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Costume e società - Capitolo IX e X

FINALE DI STAGIONE - Puntata Doppia

di Dario Russo
Narrativa è | Nelle Puntate Precedenti: Grazie a un tranello, Monica trova l'occasione di restare sola in casa con Demetrio. Il ragazzo rifiuterà le sua avance. La sera stessa ricontatta Aurora per accettare l'invito nel suo nuovo appartamentino all'Arenella.


§


Si incontrarono la sera successiva. Aurora lo aspettava sull'uscio, con un sorriso da Gioconda e una veste da casa indaco fino al ginocchio. 

- Demetrio, ma che ti è successo, sei completamente inzuppato... 
- C'è il diluvio universale lì fuori. 
- Forza dammi il giubbotto che lo metto ad asciugare. 

 Nella casa c'era un calduccio confortevole, una penombra rassicurante e un seducente sottofondo jazz. Due divani di pelle bianca erano disposti a L nel centro del salotto, intorno a un tavolo di vetro lungo e basso con un candelabro IKEA e cinque candele magenta accese. Sul parquet erano sparsi alcuni grossi cuscini dalle tinte indiane. 

- Allora, che te ne sembra? 
- Un vero gioiellino. 
- È la mia reggia. 
- Avrei voluto portare qualcosa da bere ma era tutto chiuso. 
- Vuoi una felpa asciutta? 
- Non è necessario. 

 Sulle pareti verde pastello erano appesi alcuni ingrandimenti dei suoi scatti migliori, tutti in bianco e nero. Alla sinistra di una libreria straripante, a fianco del pregiato giradischi Thorens, spiccava un portavinili di legno, fulgido e possente, simile ad un totem. Demetrio ne rimase estasiato. 

- Ormai lo sanno tutti, gli oggetti che possiedi finiscono con il possederti. 
- Non fa una piega. 
- Vino rosso? 
- Volentieri. 
- Vieni, sediamoci. 

 Demetrio prese posto sul divano. Aurora si lanciò su uno cuscinoni indiani e incontrò un certo impaccio nel togliersi i sandali. 

- Ho anche un po’ di erba nel cassetto – incrociando le gambe una sotto l'altra. 
-Lo sai che non mi è mai piaciuta quella roba. 

 Demetrio riempì i bicchieri e osservò con cura l’etichetta, alla ricerca di chissà quale chiarimento. Lei prese una busta ed estrasse due foglioline. Le sminuzzò sopra il tavolo. Le miscelò ad un ciuffo di tabacco. Travasò il tutto in una cartina. 

- Vai, comincia – esortò lei. 
- Beh, che dire, ormai sai praticamente tutto di me. Forse non ti ho detto che gioco a tennis con Manuele. 
- Manuele chi? 
- Manuele Sabatini, il ragazzo di Monica. 
- Mai sentito. 
- Strano. 
- Perché? 
- Mi era sembrato di capire che vi conosceste. 
- Manuele...Manuele Sabatini...sì, forse. 
- Roba di lavoro, mi diceva. 
- Ora ricordo, Manuele Sabatini, facciamo parte della stessa sezione di una loggia filo-massonica segreta internazionale in contatto con la civiltà extraterreste che ha creato la vita sulla Terra. 
- Guarda che da te potrei aspettarmi questo e altro. 
- Infatti è la verità. 
- Va bene, ho capito, comincia tu allora. 

 Aurora finì di escogitare la sua sigarettina alla marijuana. 

- Io un vero disastro. 

 Accese lo spinello e una nuvoletta di fumo dolciastro si espanse nella stanza. 

- Voglio dire, niente che non vada per il verso giusto, sia chiaro, tutto bene, tutto liscio, ma forse troppo, capisci cosa intendo? 
- Sì certo. Almeno credo. Insomma, che vuoi dire? 
- Demetrio posso andare dritta al punto? 
- Come se fosse una novità. 
- Ti è mai capitato di chiederti quale sia la scopo della tua vita? 
- Come scusa? 
- La mattina, quando ti svegli, cosa speri ti succeda? 

 Dopo fulminea valutazione, Demetrio decise di trovare quelle domande ridicole e fuori moda. Per dare maggior peso al suo verdetto calcolò quindi che non affrontava quel tipo di tematiche più o meno dal terzo anno di liceo. Tuttavia, si impose anche di voler dar fondo alla sua indulgenza e tentare di assecondare l'infantile curiosità dell'amica. Si mise comodo, si grattò la guancia, sorseggio un po' di vino, affossò la schiena nella spalliera, incrociò le gambe, osservò i suoi calzini, per fortuna erano quelli buoni, si grattò la guancia ancora po', inalò l'odore della marijuana, non gli dispiacque, realizzò di non avere la più pallida idea di cosa rispondere. 

- Aurora, ascolta, questa è una domanda davvero davvero affascinante, ma non potremmo iniziare con qualcosa di un po’ più...banale? 
- Faccio discorsi banali ogni giorno, con centinaia di persone diverse e credimi, sono esausta. Poi non mi va di metterti allo stesso livello di tutti gli altri. 
- Perché a che livello sarei io? 
- Sei più in gamba di quanto vuoi far credere. 

 Demetrio sospettò che Aurora avesse preso una clamorosa cantonata, sta di fatto che in quel momento si sentì moralmente più sano, evoluto, illuminato. 

- Dico solo che non è facile rispondere così su due piedi a questa domanda. Dovrei rifletterci su. 
- E non trovi che questo sia svilente? - riprese lei, forse più agguerrita di prima - insomma stiamo parlando della tua vita, delle nostre vite. Non ti capita mai di pensare che le stiamo completamente buttando al vento? 
- Dai Aurora, adesso non esagerare però, non posso accettare che parli così. Tu hai tutto dalla vita! Sei bella, sveglia, determinata, hai un lavoro che ti permette di viaggiare in giro per tutto il mondo e in più hai sempre avuto successo. Ricordo ancora all'università, tutti sapevano chi fosse Aurora Burgio. Eri una celebrità. Sappiamo bene che non si può sempre avere tutto, che alti e bassi sono normali, non c’è niente di strano in questo, basta non pensarci e poi svanisce, basta voltarsi dall’altro lato e non dà più fastidio. Passerà, vedrai, è normale. 

 Che gran risposta! Demetrio si sentì estasiato della sua argomentazione e lusingato dalla sua stessa lucidità. Scacco matto. Aveva il discorso in pugno. 

- Demetrio, cosa vuol dire è normale? Se una cosa è normale, come dici tu, significa necessariamente che sia giusta? E comunque non ci si libera di una cosa evitandola, ma attraversandola. E questo non sono io a dirlo. 

 Tentativo banale, stava arrancando, non poteva sfuggire ancora a lungo. 

- Ma non hai scelta Aurora, su, non facciamo inutili discorsi, la situazione è questa e di certo non puoi cambiarla. Anch’io so che non è bella, ma non ci sono altre possibilità, o sei dentro o sei fuori. Piuttosto...perché non mi parli un po' delle tue foto, sono davvero interessanti. 
- E basta guardarsi in giro. È come se ce ne stessimo tutti là, con le mani in mano, ad aspettare che qualcosa ci cada dal cielo. In attesa di un colpo di scena che ci spieghi tutto. Intanto gli anni ci corrono davanti e noi restiamo ancora lì, spettatori attoniti del nostro film. Demetrio, se vuoi sapere la verità, il colpo di scena non arriva, anzi, il colpo di scena non esiste nemmeno. Tu pensi di stare bene? Pensi di essere libero? Pensi di avere un tuo punto di vista sulle cose? 

 Poi si zittì di colpo e nella stanza piombò un silenzio periferico. Con la mano ricurva a coppa protesse la fiamma dell'accendino da un vento inesistente. Riaccese la canna e la guardò con simpatia. 

- In Spagna utilizzano queste cartine corte, non è carina? 

 Demetrio sembrò non sentirla e lei riattaccò. 

- Sai c'è chi dice: strappa all'uomo comune le illusioni e con lo stesso colpo gli strappi anche la felicità. E allora qualcuno risponde: la sofferenza è forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Ma poi qualcuno aggiunge che: senza dubbio il sogno è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo. E infatti: un uomo si giudicherebbe con ben maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa...guarda che potrei andare avanti all'infinito. 
- Non ne dubito. 
- Demetrio, qual è il tuo sogno? 
- Il mio sogno... 
- Il fatto che devi rifletterci già non depone bene. 
- Ok la so: il mio sogno è trascorrere un fine settimana nell'hotel spaziale Starlines. Con la mia donna. E guardare la Terra da lontano. 

Aurora soffocò un risolino imbarazzante. 

- Lo trovi divertente? 
- Scusami. 
- Scusata. 
- Caso mai ingenuo. 
- Mi hai fatto una domanda e ti ho dato una risposta. 
- D'accordo, ammesso che questo Starlines esista veramente, e in fondo questo è ancora tutto da dimostrare, come prima cosa costa tantissimi soldi, roba di miliardi immagino, ma soprattutto questo non è il tuo sogno, Demetrio, è un sogno indotto. E' il sogno che in questo momento hanno la metà delle persone del pianeta. Anzi a pensarci bene più che un sogno è quasi un’imposizione. E comunque mi sembra di aver capito che ti manca anche la donna… 

Stava capovolgendo la situazione. Che stronza! Demetrio si sforzò di trovare una contromossa efficace, una battuta esilarante, un grimaldello a cui attaccarsi, ma non riuscì e si arrese. 

- Va bene Aurora, hai ragione tu, non ho nessun sogno. Ma questo cosa significa? Questo non giustifica il tuo discorso. Anzi posso vivere benissimo anche senza un grande ideale o un qualche nobile obiettivo, posso stare benissimo lo stesso, te lo assicuro. 
- E’ finito, cosa metto? 
- E adesso che vuoi dire? 

 Aurora lo fissò da lontano, quasi con rammarico. La felicità è un generatore automatico di mondi impossibili. 

- Il disco Demetrio, è finito, cosa vuoi ascoltare? Almeno questo saprai rispondere... 

 Ma che rompicoglioni questa Aurora. 

- Lo conosci The Tallest Man On Earth? 

 Quando si alzò per mettere il vinile, lo sguardo di Demetrio cadde involontariamente sotto il suo vestitino da casa indaco. 

- Tieni un attimo la canna. 

 Demetrio accolse il sigarettino con impaccio tra l'indice e pollice. Poi fece una tirata. Da ragazzo aveva provato, qualche volta, ma non gli era mai piaciuto. 

 C'è che dice che il tetraidrocannabinolo, o THC, il principio attivo della Marijuana, eserciti i suoi effetti più rilevanti sul sistema nervoso centrale, inducendo un'amplificazione dello stato emozionale. A dosi elevate può provocare l'insorgenza di reazioni psicotiche di natura paranoica o schizofrenica. 

Aveva messo della bella musica Aurora, remota come l'autunno, melodica come i ricordi, qualcosa dentro Demetrio si muoveva, ed era bello, forse triste, ma bello. 

- Sai cosa – e intanto le restituiva la canna - il fatto è che non mi sento più il protagonista delle mie giornate. E' un po' come avessi smesso di vivere in prima persona e cominciato a vivere in terza. Con una vocina muta sempre pronta a parlare al posto mio. Capisci cosa voglio dire? E' strano? 
- Anzi, era ora che dicessi qualcosa di sensato. 
- A me sembrava folle. 
- Non è folle, semmai è “depresso”. 

 Un tuono scuro scoppiò fuori dalla finestra rimbombando per le strade, nella stanza e nello stomaco di Demetrio. Demetrio aveva sembra considerato la depressione roba altrui e un nodo alla gola gli strappò il respiro. 

- Vedi la depressione è subdola - riprese lei – ci toglie la forza di vivere il mondo a modo nostro. Non vuole neanche i meriti, preferisce lavorare nel buio. La sua più grossa beffa è farti credere di non esistere. E non pensare che i depressi siano quelle persone che trascorrono le giornate a piangere rinchiuse in casa. Al contrario, loro stanno affrontando se stessi. Stanno creando! Non è quella la depressione. Lei invece sta sempre lì, in silenzio, pronta a fregarti appena abbassi le difese. Pronta a schiacciarti nei momenti di debolezza. Fare buio per non far capire che fa buio. Vogliono che tu ti deprima per la tua stessa depressione. Mostrarsi forti. Mostrarsi sorridenti. Alla fine nascondere agli altri diventa più importante di stare bene veramente. Ed è tutta un'unica macroscopica truffa. Ehi, amico, guarda, io sto bene. Farebbero di tutto, non per esserlo, per sembrarlo! Al diavolo tutto questo. Io sto male. Lo dico, e lo accetto a cuore aperto. 

 Seguirono attimi di assenza, accompagnati solo dal suono di quella musica che rendeva superfluo tutto il resto. Forse a tratti Aurora aveva esagerato, pensò. Forse erano tutte un mucchio di idiozie. Eppure quell’ammasso di parole, schiacciate insieme in quel modo, sembravano collegate da un filo sottile di poesia e verità. 

- Sai Aurora, capisco cosa intendi, per me è come una caverna buia, che racchiude in sé le ansie, i traumi, le paure. Non vorrei mai che qualcuno la vedesse e provo a combatterla, ma non c’è modo di sconfiggerla. Posso fare finta di niente, ma quando lei si avvicina è come guardare le tenebre negli occhi. 

 La ragazza annuì. 

- E sai qual è il fatto? - continuò - il fatto è che per quanto la mia vita sia del tutto normale, uguale a quella di chiunque altro, sembra che solo io risenta di questo male. Mi guardo intorno e vedo solo persone tranquille, con le idee chiare, così perfetti. Io mi sento diverso. Fuori posto, a disagio. 
- Credo che il punto sia proprio questo. Tutti intorno a noi lo sanno, ma tutti lo nascondono e ne fuggono disperati. Combattendo la propria battaglia come ladri nell'ombra. Ma è una lotta estenuante e persa in partenza. Niente può uccidere una persona come i giudizi della società. Vedere le altre persone stare bene ci distrugge. In fondo siamo solo una massa di omuncoli impauriti che punge per non essere punta. Un esercito di schiavi con le braccia legate ed un peso alle spalle. 
- E non c'è niente che si possa fare? - la interruppe. 
- Non lo so Demetrio, veramente non lo so. Forse riuscire a parlarne, come stiamo facendo noi due adesso, sarebbe già tanto. Renderlo pubblico fino a sfatarne il tabù. Accendere la luce farebbe almeno capire che fa buio. Ma loro questo non possono permetterlo, perché a loro fa comodo così. Perché ci vogliono distanti ed impauriti. Competitivi e soli. Ed è tutta una fottuta schiavitù mentale. Una dittatura epica. La più grossa menzogna mai raccontata al genere umano. 
- Aurora? - irruppe lui. 
- Dimmi. 
- ...ma loro chi? 

 Dentro Demetrio adesso c’era il caos. Rabbia, disperazione e voglia di ricominciare. Con due lacrime liberò parte delle sue frustrazioni e per quanto non volesse piangere lì, davanti all’amica, le lacrime superarono le dighe del controllo, racchiudendo la sera dell'incidente, l'incontro con Monica e una nuova consapevolezza della propria mediocrità. Aurora lo guardò lottare con se stesso. Si sedette sul divano, vicino a lui, lo carezzò sulla testa, lo baciò sulla guancia. 

 - Va tutto bene – 

Lui si voltò con la faccia umida e avvampata. La guardò per un minuto o forse un'ora, e rispose al bacio. Con le dita tremanti sfiorò quelle gambe semi scoperte che pochi attimi prima aveva desiderato e gli sembrò di precipitare dall'universo intangibile delle idee, a quello fluido delle emozioni, a quello solido dei corpi. Lei gli prese la mano e la condusse più indentro alla sue cosce. Lui si lasciò guidare. Un gemito languido si fuse nei ritmi sommersi della musica. Per il resto della notte smisero di parlare. Il loro mondo era alle porte di in una nuova phase. 

Il presente, il passato, il futuro. Il progresso, la realtà, il lavoro, i falsi amici. La pubblicità, la tecnologia, le tv satellitari, la realtà, la claustrofobia, la depressione. Le autorità, i capi di Stato, l'indice, mibtel, lo spread, la ricchezza. L'invidia, l'incostanza, la coerenza, la ragione, il sentimento, l'intuito, la menzogna. Le responsabilità, le contraddizioni gli atteggiamenti, i giudizi, il pensiero. Le azienda, le banche, l'impero, la mafia, la CIA, l'FBI, MTV. Gli schemi, le maschere, le prigioni, il panico, la plastica, il petrolio, la guerra, la pace, l'amore, il sesso, la scienza, la religione, il fanatismo, il cosmo. I club esclusivi, l'elite mondiale, l'informazione, il consenso, le mode, lo status, il successo, il bombardamento, la scalata, la lotta, la sconfitta, la vittoria, oggi come ieri e domani e per sempre, per sempre, per sempre, per sempre, per sempre. Per sempre. E nel peggiore degli errori cadere per conoscere. (Evilive)
 
Commenti (3)
scritto da francesco romeo il 06-03-2013 11:52:17
 
Aurora è in effetti un po' troppo ammaestratrice e anche con la postura didattica. Però l'anatomia della depressione mi è piaciuto, schiva il facile,ha un climax e il peccato veniale della "immissione" della frase di I Soliti Sospetti viene emendato del tutto quando poi fai dire al personaggio "Al diavolo tutto"; frase particolarmente sensata in quanto presagisce il finale enumerativo in apnea! Divertente quando lui le chiede "gli altri chi"? La parte erotica troppo forse "dissolta" e un po' affrettata. I tratti hemigwayani (bello, forse triste, ma bello etc.) un po' forse "attaccati" ma non spiacevoli comunque e qualcosa la emanano.
scritto da Ketty il 21-03-2013 23:35:03
 
Ciao Dario, ma....il prossimo capitolo?
scritto da Dario Russo il 25-03-2013 20:08:27
 
Ciao Ketty, grazie sempre per l'interessamento, ma temo di doverti rispondere che per il momento la (prima?) serie si conclude qui. Nei prossimi tempi valuterò l'idea di scriverne una seconda, ma sicuramente passerà del tempo. Grazie ancora per avermi letto e spero di non averti lasciarti delusa! Grazie anche a Francesco per l'analisi approfondita e puntigliosa. A presto ;)
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