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Costume e società - Capitolo VIII

Una brutale forma di serena disperazione

di Dario Russo
Narrativa è | Nelle puntate precedenti: Come ogni domenica Manuele e Demetrio giocano a tennis ai campi del Country; di ritorno in macchina chiacchierano del più e del meno. Manuele sospetta che Demetrio abbia una cotta per Monica, la sua fidanzata e forse futura moglie. Giunti in zona Ballarò Demetrio viene colto da una nuova "crisi di assenza" durante la quale avrà la visione di un incidente d'auto con un uomo di nome Federico Lo Porto. Nella visione Federico dichiarerà di essere un poliziotto vittima di un inseguimento. I due non gli crederanno e, involontariamente, lo investono con la macchina.

§

Come da accordi, ore diciannove e trenta in punto, la domenica successiva Demetrio bussò alla porta di Manuele. 

- Ciao Monica, puoi chiamare Manuele per favore? 

 Monica indossava una grembiule da cucina frusto e inzaccherato, una molletta rosa sulla testa e un foulard di cotone legato sulla fronte. 

- Manuele è andato a comprare il pane, tornerà a minuti. 
- Il pane? A quest'ora? Abbiamo la partita... 
- Scusami ho il tè sul fuoco, entri o resti lì? 

 Dopo subitanea indecisione, Demetrio accolse l'invito. La casa aveva un tepore accogliente. Un effuso odore di vaniglia e una massivo senso di azzurro lo misero subito a proprio agio. Aurora tolse il grembiule, il foulard e lasciò fluire la sua chioma bistro. 

- Siediti sul divano, arrivo subito. 

 Demetrio obbedì. Una mezza dozzina di riviste da sposa erano impilate sul tavolino di fronte, insieme all'ultimo numero di Profondo Rosa, con un inserto sul matrimonio segreto della cantante Lucrezia Piuma, e un DVD del film l' “Impossibilità di Un Isola”, con l'attrice Evelina Rossellini. C'era anche una copia di Evilive, il celeberrimo romanzo d'esordio del tale Thomas Jerome Newton. Lo aprì nel centro e lesse una riga a caso: Non tentare di capirmi, io non esisto, finiresti solo per vedere te stesso. Lo richiuse. 

- Tieni, ne vuoi un po'? - chiese lei stringendo la teiera in una presina. 
- No ti ringrazio, appena arriva Manuele dobbiamo scappare. 
- A momenti sarà qua. 

 In TV era in corso un dibattito sui Muos di Niscemi. Un rappresentate del comitato No-Muos spiegava che: “...questo nuovo sistema di comunicazione satellitare ad altissime frequenze, tanto voluto dai militari americani, emetterà radiazioni elettromagnetiche permanenti per un raggio di centrotrentacinque chilometri ogni giorno e a ogni ora. Ne esistono solo altri tre in tutto il mondo e si trovano isolati nei deserti, è una situazione inammissibile, paradossale! La stampa nazionale ne parla a mala pena, i nostri politici si fanno i cazzi loro e intanto qua i lavori vanno avanti. Questo si chiama genocidio, dicono che lo fanno per la sicurezza nazionale ma quest'affare ci ucciderà tutti quanti...”. 

- E' da un po’ che non ci vediamo – valutò lei mentre soffiava nella tazza. 
- Già. 
- Tutto bene? 
- Lavoro, lavoro parecchio. 

 Monica sorseggiò la bevanda fumante. Poi ripose la tazza sul tavolo e si alzò. 

- Guarda, ti faccio vedere un cosa. Manuele ti avrà sicuramente detto che ho perso il lavoro da qualche mese, e così cerco di tenere occupate le giornate. 

 Demetrio non aveva idea che Monica avesse perso il lavoro e si ritrovò tra le mani una cesta di pietre da spiaggia dipinte a mano. 

- Allora? 

 Le pietre erano fredde, livide, indifferenti. Ritraevano ora un pesce rosso ora un cavalluccio marino, una barchetta a vela tra le onde del mare, un cielo stellato con la luna piena, degli schizzi rupestri totalmente privi di significato. 

- Sei molto brava Monica, sono bellissimi. 
- Grazie! Credo proprio di avere una specie di talento. 

 Lo sguardo di Demetrio roteò bioautonomamente su di lei. Lo sguardo di Monica rimase incollato sulle pietre. Demetrio scorse in Monica una brutale forma di serena disperazione. 

 Figlia di Renato Fiumefreddo, uno dei più noti e impegnati avvocati di Palermo, e di Patrizia Imburgia, instancabile consulente amministrativa della Regione, Monica cresce, con i due fratelli più piccoli, sotto la supervisione di Fabiola, un'adorabile studentessa universitaria acqua e sapone, baby-sitter a tempo indeterminato, modello da seguire e imitare. All'età di soli due anni Monica brucia le tappe e conquista una parte in un lungometraggio di bassa produzione e bassissima lega per una rete privata. L'anno successivo si riconferma come protagonista indiscussa di un noto spot televisivo su un rivoluzionario pannolino anallergico in cotone riciclabile. A sette anni tenta il grande passo partecipando alle selezioni dello Zecchino d'Oro. A tredici la consacrazione: riceve da Fiorello il microfono del Karaoke e strappa applausi a scena aperta per una struggente interpretazione di Come Mai. In età adulta, ripensandoci, non sarebbe mai andata troppo fiera di quell'avvenimento, che di fatto, rappresenterà l'apogeo della sua carriera. Riposto nell'armadio il mondo dello showbiz, a quattordici anni si iscrive regolarmente al Garibaldi, dove, potendo contare su un'avvenenza estetica sproporzionata finanche alla somma delle parti dei suoi genitori nonché ai fratelli e a tutto il resto della famiglia, entra di diritto nella casta dell'elite studentesca. A diciassette anni, approfittando della rituale occupazione liceale pre-natalizia, torna anticipatamente a casa per trascorrere qualche ora di intimità con il suo fidanzatino. Destino volle che, proprio quel giorno, suo padre aveva messo su un programmino similare, e fu così che Monica ebbe modo di rincontrare la storica fidata baby-sitter Fabiola. L'anno seguente i genitori divorziarono. Lei non lo accettò. 

- Monica comincia a farsi tardi, forse dovrei provare a chiamarlo. 
- Stai tranquillo, sarà già sulla strada di ritorno. 

 Demetrio tirò fuori il cellulare e digitò il numero. Dalla stanza a fianco riecheggiò la suoneria dissonante e inconfondibile del telefonino di Manuele. 

- L’ha dimenticato a casa? 
- Strano. 
- Ma è così lontano questo panificio? 

 Monica lo guardò intensamente, come stesse invocando l'attimo giusto per avviare un discorso; uno sfogo, con ogni probabilità, uno sbotto di confidenze, o qualsiasi cosa fosse, Demetrio sperava soltanto che non riguardasse l'incidente. 

- Demetrio? 
- Dimmi tutto Monica. 
- Manuele... 
- Sì... 
- ...cosa ti dice di me? 
- Come? 
- Voglio dire, parlerete ogni tanto. 
- Sì certo, ah ecco, niente di interessante in realtà. No anzi, una cosa la dice, crede che io abbia una cotta per te! Che stupido, non trovi? 
- Ed è vero? 
- Cosa è vero? 
- Che hai una cotta per me? 

 Demetrio si ritrovò a volteggiare su una nuvola di bambagia soffice e calda, a pochi metri dal giardino dell'Eden. Nella malia, e nell'incanto. Poi tornò in sé. Sulla Terra, su un divano. Di fronte al cobaltico sguardo olimpico di Monica. 

- Certo che no Monica, ma che sciocchezze. Anzi l'ultima volta che abbiamo parlato mi è sembrato di capire che voi... 
- Che noi...? 
- Sì insomma... 

 Gli occhi di Demetrio caddero sulle riviste nuziali. 

- …intendi, sposarci?
- Sarei molto contento per voi. 

 Monica afferrò la tazza di tè e ingollò il contenuto in non più di tre sorsi. Lui non proferì parola. Lei accese una sigaretta. Lui non proferì parola. Lei glie ne offrì una. Lui rifiutò. Lei si voltò di verso di lui e lo fulminò con lo sguardo. 

- Demetrio, vorrei che mi ascoltassi, tra me e Manuele le cose non vanno affatto bene, anzi, credo proprio che siamo arrivati al capolinea. 

Colto del tutto alla sprovvista, Demetrio riuscì a reprimere un imprevisto riflesso di sconveniente soddisfazione. 

- Avanti Monica, non dire così, state solo attraversando un periodo difficile. 
- Non è un periodo, molto più semplicemente io non lo amo, anzi, forse non l'ho mai amato. E ho anche il sospetto che lui mi nasconda qualcosa, ma se anche dovessi scoprire che ha un'amante, penso che la cosa mi lascerebbe del tutto indifferente. 

 Dopo quest'ultima dichiarazione Demtrio dedusse che Monica non sapeva nulla dell'incidente, ma al tempo stesso, aveva frainteso tutto. Manuele non aveva proprio nessuna amante e con ogni probabilità era anche sinceramente innamorato. E questo avrebbe provato a dirglielo qual'ora lei non si fosse affrettata al capitolo successivo. 

- ...vedi Demetrio quando si è giovani si rivolge l’attenzione alle cose più assurde e insensate. Si ha sempre la presunzione di essere gli unici conoscitori del giusto e dello sbagliato, quando in realtà non si ha la minima idea di cosa siano, il giusto e lo sbagliato. Il vero amore è così difficile da trovare, e certe volte ce l’hai di fronte ma sei troppo impegnato a guardare altrove. Manuele crede che le cose tra noi vadano alla perfezione. Non capisce. Non capisce mai un cazzo. Vive tutto a modo suo. E' ancora un ragazzino allo stadio di “giusto” e “sbagliato”. Mi sento così sola. 

 Non sarebbe stata necessaria una laurea in psicoantropologiaemotiva per intuire che Monica era sul punto di scoppiare in lacrime. 

- Monica non so proprio cosa dire, davvero io non penso di essere la persona giusta per questi discorsi. Inoltre Manuele è un mio amico, mi metti in una posizione difficile. Tu sei una ragazza intelligente e molto bella, sono certo che riuscirai a venire a capo di questa situazione. Manuele è un bravissimo ragazzo e posso anche assicurarti che è davvero molto innamorato di te. Magari avrà i suoi difetti, non lo nego, chissà forse anche qualche piccolo segreto, ma fossi in te non metterei in dubbio così facilmente i suoi sentimenti nei tuoi confronti. E neanche i tuoi. 

- Io invece penso proprio che tu sia la persona giusta. 
- Monica che stai facendo?
- ... 
- Monica, Manuele potrebbe tornare da un momento all’altro... 
- No, non è così. 
- Scusa...? 
- Gli ho detto che avevi telefonato e che non potevi più passare a prenderlo – sussurrò a pochi centimetri da lui. 
- E allora adesso dov'è? 
- Ti sta aspettando al Country. 
- Ma non è affatto vero che io avevo telefonato... 

 Quando le labbra di Monica toccarono le sue, ogni cosa nella mente di Demetrio divenne limpida come il disegno di un bambino. Elementare nella sua più sincera meraviglia. Monica si stese su di lui stringendogli i polsi sopra la testa e baciandolo con brama tale da confinare al passato i suoi più caustici castighi interiori. Demetrio rispose con pari slancio, abbandonandosi all'illusione che tra loro fosse davvero tutto possibile. Solo quei brevi attimi di estasi. Una manciata di rintocchi prima che le campanelle della ragione tornassero inesorabilmente a sentenziare la fine dell'incantesimo. 

- Monica...Monica...che stiamo facendo...è sbagliato... - balbettò lui tentando di liberarsi. 
- Stai tranquillo... - mentre con le mani armeggiava sulla fibbia della cintura.                                                 
- Monica non posso, mi dispiace, non posso. 
- Tu mi vuoi Demetrio...io lo so che mi vuoi. 
- Non è questo il punto.... 
- E anche io ti voglio sai... 
- Monica...sei confusa...fermati...anche io sono confuso... 
- Demetrio io non sono confusa, io ti voglio, adesso... 
- È sbagliato...Monica... - e la staccò definitivamente da sé. 

 C'è chi dice che ogni singolo individuo, al pari di un popolo o di un intera nazione, ricorra alla saggezza solo dopo aver esaurito tutte le altre risorse. Demetrio si interrogò di riflesso circa il senso della saggezza. Una scappatoia trionfale da ogni forma di umana improvvisazione. Una paralisi sacerdotale davanti al ridicolo senso di imprevisto. Conoscere le conseguenze delle proprie azioni è un punto di inizio o un punto di arrivo? Cosa è giusto? Come si deve essere? 

- Monica il punto è che io non sono il modo di risolvere i tuoi problemi con Manuele. 
- Demetrio, ti prego, non andartene. 
- ...tu sei la sua ragazza...forse stai anche per diventare sua moglie...al momento non vedo proprio come tra noi potrebbe esserci qualcosa di diverso...un'amicizia, sì...una grande simpatia... 
- Demetrio aspetta un attimo cazzo. 
- ...ovviamente piacerebbe molto anche a me, tu questo lo sai, ma finiremmo entrambi con il pentircene, sarebbe solo questione di tempo, finiremmo entrambi con il pentircene. 
- Demetrio, torna qui e scopami! 

 Demetrio raccolse le sue cose sparse sul tavolo, puntò dritto verso l'uscita e mentre apriva la porta si girò indietro che lei era già un fiume di lacrime. Probabilmente uscire da quella casa era davvero l’ultima cosa che avesse voglia fare, ma la fece lo stesso, senza una motivazione o una ragione ben precisa, ormai pronto a: chiamare il Country e scusarsi del fatto che quella sera, a causa di uno sfortunato imprevisto, non sarebbe più andato a giocare; tornare a casa e cancellare Monica dai contatti di facebook; chiamare Aurora e ammettere a se stesso che nel profondo, quello che davvero voleva, era lei.
 
Commenti (1)
scritto da Dafne il 20-02-2013 18:05:23
 
Come soap opera è perfetta, compreso il fatto che Monica ha il tè sul fuoco! ahahhah bravo alla prossima!
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