

Per Gerlando, avere un commercialista alle calcagna, fu come per un vampiro avere tatuato un crocifisso sul braccio. Con il passare del tempo le casse della famiglia Rapisarda rifiorirono miracolosamente fino a toccare gli antichi splendori. Fulvio, travolto dalla bella vita, si decise a portare Barbara sull'altare, e questa, con un paio di azzeccati ritocchi, riuscì perfino a conquistare un articolo sulla rivista patinata Profondo Rosa. Gerlando, in cura con le pillole che assumeva a sua insaputa dentro il minestrone così tanto gentilmente propinatogli della sorella, sprofondò invece nel baratro, e il dottor Marzotto vide germogliare in lui una lunga serie di psicosi che fino a quel momento erano passate del tutto inosservate.
 
Commenti (2)
scritto da ketty il 16-01-2013 18:44:37
 
Diventa sempre più interessante,bravo Dario.Ma sei sicuro che è solo fantasia?
scritto da Dario Russo il 17-01-2013 17:27:05
 
Grazie Ketty, sei sempre gentilissima e sono molto contento di saperti ancora interessata al racconto, nonostante i percorsi non troppo convenzionali intrapresi della vicenda. Beh, sì, sono sicuro che sia solo fantasia, ma prendo molti spunti dalla realtà o da altri romanzi, o film. In quest'ultimo ad esempio mi volevo un po' ispirare ad un moderno Gattopardo. Grazie ancora per la tua simpatia e a mercoledì prossimo. ;)
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