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Costume e società - Capitolo VI

I due volti di Aurora

di Dario Russo
Narrativa è | Nelle puntate precedenti: Scampata la “temibile” profezia Maya, durante i primi mesi del 2013 Demetrio diventa amico di Manuele, con il quale gioca a tennis ogni domenica, di Monica, con il quale scambia qualche parola in chat, continua a uscire con Aurora e incontra uno psicanalista per discutere del suo disturbo dell'attenzione, diagnosticato come “crisi di assenza”. Quella mattina sente al telegiornale dell'incredibile hotel spaziale Starlines, poi va al lavorare negli uffici dell'azienda multinazionale W.A.S.T.E. Dopo pranzo, colto da una epistassi, va alla toilette per ripulirsi e viene sorpreso da una nuova “crisi di assenza”, durante la quale gli sembrerà di vedere se stesso uscire da una delle cabine dei bagni. Subito dopo riceve una telefonata di Aurora che gli chiederà di andare a trovarla nel suo appartamento. 

 § 

 Quella notte, accucciata sul sedile posteriore di un taxi, Aurora fissava i riflessi degli anabbaglianti e il rosso fluido degli stop. Ad eccezione dei militari di guardia, l'aeroporto Malpensa era mezzo vuoto. Raggiunse lo schermo con le informazioni dei voli, attraversò il metal detector e la giovane poliziotta in divisa celeste chiamò a sé i suoi colleghi. 

- Signora Aurora Burgio? - le chiesero. 
- Signorina, sono divorziata. 
- Cortesemente, dovrebbe venire con noi. 
- Qualcosa non va? 

 Venne condotta in una stanza nuda e senza finestre, con due militari seduti dietro a un tavolo di poliuretano. La scrutarono da capo a piedi, la invitarono ad accomodarsi e la interrogarono sul suo stato familiare, le motivazioni del suo viaggio, le inclinazioni religiose, le intenzioni di un attacco terroristico. Lei era addestrata a quel tipo di situazioni e se la cavò senza problemi. Un terzo militare recapitò nella stanza il trolley della ragazza, avvertendo che all'interno era stata individuata una Glock 22 calibro 40. Le domandarono se avesse un porto d'armi. Lei glie lo mostrò. Le chiesero perché non avesse seguito la regolare procedura di dichiarazione. Lei gli spiegò. Le chiesero per chi lavorasse. Lei gli rispose. Si scusarono. 

 Ci sono persone che sfuggono diligentemente dalla noia, ne era consapevole, ma per lei era diverso. Nella noia rientrava nel pieno controllo dei suoi bisogni. Si sentiva in connessione con i suoi intimi confini. Nella villetta in zona Arenella, si immerse nella vasca calda e schiumosa. Poi trascorse il pomeriggio a bere tè, dipingere un quadro e cercare quiete. Quiete e noia, appunto. La settimana seguente era di nuovo a Roma, pronta per un nuovo lavoro. 

 Figlia di un controverso banchiere palermitano trapiantato a Bruxelles e dell'affabile proprietaria di un negozio di moda femminile, all'età di due anni Aurora cade rovinosamente dal seggiolone mettendo a serio rischio la sua vita. A perdere la vita, pochi anni dopo, è invece Martina, sua sorella più piccola, affetta da una fulminante forma di leucemia. Al liceo la iscrivono al Gonzaga, scuola che detesta e che la costringe a cinque anni di anonimato sociale. Decisa a riprendere in mano la sua vita, all'università si iscrive a Lettere Classiche. L'anno successivo realizza invece di essere fatta per le materie scientifiche e viene ammessa a Medicina. Si pente subito del suo errore e comincia a seguire le lezioni di Scienze Politiche, con qualche puntatina a Scienze della Comunicazione, per quanto i suoi reali interessi siano rivolti unicamente alla fotografia. Il padre, esasperato dalla inconcludente stravaganza della figlia, impone il pungo duro e la iscrive ad Economia per farne un pezzo grosso della banca. Ad Economia, Aurora conosce Demetrio, un tizio così normale da sembrarle magnifico. L'anno dopo però stipula un nuovo accordo con suo padre: ok ad Economia, ma alla LUISS di Roma. Trovata nella capitale la sua dimensione ideale, Aurora inizia a sfornare 30 con una rapidità strabiliante fino a quando, a sette esami dalla laurea, sparisce nel nulla per due anni. Solo qualche sporadica telefonata a genitori ed amici, di fatto neanche troppo rasserenanti, ma nessuno sa dove sia, con chi sia e di cosa si stia occupando. Il padre va su tutte le furie. La madre ingaggia un equipe di detective per riportarla a casa. Come nulla fosse, al termine dei ventiquattro mesi esatti, Aurora torna a Roma, si Laurea con 110 e lode, e decide che Palermo è l'unica città nella quale lei sia disposta a vivere. Sfumati i sogni di gloria, i genitori si accontentano se non altro di saperla sana e vicina. 

 Le carte erano accatastate in pile nevrotiche e disarmoniche. I ritagli dei giornali ingialliti facevano parte della tappezzeria. Il signor Treves se ne stava lì, alla scrivania, con le maniche arrotolate sugli avambracci, le mani intorno alla tempie e i pensieri aggrovigliati intorno a qualche inaccessibile enigma etico professionale. 

- Ciao Aurora, scusami per il disordine. 

 Si strinsero la mano. 

- Di che si tratta? - tagliò corto la ragazza. 
- Sei libera in questi giorni? 
- Dipende. 
- Conosci la cantante Lucrezia Piuma? 
- Ovvio, quella di Pioggia d'amore. 
- Bene, sembrerebbe che convoli a nozze. 
- Dai? Ma lei non era quella che non aveva mai... 
- Come puoi immaginare le verginelle sul mercato hanno un valore inestimabile. 
- E chi è il fortunato? 
- Appunto: matrimonio segreto. Segreto il luogo, la data e segreto lo sposo. 
- Guarda che io non sono un detective. 
- I promessi daranno un party prima della luna di miele. Niente stampa né fotografi, una cinquantina di persone in tutto tra parenti e amici intimi. 
- Riesci a farmi entrare? 
- Certo che no, ma quando Lucrezia e suo marito arriveranno in una limousine bianca, PAM, tu sarai lì pronta a immortalarli. 
- Tu dici? In fondo non mi sembra un scoop tanto interessante… 
- Aurora, Profondo Rosa non fa scoop. Profondo Rosa squarcia le apparenze, svela le maschere. Perché fare giornalismo non è dire quello che tutti vogliono sentire, ma dire quello che qualcuno vuole che resti segreto, tutto il resto è propaganda... 

 Aurora trovò nelle parole del signor Treves un’inquietante forma di autoesaltazione. 

- Va bene, quanto mi dai? 

Aurora attraversò le floride strade romane fino a uno Starbucks nei pressi di piazza di Spagna dove ordinò una cheese-cake. Con il boccone ancora tra i denti, digitò il numero sul telefonino. “Ciao Edi” “Ciao Aurora” “Ho bisogno di una mano” “Dì” “Puoi farmi entrare alla festa di nozze di Lucrezia Piuma?” “Ma chi, la cantante?” “Sì” “Non ne sapevo niente” “Fino a due minuti fa nemmeno io” “Per chi lavori?” “Profondo Rosa” “Benone” “Già” “Facciamo cinquanta e cinquanta?” “Quaranta e sessanta” “Dammi dieci minuti”. 

 Giusto il tempo di finire la torta, scambiare due occhiatine con il ragazzo di fronte e sfogliare qualche pagina del quotidiano locale, che arrivò la chiamata. “Edi?” “Alla festa ci sarà una lista” “Ok” “Tu sarai Romina Jenni, la vedova di un gioielliere torinese” “Edi, sei un genio” “Dubitavi?” “Senti, ci sono novità sul tedesco?” “Chi?” “Woland” “Nessuna. Anzi Akrij comincia a sospettare che non sia mai neanche esistito” “Ma è una follia” “Invece ci sono novità sulla PHASE” “Ossia?” “Probabile che nella tua città ci siano già sette infetti” “Come lo sapete?” “Ricordi la luce intermittente nel cielo?” “Certo, il 13 gennaio” “Era un messaggio” “Vuoi scherzare?” “Niente affatto” “E cosa diceva?” “E chi lo sa, credi sia facile da decifrare?” “Quanto tempo ci vorrà?” “Speriamo di farcela per 2020” “Edi sono quasi dieci anni!” “Al momento però qualcosa l'abbiamo” “spara” “città, sette, PHASE. E abbiamo unito i punti” “E chi sarebbero queste persone?” “Se lo scopri fammi un fischio” “Ok ti saluto” “Aurora aspetta...” “Che?” “Cinquanta e Cinquanta”. 

 Quel pomeriggio Aurora indossava un tailleur glicine e degli occhiali da vista con un'impercettibile fotocamera incorporata. Il ricevimento si teneva in una villa palladiana a venti chilometri da Venezia. Quando il taxi accostò davanti al cancello, un centinaio di persone facevano muro davanti ai buttafuori. Addetti della stampa, fans in delirio, una fuga di notizie. Aurora dedusse che la limousine non sarebbe più passata da lì.

 Aurora-alias-Romina Jenni superò i controlli della sorveglianza senza alcun impiccio ed entrò nella villa dove il disco mellifluo di Lucrezia Piuma stava suonando a tutto volume. Le pareti erano affrescate con una sfilata di ninfe su prati fioriti. Un ottantina di ospiti erano impegnati a scambiarsi sorrisi stucchevoli e strette di mano a ventiquattro carati. I camerieri distribuivano calici frizzanti su vassoi lucenti. Un gatto bianco a chiazze nere scivolava mollemente tra le gambe dei presenti. Intenta a sorseggiare lo squisito champagne di Borgogna e a fingere interesse per un imprenditore del bresciano, Aurora premeva la montatura dei suoi occhiali griffati scattando qua e là alcuni primi piani degli ospiti. Infine un applauso assordante accolse l'ingresso trionfale di Lucrezia Piuma. Un librarsi di abbracci, baci, sorrisi e felicitazioni. Lucrezia e il suo marito segreto. Strette di mano, venerazioni, pacche sulla spalla e congratulazioni. Lucrezia, la sua falsità e il suo marito insipido, mediocre e miliardario. Entusiasmi laccati, ruffianerie di cortese ricercatezza, questo e altro inoppugnabilmente rappresentato nei suoi occhiali da vista con fotocamera incorporata. Dal taglio della torta al brindisi, dal discorso di lei al discorso di lui. I convenevoli, il bacio e il ballo. Immortalato il momento in cui, nell'ebbrezza dei festeggiamenti, la sposa famosa e il marito sconosciuto si allontanavano verso una camera da letto del piano superiore. E questo era tutto quello di cui una vera professionista come Aurora aveva bisogno. 

 Una volta tornata a Roma il bottino fu di dieci mila euro da parte del signor Treves, di cui cinque mila andarono a Edi della loggia W-56. Inoltre, previa cancellazione di tutte le foto più sconvenienti, Aurora ottenne dalla stessa Lucrezia le bozze dei testi dell'ultimo album in via di allestimento, dal titolo: Volando nei Meandri dell'Impero. Contro ogni raziocinante spiegazione, Akrij si diceva infatti preoccupato che tra le parole di quelle canzoni potessero nascondersi dei codici esoterici per l'invocazione del demonio.
 
Commenti (4)
scritto da Claudia il 30-01-2013 11:22:29
 
Aspetto il mercoledì sempre più curiosa di conoscere meglio i tuoi personaggi e le loro storie. Bravo
scritto da ketty il 30-01-2013 18:54:42
 
Eccomi quà, finalmente è arrivato il tanto atteso mercoledì. Devo dire che mi incuriosisce sempre di più,bravo Dario.
scritto da ketty il 11-02-2013 18:17:08
 
Ma... il VII capitolo?
scritto da Dario Russo il 12-02-2013 10:47:52
 
Ciao Ketty, già pronto, domani mattina on-line. Se vuoi puoi anche aggiungermi su facebook e te lo faccio trovare direttamente in bacheca!
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