seguici su
 facebook
 twitter
     Feed rss
Meteo
Contatti      Pubblicità      Redazione
Sei in: BuonGiornoSicilia » Rubriche » Narrativa è » Costume e società - Capitolo VII ...
OkNotizie
 2 commenti  |  
A+ A-
 

Costume e società - Capitolo VII

L'esasperazione di un déjà vu. Una rivelazione mesmerica.

di Dario Russo
Narrativa è | Nelle Puntate Precedenti: (Cap I) Durante una serata al pub, Demetrio conosce Monica e Manuele, e rincontra Aurora, una amica dei tempi dell'università con la quale scambia il numero di telefono. (Cap II) Monica e Manuele convivono in un loft a Mondello, ma la loro relazione attraversa un periodo non troppo roseo. (Cap III) Aurora e Demetrio escono insieme per una passeggiata in centro e la ragazza avrà modo di parlare della PHASE, una presunta nuova epidemia genetica su scala mondiale. Intanto, davanti al teatro Massimo, Rodolfo Volandri, il direttore della Banca Nazionale Unita, risponde alle domande dei giornalisti. (Cap IV) Gerlando Rapisarda, ultimo erede di una storica famiglia della nobiltà palermitana, è colto da un inspiegabile morbo per colpa del quale si ritrova intollerante a ogni forma di ricchezza. Sua sorella Barbara, avida e irosa, troverà un vantaggioso accordo con il commercialista Rodolfo Volandri. (Cap V) Sono trascorsi alcuni mesi, Gerlando ha intensificato l'amicizia con Manuele e Monica, continua a frequentare Aurora e da qualche tempo è colto da alcune preoccupanti “crisi di assenza”, presumibilmente di origine neurologica. (Cap VI) Aurora viene fermata all'aeroporto con una pistola nel trolley, ma le forze dell'ordine la lasceranno andare senza problemi. Fotografa free-lance di professione, è in contatto con la misteriosa “loggia W-56”. 

 § 

 La pallina tracciava scie bianche da un lato all'altro del campo. Il dritto, la volée, una scarica di reazioni animali che si imponevano sulla lentezza della matematica. Manuele in campo dava l'anima. Correva, saltava e quando metteva a segno il punto, alzava la racchetta in cielo emettendo un ruggito di auto-incoraggiamento. Nel modo di giocare tendeva ad assumere le sembianze di un Nadal e per quanto il suo livello fosse in realtà poco più che mediocre, quella goffa dedizione era di solito sufficiente ad assicurargli la vittoria. Quando una voce elettronica annunciò la fine della loro partita, Demetrio si accasciò pancia in su e braccia larghe, valutando l'idea di addormentarsi al suolo. 

 Nello spogliatoio, una nuvola di vapore vagava statica tra le panchine di plastica rinforzata. Manuele posò su di lui uno sguardo indagatore. Con l’accappatoio Ralph & Lauren e i capelli umidi davanti alla fronte sembrava uscito da uno spot pubblicitario. Demetrio si spogliò con pudore, si immerse sotto il getto di acqua calda e si spalmò sulla testa uno shampoo alla vitamina B12. 

- Pensi di uscire stasera? - chiese Manuele. 
- Ne dubito. 
- Dico, perché fai così? Dovrai pure vivere ogni tanto, vedere gente, conoscere donne... 

 Non che la sua vita mondana fosse mai stata folgorante, ma da quando avvertiva la minaccia delle “crisi di assenza”, si era auto imposto un regime di isolamento coatto. Si rivestirono e salirono a bordo della Alfa Mito di Manuele. 

- Bella partita. 
- Ed è la terza di seguito che perdi... 

In via dell'Olimpo cominciarono a venir giù le prime gocce di acquazzone. Attivarono il riscaldamento e la musica dell’autoradio si intromise tra i cespugli insecchiti delle loro parole. 

- Hai più visto Aurora? 
- Aurora? 
- La ragazza del Sublime. 
- So bene chi è Aurora, tu piuttosto, come fai a sapere il suo nome? 

Manuele lasciò intendere delle blande relazioni professionali non meglio specificate. 

- E Monica invece? 
- Molto bene grazie. Sì, abbastanza bene. 
- Mi fa piacere. 
- Anzi credo ci siano dei cambiamenti in vista... 

 Tornò il silenzio. 

- ...beh? 
- Sai Demetrio, è che mi sento un po' in imbarazzo a parlare di Monica con te. 
- Ma sei ancora convinto che abbia una cotta per lei? 
- No, certo che no. O almeno... 
- Manuele non la conosco neanche! Finiamola con questa storia. 
- Dico solo...che non vorrei ferirti. 
- Ferirmi? Vuoi scherzare? E poi le ferite si rimarginano sempre con l'aceto balsamico. 

 Ad un iniziale silenzio assenso, seguirono dei sogghigni strozzati. 

- Che? 
- Eh? 
- Cosa c'entrava l'aceto balsamico? 
- Già, perché ho detto 'sta cosa? 

 Scoppiarono a ridere come compagnetti a ricreazione. D'accordo, in fondo Manuele non era un cattivo ragazzo. Anzi, quando voleva, poteva anche essere una persona in gamba e molto generosa. Ma era innamorato di se stesso. Ossessionato dal bisogno di apparire un vincente. E per la maggior parte del tempo stare con lui significava fargli da specchio, in modo che potesse farsi bello e vedersi magnifico. 

 Manuele nasce a Palermo il 28 agosto del '77. Il padre è un pezzo grosso del gruppo Optissimo, la madre un pezzo piccolo del Codacons, suo fratello un pezzo microscopico che lo idolatra. Manuele si diploma al liceo scientifico Cannizzaro con quarantuno sessantesimi. Per l'università tenta la fortuna con i test d'ingresso alla Bocconi. E li supera. Si trasferisce a Milano e lascia Palermo con sprezzante alterigia, certo di non tornare mai più. Appassionato di tennis e film polizieschi, il suo rendimento universitario è decoroso per i primi tre anni, poi, da un giorno all'altro, sparisce nel nulla. Genitori e amici intimi ricevono mail e telefonate sporadiche con le quali il ragazzo li rassicura sul suo stato di salute e sulla incredibile opportunità professionale, su cui è meglio non scucirsi, che lo porta a viaggiare instancabilmente da un lato all'altro del pianeta. Ventiquattro mesi più tardi torna regolarmente a Milano. Come nulla fosse riprende gli studi e in breve tempo si laurea con una tesi sulla nuova Banca Nazionale Unita. Nel 2008 rincasa a Palermo pieno di entusiasmo, sicuro di voler partire mai più. I genitori, quanto meno disorientati dal repentino colpo di testa del ragazzo, accettano di buon grado l'inaspettata decisione. Manuele trova un posto come agente immobiliare, incontra Monica, e con lei affitta un piccolo loft con giardino a Partanna Mondello. 

 Mentre la Mito procedeva vivace tra via Sciuti e via Terrasanta, l'attenzione di Demetrio deviò su un cartellone pubblicitario nero con lo slogan in bianco: "TI FARO' GIRARE SU TE STESSO". Si voltò per guardarlo meglio e vide dozzine di macchine sfrecciare in tutte le direzioni. Il verde di una vetrina. Il blu di una libreria. Il giallo, il fucsia, insegne piccole, grandi, tutto indistinguibile, un'unica morsa di luci riflesse senza senso né tempo, oggi tutto era suono, colore, caos, gli venne la nausea e poteva trattarsi dell'inizio di una nuova crisi. Raccolse un fazzoletto dalla sacca e lo strinse sul naso. 

- Manuele, puoi rallentare un poco per favore? 

 Manuele si era intanto imbarcato in uno dei suoi celeberrimi comizi auto elogiativi sulla sua folgorante abilità professionale e sulle rosee prospettive di carriera che giorno dopo giorno gli si spalancavano dinnanzi. Con un orecchio alle vanterie dell'amico e un orecchio ai turbamenti delle proprie psicoviscere, Demetrio teste la testa sul finestrino umido e scivolò con lo sguardo sui i marciapiedi alluvionati di via Libertà. Ed ecco che, in quell'istante, accade di nuovo. La sua mente si sperse in una fitta rete di immagini laocoontiche la cui definizione “crisi di assenza” non restituisce il giusto valore. L'esasperazione di un dèjà vu. Una rivelazione mesmerica. Una vicenda irreale e fittizia, contorta come la trama di una soap-opera e frenetica come uno spot pubblicitario che riguardava lui, la sua famiglia, i suoi amici e tutta serie di personaggi del tutto sconosciuti. Non sarà facile spiegare l’argomento di quell'anarchica illuminazione, di quel richiamo dell'Universo olografico durato trentasette secondi, ma ce la metterò tutta e seppur dovrò affrontare percorsi intrecciati e immersioni nel mise en abime, credo che alla fine, e probabilmente non prima, riuscirò essere chiaro. 

§ 

- Cazzo ho sbagliato strada – imprecò Manuele 
- Non c'è problema, gira qui a destra. 
- Ma sei sicuro? 
- Posso accendere una sigaretta? 
- Dopo la partita? 

 Demetrio infilò le mani nelle tasche dimenandosi sul sedile come un serpente spazientito. 

- Hai mica un accendino? 
- Perché dovrei? 
- Quello della macchina non funziona? 
- Non l'ho mai usato. 
- Ma dov'è? 
- Dentro quello sportellino. 

 Demetrio aprì il cruscotto. Vi trovò un intrico di carte, carpette e documenti. In uno di questi era appuntata una sequenza di numeri, lettere e simboli, e una nota scritta mano: 28 aprile – Cattedrale – ore 23:30 – il cigno. Demetrio guardò l'orologio. Erano le undici passate del 28 aprile. 

- No...che fai...lascia quella roba... 
- ...Manuele...
- L'accendino è lì...
- Manuele!
- ...aspetta, ci penso io...
- Manuele, FRENA! 

 Nei pressi di piazza Ballarò, una Golf blu era sbucata in accelerazione da una traversina sulla destra. Le due auto si sfiorarono appena. La loro si bloccò sul posto. L'altra volteggiò su se stessa per oltre centottanta gradi fino al centro della piazza. Un gatto nero a chiazze bianche uscì miagolando da un cassonetto della spazzatura. 

- Ma che diavolo...! 
- Tutto bene? 
- Tu? 
- Guarda ‘sto cretino... 

 Il cofano della Golf sbottava nugoli di fumo nero. Il parabrezza era scheggiato, il cofano ammaccato, lo sportello sinistro aperto. L'uomo della Golf indossava un vestito bianco e una eccentrica camicia indaco. Una cicatrice sulla guancia gli conferiva un'aria da teppista glamour. E in quel momento il teppista stava correndo verso di loro, infradiciato di pioggia battente, portando sottobraccio una corposa carpetta blu. 

- Sono un poliziotto, dovete aiutarmi - sbraitò al finestrino di Manuele. 
- Manuele, metti in moto, questo è pazzo... 
- Col cazzo che sei un poliziotto! 

 Il teppista si aggrappò allo sportello nel tentativo di forzarlo. 

- Fammi vedere il distintivo – urlò Manuele. 
- Manuele parti! 
- Ispettore capo Federico Lo Porto, matricola gammanovetrentasette, non ho con me il distintivo, sono vittima di un inseguimento. 

 Manuele girò la chiave una prima e una seconda volta. La macchina non si mosse. Il sedicente poliziotto cambiò lato verso lo sportello di Demetrio. In quel momento l'auto si accese e partì a tutto gas. Il corpo dell'uomo venne spedito in cielo gambe all'aria per ricadere inanime qualche metro più indietro. Una taxi della Volkswagen venne fuori senza fretta dalla stessa traversina sulla destra. La Mito accelerò tra i vicoli oscuri del labirinto Ballarò fino a far perdere ogni traccia di sé. 

- Forse è meglio se di questa storia non ne parliamo con nessuno, che ne dici? – propose Manuele, visibilmente scioccato, mentre riportava Demetrio a casa. 
- Forse è meglio se domenica prossima vengo a prenderti io - rispose lui. 
- Sì, vieni a prendermi tu. 
- Sarà meglio.

 Ma come ho fatto a ridurmi così? Hey, c'è qualcuno? Forse è meglio non sapere. La risposta può anche uccidere. Nel momento in cui non ti dichiari espressamente contrario, diventi istantaneamente favorevole. Se non lo combatti entri a farne parte. Se non sei suo nemico, vieni trasformato nel più accanito sostenitore. La nascita, la crescita, l'inaccettabile declino. Tutto attentamente nascosto dietro il riflesso di uno specchio capovolto. Finemente sotterrato sotto un velo di tacito assenso. Giorno dopo giorno andare indietro, senza un perché. Accettarlo e andare indietro. Rassegnarsi e andare indietro. Contorcendosi senza spezzarsi. Adattandosi senza mai mostrarsi scomposti. L'animale esiste. L'umano persiste. Il divino sussiste. Qualsiasi cosa possiamo dire è solo quello che ci viene concesso. Il tempo corre e le cose permutano. Volando via nelle fuoco e nella fiamme. Sempre un passo indietro. E quando qualcosa di nuovo arriva porta con sé tutto un grande frastuono, oppure, al contrario, si dissimula nel nulla, stravolgendoci in silenzio. Ma come ho fatto a ridurmi così? Hey, c'è qualcuno? Potrei lavarmi la faccia con la ghiaia e disinfettarmi le ferite con l'aceto balsamico. (Evilive).
 
Commenti (2)
scritto da Marinella il 13-02-2013 12:39:10
 
Ma Dario noi vogliamo sapere se Demetrio finisce con Monica o con Aurora!!
scritto da Maricò il 14-02-2013 01:02:03
 
Dario, io invece vorrei sapere... se Demetrio evitasse di lavarsi i capelli con lo shampoo alla vitamina B12, e la finisse di disinfettarsi le ferite con l'aceto balsamico, non sarebbe un tantinello meno turbato nelle sue psicoviscere?
Scrivi un Commento
 
 
voglio ricevere una notifica via e-mail sui nuovi
commenti
 
Articoli Correlati (0)

Le Nostre Rubriche

 
 
Save the Children Italia Onlus
 
 
 
 
 
 
Save the Children Italia Onlus